Racconti d'autore

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Libraio per caso

di Romano Montroni, Marsilio, 2009 (seconda puntata)

25 febbraio 2010

Ci vediamo alla Feltrinelli… A Bologna ci si dà appuntamento in libreria, presso il libraio più famoso d’Italia, Romano Montroni, dal 1963 al 2005 direttore della Feltrinelli di piazza Ravegnana, sotto le due torri, e ora della libreria della Coop all’ex cinema Ambasciatori. In questo suo secondo libro, “Libraio per caso”, Montroni racconta la sua vita tra autori e lettori.
Nella prima puntata vi leggiamo l’introduzione del giornalista e scrittore Michele Serra, scritta nel 2003 in occasione del conferimento a Montroni del “Nettuno d’oro” da parte del Consiglio comunale di Bologna, che racconta dello “spirito conviviale” intorno alla cultura che ci rende ancora cara questa città.
Nella seconda puntata, è il libraio che fa una veloce carrellata degli scrittori conosciuti durante i suoi quarantacinque anni di attività, chiamati a presentare le loro opere in libreria, e spesso invitati a cena a casa sua e della moglie Piera.

Libraio per caso

di Romano Montroni

seconda puntata

Fra gli scrittori che ho conosciuto, Stefano Benni meri­terebbe un capitolo a parte, per l'affetto che gli porto e per la lunga frequentazione che ci ha legato. Per molti an­ni, finché sono stato in piazza Ravegnana, tutte le mattine veniva a trovarmi: andavamo a prendere un caffè e chiac­chieravamo scambiando umori e pareri, spaziando dal mercato del libro alle ultime novità cittadine. Inutile dire che, quando era in buona, era uno spasso: certi commenti e certe battute erano così divertenti che, per paura di di­menticarli e non poterli poi raccontare agli amici, me li annotavo! Fra tutte le presentazioni che ho organizzato e alle quali ho assistito - e non sono state poche - quelle di Benni sono sempre state di gran lunga le più affollate e le più eterogenee dal punto di vista dell'età del pubblico, dai quattordici agli ottant'anni! Non sono molti gli autori che possono vantare un pubblico di fedelissimi così ampio e variegato. E non dimenticherò mai che nel 2003, quando gli chiedemmo di presentare Ecco la storia, di Daniel Pen­nac, appena l'autore entrò nell'aula magna dell'Universi­tà - la bellissima chiesa sconsacrata di Santa Lucia da cui l'aula ha preso il nome -, Stefano si alzò in piedi e comin­ciò a cantare La marsigliese, prontamente imitato dai nu­merosissimi presenti. Per tutti noi che eravamo lì fu una grande emozione, ma Pennac proprio si commosse.

 In piazza Ravegnana abbiamo ospitato personaggi stra­ordinari, e facevamo di tutto per accoglierli nel migliore dei modi. Ma la prima volta che Isabel Allende venne in Italia a presentare La casa degli spiriti (1982), malgrado un grande sforzo organizzativo il pubblico non era molto nu­meroso. Ben diverso fu, vent'anni dopo, quando - divenuta ormai autrice di best seller tradotti in tutto il mondo - la Allende tornò per presentare Ritratto in seppia: un'apo­teosi! Si dovette chiamare la polizia per regolamentare l'affluenza dei lettori che desideravano far autografare la propria copia del libro: erano talmente tanti che non riu­scimmo a soddisfare tutti - anche perché Isabel aveva il polso ormai atrofizzato - e decidemmo di farci lasciare i libri con il nome del proprietario perché l'autrice potesse firmarli la mattina dopo.

Grande successo anche per un'altra scrittrice del catalogo Feltrinelli, Simonetta Agnello Hornby: quando nel 2002 uscì La Mennulara, lo lessi subito e mi piacque mol­tissimo. Anche perché mi fece scoprire aspetti del mondo siciliano che non conoscevo. Combinammo subito la pre­sentazione e Simonetta mi conquistò per la sua vivacità e la sua eccezionale voglia di fare. Tanto che, quando due anni dopo venne pubblicato La zia marchesa, Piera e io la festeggiammo nuovamente in casa nostra con molti amici.

Cristina Comencini, invece, quando venne nel 2005 per presentare La bestia nel cuore, il giorno dopo venne persino a colazione in casa di Irene con me e Piera, tali erano stati il calore e la piacevolezza della cena dopo la presentazione!

Un'altra autrice che ricordo con grande affetto è Bene­detta Craveri. Nel 2006 presentammo all'Archiginnasio il suo Amanti e regine, pubblicato da Adelphi. Un pomerig­gio meraviglioso, con l'intervento della grande storica del­l'arte Anna Ottani Cavina e di Anna Maria Taglíavini, di­rettrice della Biblioteca delle Donne di Bologna. Mentre l'ascoltavo raccontare di alcune delle protagoniste del li­bro e delle pazienti e rigorose ricerche condotte per rico­struire le loro vicende, pensavo che quello dello storico davvero non è un mestiere per tutti! Soprattutto quando viene esercitato con tanta raffinatezza. Altrettanto brava a intrattenere i lettori è Concita De Gregorio, della quale nel 2005 presentammo Una madre lo sa.

Alberto Asor Rosa l'ho conosciuto quando presentam­mo all'Archiginnasio i volumi della Storia della letteratura italiana di Einaudi. Circostanza che negli anni a venire ha fatto sì che, tutte le volte che ci incontravamo, ci salutassi­mo e conversassimo con stima e grande calore.

Con Aldo Busi ho sempre avuto un ottimo rapporto e il fatto che avesse in un certo senso previsto il mio destino al­le Librerie Feltrinelli fa sì che io senta questo legame con particolare intensità. A quanto mi risulta, Bologna era l'uni­ca città in cui veniva senza farsi pregare: dopo le presenta­zioni lo invitavo sempre in casa mia e di Piera, dove teneva banco bacchettando con ironia le contraddizioni e le ambi­guità del mondo culturale e politico italiano. A Bologna è poi tornato più volte per festeggiare l'anno nuovo con noi e i nostri amici. Io lo ritengo un uomo di grande qualità, e a chi lo giudica sbrigativamente dico che dovrebbe fare uno sforzo per conoscerlo meglio. Quasi nessuno sa, per esem­pio, del suo grandissimo impegno a favore dei diseredati.

Alberto Arbasino, conversatore brillante e raffinato, si è rivelato negli anni una compagnia estremamente stimo­lante. Ogni volta che veniva pubblicato un suo libro e io gli proponevo di presentarlo da noi, lui era sempre dispo­nibile a incontrare i lettori. Dopo la presentazione, che nella maggior parte dei casi si teneva all'Archiginnasio, se­guiva una cena, spesso in casa Ottani Cavina, oppure da Grazia Gazzoni, o in casa mia e di Piera.

Altro grande conversatore è Vincenzo Cerami, che, quando nel 2001 venne a presentare il suo Fantasmi, si di­mostrò uomo di profonda cultura e umanità e ci intratten­ne raccontando le sue esperienze sul set accanto a perso­naggi come Pasolini e Benigni.

Quando Umberto Eco veniva in piazza Ravegnana a presentare i suoi libri, i lettori stavano in coda anche un'ora pur di avere un autografo sulla loro copia e noi at­trezzavamo allo scopo una saletta della libreria, creando percorsi obbligati sul modello dei controlli di sicurezza negli aeroporti. Nel 2001 presentò con grande spirito e vi­vacità le Lezioni di enigmistica di Stefano Bartezzaghi, ma fu in occasione del centenario della nascita di Raymond Queneau, nel 2003, che diede il meglio di sé con letture dal celeberrimo Esercizi di stile alla Feltrinelli Internatio­nal di via Zamboni: sentirgli leggere alcune delle famose novantanove variazioni sul tema di come si prende un au­tobus e di come ci si sta sopra - una la interpretò in dialet­to piemontese - fu divertentissimo. Nel 2006, all'Archi­ginnasio, diede invece vita a un formidabile duetto con Roberto Calasso per presentare il volume Il rosa Tiepolo, duetto continuato poi alla cena a base di tortellini organiz­zata in casa Ottani Cavina.

A Carlo Ginzburg è legato un aneddoto divertente. Un giorno, in piazza Ravegnana, un giovane libraio as­sunto da poco che non aveva riconosciuto l'illustre clien­te (peraltro, un frequentatore abituale), stava cercando di tenergli una lezione sui concetti di storia e microstoria: Ginzburg ascoltava con garbo, ed essendo un gentiluomo non si sognò nemmeno di troncare il lungo monologo o di farsi riconoscere. Appena me ne accorsi, feci un cenno al giovane - discreto ma inequivocabile -, e, chiamatolo in disparte, gli dissi a chi aveva appena cercato di spiegare cos'è la microstoria.

Nella libreria di piazza Ravegnana Pier Vittorio Ton­delli entrava sempre con discrezione, e subito si immerge­va curioso negli assortimenti dei settori di letteratura e poesia. Erano soprattutto i libri delle piccole case editrici ad attirare il suo interesse e spesso mi domandava chi ci fosse dietro questa o quella sigla editoriale. Credo di poter affermare che fu proprio quel metodico spulciare gli scaf­fali a propiziare il suo incontro con Transeuropa, con cui poi realizzò il "Progetto under 25". Alla presentazione del suo Altri libertini, nel 1980, vennero moltissimi ragazzi: alcuni erano gli stessi che frequentavano abitualmente la libreria insieme a lui.

Pier Vittorio fu sempre lontanissimo dallo stereotipo dello scrittore di successo e più di una volta ho pensato che sarebbe stato un ottimo libraio: l'atmosfera della li­breria lo affascinava e spesso lo sentivo illustrare caratte­ristiche dell'esposizione e dell'assortimento, che sapeva individuare e riconoscere con grande acutezza, ai giova­ni aspiranti scrittori che erano con lui. Alcuni di loro sa­rebbero divenuti autori affermati, come Silvia Ballestra, timidissima, che si aggirava rapita tra gli scaffali. Di cer­to a San Benedetto del Tronto, da dove veniva, non esi­steva una libreria neanche lontanamente paragonabile alla nostra per ricchezza degli assortimenti. E ricordo la mia fierezza di padrone di casa nel mostrare i "gioielli" dei quali andavo più fiero, ovvero i libri di tutti quei pic­coli editori che nelle altre librerie non trovavano visibili­tà adeguata.

In quello stesso periodo, Gianni Celati, uomo dalle qualità straordinarie con il quale sono subito entrato in sintonia, mi diede invece l'opportunità di conoscere un bellissimo libro, Bartleby lo scrivano, di Melville. Ne fece una lettura entusiasmante, che ebbe un incredibile ritorno stampa e che contribuì in maniera decisiva ad accrescere il prestigio della libreria. E dopo quella lettura le vendite di Bartleby fecero registrare un'autentica impennata!

Uno dei primi incontri di grande successo in piazza Ra­vegnana era stato quello organizzato in occasione dell'uscita di L'istituzione negata di Franco Basaglia. Erava­mo nel '68, e al generale clima di fermento culturale si sommava il fatto che l'antipsichiatria, della quale quel li­bro era la Bibbia, aveva raggiunto il massimo della popo­larità. La libreria era strapiena e dovemmo mettere degli altoparlanti esterni perché la massa di gente che si era as­siepata potesse ascoltare l'intervento dell'autore.

Un'affluenza di pubblico altrettanto grande la vidi per la presentazione della Storia del partito comunista di Paolo Spriano. La libreria a quel tempo, era il 1971, era costitui­ta da un'unica sala, che in occasione delle presentazioni veniva sgomberata e dotata di panche per il pubblico: a un certo punto era talmente piena che decidemmo di far continuare il dibattito all'esterno. La discussione andò avanti sino a tarda ora, tanto che a un certo punto i con­domini di Palazzo Strazzaroli cominciarono a protestare.

Gregory Corso venne invece nel 1978, insieme a Fer­nanda Pivano, per incontrare i suoi lettori. La nostra li­breria era frequentatissima dai giovani, ma quel giorno si trasformò in una piccola Woodstock. La conversazione che ebbe luogo durante la cena - e che io riuscii a seguire grazie a Piera che mi faceva da interprete - mi aiutò a ca­pire lo spirito del movimento beat meglio di quanto aves­sero fatto i pochi libri che avevo letto sull'argomento. Quella fu soltanto una delle molte volte in cui ho rimpian­to di non aver mai imparato le lingue: penso per esempio a quando, nel 1972, il peruviano Manuel Scorza venne a firmare le copie del suo Rulli di tamburo per Rancas - un libro bellissimo che ancora oggi consiglio a lettori e amici appena ne ho l'occasione. Alla cena che seguì riuscimmo comunque a chiacchierare, nonostante io non parlassi lo spagnolo e lui non parlasse l'italiano, ma certo se avessi saputo almeno l'inglese le cose sarebbero state più facili!

Altri frequentatori abituali della Feltrinelli di piazza Ravegnana erano Ermanno Cavazzoni, che presentò il suo di­vertente Vite brevi di idioti, Danila Coimastri Montanari, Giorgio Comaschi, Simona Vinci, Carlo Lucarelli (che era sempre nostro ospite in occasione della pubblicazione dei suoi libri), Pino Cacucci (fin da quando nel 1993 presentò con Roberto Freak Antoni Forfora, pubblicato con il suo editore di allora, Granata Press).

NoteA cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.