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Un ricordo di Serge Reggiani

Sette anni fa moriva a Parigi il celebre cantante e attore di origine emiliana

20 settembre 2011

Se n’è andato sette anni fa, nell’estate del 2004, l’attore e cantante Serge Reggiani, suscitando un profondo cordoglio in Francia, in Italia e in particolare a Reggio Emilia, la sua città natale. Chi non conosceva, infatti, questo chansonnier e attore di rilievo internazionale, interprete di indimenticabili film, di testi teatrali e canzoni d'autore a partire da L’Italien, il suo inno? Con questa canzone aprì, la sera del 28 agosto 1997, un memorabile concerto a Reggio Emilia in occasione della Festa nazionale dell'Unità. 

Serge Reggiani era nato il 2 maggio 1922 a Reggio Emilia, nel quartiere popolare di Santa Croce, o del “Popol Giöst”. Nel 1930, in pieno fascismo, emigrò con la famiglia a Yvetot, in Normandia, per sfuggire al regime e alla povertà. Il suo impegno politico nella Francia del dopoguerra prese le mosse, come per tanti suoi concittadini, dalla Fratellanza Reggiana, l’associazione antifascista che riuniva a Parigi gli esuli del totalitarismo mussoliniano e che ancora opera Oltralpe a favore della comunità italiana.

Fin da giovanissimo fu attratto dal mondo dello spettacolo: studente al Conservatorio, nel 1940 debuttò come attore di teatro ne Le Loup garou di Vitrac, evidenziando subito un grande temperamento drammatico. A dargli notorietà fu però il cinema, che trovò in lui un interprete sensibile e preparato. I suoi personaggi asciutti, romantici, tormentati e malinconici, lasciarono il segno nel pubblico. Le Voyageur de la Toussaint del 1942, fu la sua prima apparizione, cui seguì l'anno successivo, nella Parigi occupata dai tedeschi, Evasione di Claude Autant-Lara. Poi, guidato dai migliori registi, nel periodo d’oro del cinema francese postbellico interpretò diverse pellicole memorabili, da Mentre Parigi dorme (1946) di Marcel Carné a Casco d'oro (1952) di Becker, da Tutti a casa (1960) di Comencini a Tre amici, le mogli e (affettuosamente) le altre (1974) di Claude Sautet. Il grande Luchino Visconti lo volle per una parte minore nel Gattopardo. Lavorò anche con Ferreri in Non toccare la donna bianca, con Ettore Scola ne La terrazza, grande successo del 1980, con Carax in Rosso sangue, con Anghelopulos ne Il Volo,  dove ha lasciato una struggente interpretazione, e con Lelouch in Ci sono dei giorni e delle lune, del 1990.

L'altra passione di Serge Reggiani fu la musica. Cominciò in sordina nel 1963 registrando delle canzoni inedite di Boris Vian. Nel 1965, spronato dalla già celebre cantante francese Barbara, iniziò a far sul serio e presto conquistò il favore del pubblico con una serie di canzoni di grande successo, come Le Barbier de Belleville, Ma Liberté, Les Loups. Nel 1980 conosce l'attrice Nöelle Adam, che diviene la sua compagna di vita per oltre venti anni. Nel 1990, dopo il suicidio del figlio Stéphane, Reggiani abbandona lo spettacolo per curarsi dalla depressione e dalla dipendenza dall'alcool.

Il suo eclettismo artistico non si limitò al mondo dello spettacolo: negli ultimi dieci anni Reggiani si era appassionato alla pittura, sia come espressione personale che come mecenate di giovani artisti. Negli ultimi anni era tornato alla ribalta con la pubblicazione di un libro, Les adieux differés, e con una serie di concerti.

La famiglia Reggiani dalla Normandia si era trasferita a Parigi per aprire un negozio di parrucchiere. Si racconta che la molla per intraprendere la carriera artistica venne da una signora, che al giovane Serge, dopo uno shampoo mal riuscito, rivolse un rimprovero quanto mai azzeccato: "Giovanotto, farebbe meglio a cambiare mestiere!".

Reggiani era uno degli ultimi grandi italiani di Francia, un rital - secondo la fortunata definizione dello scrittore, anche lui emiliano, François Cavanna. Un rital che rifiutò la dannazione di rimanere un ritaglio, uno scarto di italiano, e trovò la sua strada nel mondo dello spettacolo, come il toscano Yves Montand-Livi, il parmigiano Lino Ventura, il napoletano Coluche-Colucci.

Note

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri