Racconti d'autore
Manituana
di Wu Ming, Einaudi, 2007.
(terza puntata)
21 gennaio 2010
1775, all'alba della rivoluzione che generò gli Stati Uniti d'America, quando New York è ancora una colonia inglese, i figli e i nipoti di Sir William Johnson e della sua sposa mohawk Molly Brant combattono, da lealisti, contro i coloni che si sono ribellati al Re e vogliono le terre degli indiani. Dovranno affrontare un esodo verso il Canada e ancor più lontano, a Londra, dal Re che credono difenda i loro diritti.Nella capitale dell'Impero le gang di strada adottano a modo loro i costumi mohawk, con effetti stranianti, ed è appena l'inizio dell'avventura: generazioni e contraddizioni si intrecciano, molle potenti e sotterranee premono e incalzano sotto le ideologie, le illusioni, le vite. Baronetti inglesi protettori degli indiani, indiani delle Sei Nazioni che leggono Diderot nei boschi, città e costituzioni pellerossa, donne di sapere e potere, gentildonne inglesi selvagge, avventurieri americani, lord inglesi malinconici, pirati, gang di strada. L'America quale noi la conosciamo prende corpo, ma rimane aperta la principale libertà che una narrazione possa indicare: quella di immaginare un altro mondo, affidato alla forza generatrice e visionaria delle donne, più forte di ogni violenza e sopraffazione.
Questo libro del collettivo bolognese di scrittori Wu Ming – una vera e propria officina di cantastorie che precedentemente aveva assunto il nome collettivo di Luther Blissett – racconta una storia dalla parte sbagliata della storia: un romanzo epico sulla nascita di una nazione e lo sterminio dei mondi possibili, alternativi. Il libro si intitola Manituana che in lingua irochese significa "Il giardino di Dio".
Manituana
di Wu Ming
| Note | A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri. |
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