Racconti d'autore
Il dott. BrandoIl dott. Brando
Le ipotesi del dott. Brando
di Maurizio Corrado, Bohumil Edizioni, Bologna 2006 Seconda puntata
Dove la scienza si ferma, arriva il dott. Brando. A cavallo tra Indiana Jones e un teologo, il dott. Brando è un ricercatore puro con un innato desiderio di verità che lo proietta in avventure mozzafiato in giro per il mondo. Come nei migliori thriller, Brando si muove anche quando sta fermo sul suo divano o passeggia in giardino. E’ il cervello a guizzare veloce inseguendo ipotesi che nessun ricercatore oserebbe formulare. Ogni avventura parte da una di queste ipotesi, dalla necessità di verificarla scientificamente. Del dott. Brando si sa poco: adora il Cardenal Mendoza e a volte vi aggiunge zenzero; ama il piacere, che provenga da una squisita crema di scampi o dalle vive forme di una donna; è un viaggiatore instancabile e nella biblioteca della sua casa vicino al fiume conserva sicuramente Calvino, Buzzati e gli autori di Vienna e Buenos Aires.
Architetto e saggista, Maurizio Corrado svolge attività culturale in architettura e design. Dal ’95 si interessa di ecologia applicata al progetto. E' stato vicedirettore di Casa Vogue Espana, ha lavorato per la tv con Canale 5 e Sky, svolge lezioni in scuole di design e architettura bioecologica, cura la collana Costruire Naturalmente e ha all'attivo diverse pubblicazioni nel settore. Vive a Bologna dal 1966.
Parallelamente all’attività professionale, si dedica alla scrittura letteraria e si occupa di teatro, sia come attore interpretando Pinter, Williams, Schmitt, Goldoni, sia come autore. E' fresca di stampa per Bohumil Edizioni la sua prima raccolta di testi per il teatro, intitolata "Teatro Ecologico", che segue la pubblicazione de "Le ipotesi del dott. Brando", per lo stesso editore.
Seconda puntata
Il dott. Brando in Amazzonia
Brando è sul Rio delle Amazzoni, l’ipotesi che insegue è che il mondo sia un pensiero di qualcuno, qualcuno che dovrebbe trovarsi da quelle parti. Brando cerca, trova: il qualcuno probabilmente è una moretta seduta in cerchio con altre sei persone nella foresta amazzonica. Cosa farà Brando?
Voce narrante di Marina Brancaccio.
Dall'audiolibro "RadioBrando", Bohumil Edizioni.
Dopo una grande ricerca sul tempo, troviamo il dott. Brando in Amazzonia, sul fiume, sta cercando qualcosa: un gruppo di uomini, forse sette, che secondo suoi studi e intuizioni, dovrebbe vivere nascosto accanto al Rio delle Amazzoni.
Brando cerca. Di giorno naviga lungo il grande fiume sulla zattera quadrata che si è costruito, nella breve sera equatoriale si ferma, tira in acqua come àncora il grosso sasso che ha raccolto alla partenza e la corda non si srotola mai tanto prima di toccare il fondale. La notte il dottor Brando sta lì, in mezzo al Rio delle Amazzoni a leggere l'Artusi a luce di luna. E ad ascoltare la foresta. Gli indios dicono: Dio è grande, ma la foresta lo è di più.
Una sera, cadendo in acqua mentre un grosso animale si avvicina, capisce di essere un pensiero nella testa di qualcun altro. Che tutto il mondo é un pensiero di qualcuno, uno di quelli che lui sta cercando. E' ammirato, una immensa opera d'arte, la più grande a memoria d'uomo. Tutte le tessere si ricollegano, l'artista del 7000 ac di cui aveva riscoperto e interpretato le tracce, quei piccoli particolari che incontrava ormai in tutte le discipline di cui si era occupato, dall'ottica alla paleontologia, sincronie, assonanze, ritmi e tutti gli altri indizi che aveva raccolto fino al completo formarsi di quella idea, proprio mentre entrava in acqua urlando, la spiegazione che andava inseguendo da anni, così semplice a formularsi: verso il 7000 un gruppo di sette persone si trovò in Amazzonia, si disposero in cerchio e ognuno creò il proprio mondo, pensandolo.
La prima cosa che salta in mente al dott. Brando è che l'universo, il nostro universo, non è solo, almeno altri sei gli stanno vicino.
L'immagine dei sette universi in equilibrio nel cerchio amazzonico gli si forma chiara di fronte quando il coccodrillo spalanca le fauci per inghiottirlo: - l'universo mi vuole uccidere perché ho scoperto il suo segreto - pensa, e scarta di lato, infilando il grosso libro che aveva ancora in mano fra le mascelle dell'animale.
Quella stessa notte raggiunge l'accampamento. Lasciato il fiume, si era avviato per un piccolo sentiero, qualche volta aveva usato il coltello per farsi largo nella foresta e dopo una buona ora di cammino era arrivato ad una radura.
Brando si ferma e sposta un ramo, la foresta si apre un poco, sul prato ci sono quattro donne e tre uomini seduti in cerchio con un fuoco al centro.
Se l'ipotesi del dott. Brando è esatta, la realtà è tutta lì. E' quella che lui sta osservando dal suo nascondiglio fra gli alberi: sette persone sedute intorno al fuoco nel mezzo di una foresta. Basta. Fine. Non esiste nient'altro. Il tempo, le città, le strade. Il dott. Brando pensa al pasticcio di patate come lo fa sua moglie. Niente, un pensiero di uno di quei sette, forse quella moretta coi seni grandi. Una illusione, una costruzione.
Tutta la storia, il progetto di una moretta? I grandi condottieri, le religioni! I tagliolini alla crema di scampi, tutto minuziosamente costruito dalla mente che sorrideva dietro a quegli occhi scuri chiusi. Anche la sua abitudine di aprire di notte la dispensa e al buio prendere la bottiglia di amaro, il fatto che gli piacesse con una scorza di mandarino, tutto questo l'aveva immaginato lei? la volta che aveva visto sua moglie la prima volta e il fiume e il loro gioco segreto fra gli alberi?
Brando è perplesso. Se interviene nel cerchio e ne modifica l'equilibrio, l'universo, il suo universo, sarebbe cambiato, sparito, probabilmente. Cosa sarebbe successo? catastrofi, terremoti, ponti che crollano, grattacieli in fiamme, telegiornali impazziti. Oppure niente, puf, tutto svanito, dissolto, un sogno che non si riesce a ricordare e poi svanisce del tutto. E cosa avrebbe mangiato nel nuovo? Roba cinese? E magari i cinesi neanche ci sarebbero stati. E non è detto che ci sarebbe stato un altro universo, forse il vuoto, e il vuoto per essere vuoto non ci dev'essere nessuno e quindi neanche lui. Se modificava l'equilibrio, anche lui, il dott. Brando, sarebbe scomparso.
Il dottore appoggia il coltello ad un albero e si mette ad osservare la moretta. Dostoevskij l'aveva scritto lei, meritava comunque rispetto. Si avvicina, vuole vedere se l'universo le assomiglia. Lo spazio, lo spazio profondo, il cosmo, l'ha immaginato nero come i suoi capelli? la terra morbida e tonda come il suo corpo, le montagne, le valli della sua carne, la pelle, le praterie, quelle che il dott. Brando sogna ogni notte, le praterie immense.
Brando guarda la bionda che le sta vicino. Forse immagina un universo biondo, dorato, lucente, un cosmo tutto d'oro, con mari d'oro liquido e praterie dorate, scintillanti, come si fa a passare nell'universo della bionda? tutto giallo, immagina una poltiglia dorata in un piatto d'oro e già sente nostalgia della moretta, che non si è mossa, come gli altri, immobili. Se lei ha pensato tutto, deve aver pensato anche questo posto, con lei dentro ad occhi chiusi in circolo con gli altri. Comunque sia, Brando si trova in un pensiero, può modificare il pensiero, ma non il reale.
D'altra parte, è tutta una ipotesi. Solo una sua ipotesi. La realtà probabilmente è la solita: città, strade, tutto. La storia, il tempo, tutto come al solito, e questi sette in cerchio attorno a un fuoco sono solo un gruppo di indios dimenticati da Dio e dagli uomini che lui sta per disturbare.
Se la sua ipotesi risultasse vera, sarebbe comunque inutilizzabile, in un universo inesistente.
Il dott. Brando guarda la moretta, la guarda bene, per l'ultima volta, le curve, la pelle, i capelli, le praterie, gli occhi chiusi.
Poi pensa alla crema di scampi, afferra il coltello e piano piano, cercando di non far rumore, riprende il sentiero verso il fiume.
| Note | A cura di Claudio Bacilieri. Voce narrante di Marina Brancaccio. |
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