Racconti d'autore

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Racconti brevi

di Francesca Panzacchi. "Adesso mi chiama" e "Lo sconosciuto"

26 marzo 2009

Francesca Panzacchi laureata in Scienze Politiche all’Università di Bologna, collabora come giornalista con la rivista Trendy, allegato mensile del Resto del Carlino, e con il magazine di letteratura e arte Liberaeva dove è presente anche in vesti di modella. Collabora inoltre con la rivista Snap Bologna - Capturing Life and Entertainment, e con altri magazine tra cui Milano Nera.
Tra le varie pubblicazioni, ricordiamo la silloge poetica Liriche Sospese, Vitale Edizioni (2008), il racconto “Lo sconosciuto” all’interno dell’Antologia “Il profumo della passione – L’erotismo in prosa”,  il componimento poetico “Il primo desiderio” all’interno della raccolta “Il genio della lampada sulla croce”, Vitale Edizioni (2008), il racconto breve “Adesso mi chiama” su Il Corriere della Sera.It.
Ha vinto il concorso letterario “Delitto in libreria” indetto dalla Libreria Mondadori di Rimini, con il racconto giallo “Il dettaglio” .
E’ ospite abituale del talk show “Dolceamaro”, in onda su un’emittente privata dell’Emilia-Romagna.




Adesso mi chiama

Le 15. Adesso mi chiama. Aveva detto alle 14, ma sicuramente ha avuto da fare. Può succedere.
Attraverso nervosamente il salotto disegnando percorsi immaginari. Mi siedo e fisso il telefono. Mi alzo di scatto e ricomincio a vagare. Magari è appoggiato male, con i cordless succede spesso, ora controllo. No, tutto a posto. Allora sarà successo un imprevisto, si sa che gli imprevisti sono sempre in agguato. Adesso mi chiama. Devo decorare una torta che ho fatto per lui  ma preferisco aspettare per non essere interrotta, perché tra poco squillerà il telefono, io dovrò rispondere e non voglio avere le mani sporche di glassa. Sì, meglio aspettare. Altra passeggiatina lungo il perimetro del salotto, con l’orecchio teso e lo sguardo buttato nel vuoto. Immagino già la sua voce, assaporo l’attesa. Adesso mi chiama. Lui non è certo tipo da dimenticarsi, sa quanto io ci tenga. In passato qualche volta è successo, ma poi mi ha giurato che non si sarebbe mai più dimenticato. Fisso la torta. A dire il vero io detesto le torte al cioccolato. Lui invece le adora. A malapena so cucinare due uova al tegamino ma ho imparato a fare la glassa al cioccolato meglio di un pasticcere. L’ho fatto per lui. Mi sono esercitata per ore e ore. Mi esercito continuamente, mentre lui non c’è. Mi esercito anche adesso che ormai mi viene perfetta. Adesso mi chiama. Dovrei scendere a prendere la posta, ma il telefono potrebbe squillare in quei cinque minuti che impiego per raggiungere la buchetta e poi risalire. Non è proprio il caso. Spalanco la finestra e mi affaccio. Credo che stia per piovere. Chissà se lui avrà preso l’ombrello…Tra poco glielo chiederò. Senza chiudere la finestra vado in cucina. Mescolo lentamente la glassa, consistenza perfetta. Adesso mi chiama.

 

Lo sconosciuto

Che ci faccio su questo treno?
Cosa mi ha spinto a varcare il pericoloso confine che separa le parole dalle azioni?
Guardo fuori dal finestrino il rassicurante paesaggio emiliano: case dai camini fumanti
punteggiano la campagna avvolte da una nebbia non troppo fitta.
Le immagini che catturo con gli occhi scorrono via velocemente. Mi cullano, mi
stordiscono. Devo percorrere soltanto poche decine di chilometri ancora e poi sarò arrivata.
Ma gli attimi sembrano interminabili ore, sento il peso dell’attesa che mi opprime.
Ho il cuore che mi scoppia. Mi sforzo di distogliere il pensiero da lui, cosa che mi riesce
solo in parte. Le persone che ho attorno hanno l’aria assorta o incredibilmente distratta…
qualcuno legge, qualcuno giocherella con il cellulare, poi c’è un tizio che mi fissa con
insistenza le caviglie.
Precipito di nuovo nell’abisso dei miei pensieri. Ripenso a tutte quelle missive virtuali, alla potenza che scaturiva dalle nostre parole.
Tutto era avvenuto molto velocemente o forse ci eravamo soltanto fatti prendere la mano.
Ho la certezza che, ad un certo punto, non so dire con esattezza quando, ciò che la nostra
comunicazione aveva inaspettatamente generato abbia preso il sopravvento, diventando
qualcosa di più grande di noi.
Devo scendere. Forse non avrei dovuto accettare questo appuntamento folle. Ho paura ma sento che non posso tornare indietro. Ho molti dubbi. Ma la mia curiosità li uccide tutti.
Si aprono le porte, scendo di corsa e mi abbottono nervosamente il cappotto.
Respiro la nebbia d’ Ottobre. Respiro la mia incertezza.
L’albergo dista poche centinaia di metri dalla stazione, tutto è stato pianificato nei minimi dettagli. Lui è bravissimo in questo.
Attraverso la piccola hall e lascio il mio nome, poi inizio a salire le scale. Il corridoio è
ampio ma poco illuminato, pochi passi e mi fermo davanti ad un numero metallico appeso un po’ storto. Appoggio la testa alla porta, tendendo l’orecchio. Nessun rumore. Busso due volte, la maniglia si muove, la porta ora è socchiusa. Aspetto qualche secondo, fin quando la luce del corridoio si spegne. Entro piano e chiudo la porta alle mie spalle.
Vengo inghiottita dal buio.
Butto lo zaino sul pavimento.
Penso a cosa direbbero di me mio padre o mio fratello se sapessero dove mi trovo in questo momento.
Mi mordo le labbra per non violare quel silenzio perfetto. Assaporo il buio con le gambe tremanti, attendo la sua voce che quando arriva inevitabilmente mi fa sussultare.
Squarcia il silenzio, anche se è soltanto un sussurro…
“Ho avuto paura che non venissi…”
Mentre parla si avvicina, lentamente. Ne avverto il respiro, vicino al mio viso.
“Se non fossi venuta qui, l’avrei rimpianto per tutta la vita…” Riesco a dire tutto d’un fiato.
E lui intanto è più vicino e con la mano sinistra chiude a chiave la porta. Mi sfiora il viso
con le labbra, con lentezza disarmante. Cerca le mie mani per intrecciarle alle sue sopra
alla mia testa ed intanto mi spinge contro la parete.
E’ dolce ma risoluto, percorre il profilo del mio corpo con le mani, indugiando lungo la
curva dei miei fianchi, senza lasciarmi scampo. Mi accarezza, mi studia, assapora ogni
centimetro del mio collo mentre sussurra il suo desiderio al mio orecchio. Le parole
prendono vita e calore. Un vortice di emozioni mi investe. Mi sciolgo in quell’abbraccio e bacio labbra che non ho mai visto. I gesti ora traducono alla perfezione l’intensità che prima apparteneva soltanto alle parole e ai pensieri. Non so più se ho paura, di certo so che voglio restare.
NoteA cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Mascia Foschi.
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