Spettacoli in Emilia-Romagna

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Freddo

Ultimi giorni di rappresentazione per lo spettacolo sulla xenofobia prodotto da Emilia Romagna Teatro

12 dicembre 2011

“La prima volta che ho letto Freddo, mi ha molto stupito conoscevo Norén per i ''Quartetti'' i tre drammi pubblicati in Italia ispirati ad Eugene O'Neill, ma questo testo apparentemente così secco, così ideologico, conteneva qualcosa che mi ha colpito. In Freddo Norén usa il suo talento drammaturgico per analizzare, vivisezionare la psicologia di questi giovani disperati che trovano nel nazionalismo e nella xenofobia un senso al proprio dolore. Così il branco sostituisce la famiglia e le idee di generico razzismo e di culto della patria riempiono i vuoti educativi”.

Cari ascoltatori, le parole del regista Marco Plini ci introducono a Freddo la coraggiosa produzione di Ert Fondazione, che ha debuttato a marzo di quest’anno a Modena e che torna al Teatro delle Passioni fino al 14 dicembre (13, 14 dic ore 21).

L’opera è scritta da un autore scandinavo, il drammaturgo svedese Lars Norén, attento osservatore della società che lo circonda e considerato una delle personalità più significative della drammaturgia contemporanea, erede di Strindberg e quasi un fratello minore di Bergman, per la spietata analisi di impossibili e inscindibili convivenze familiari che ogni anno lancia sulla scena.

Nella versione italiana dello spettacolo, a dirigere il gruppo di giovani interpreti di Freddo, è appunto Marco Plini, cresciuto alla scuola di Massimo Castri e ora regista affermato che si divide tra scena e insegnamento presso la Scuola Civica Paolo Grassi e ai Corsi di Alta Formazione Teatrale di Emilia Romagna Teatro.

La storia che racconta con Freddo è da brivido e terribilmente attuale: tre adolescenti si ritrovano a festeggiare la chiusura dell’anno scolastico bevendo birre e intonando inquietanti cori nazisti. Con le teste rasate e alcuni tatuaggi nazi, potrebbero sembrare skinhead inquieti il cui unico fine è perdere tempo, ma i loro discorsi riflettono una realtà che la Svezia sta affrontando quotidianamente, la paura dell’immigrato.

Risulta presto chiaro che i tre amici stanno, infatti, aspettando un compagno di scuola coreano, adottato da una famiglia svedese. L’epilogo è tragico e appare ancora più straziante se si considera che il racconto si rifà ad un fatto di cronaca vera. Lars Norén, ha scritto Freddo dopo la sua esperienza di lavoro in alcune case di reclusione svedesi, firmando un testo singolare e militante, affrontando un tema che per quanto possa ancora restare ai margini della società, può rivelare una violenza inaspettata e difficile da contenere.

Freddo è un atto di denuncia, un contributo alla riflessione su una cultura della tolleranza sempre più necessaria per un futuro prossimo.

Info: www.emiliaromagnateatro.it

NoteA cura di Marina Leonardi
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