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La bellezza salverà il mondo, diceva Dostojevskij. Ed è per mettere un limite al degrado, per preservare le tracce dei secoli passati e consegnarle ai posteri, che a Parma nell’ottobre 2001 è nato il Club dei Borghi più belli d’Italia. Il Club è un’associazione senza scopo di lucro affiliata all’Anci, l’associazione dei comuni italiani. Infatti, l’iniziativa è nata dal basso, da un gruppo di sindaci che avevano come unica ricchezza le antiche pietre dei loro borghi, la buona cucina, le tradizioni dell’artigianato e un paesaggio che resiste al cemento, ai capannoni, alle villette geometrili.
I borghi italiani sono musei a cielo aperto, architetture senza architetti, ritmi lontani da quelli dei raccordi anulari e delle tangenziali, luoghi dove cogliere il fluire delle stagioni, gli ultimi bagliori del mondo com’era.
Abbiamo con noi il presidente del Club, Fiorello Primi, al quale chiediamo come fa un comune ad essere classificato tra i Borghi più belli d’Italia.
Andar per borghi oggi è di moda, rappresenta – per il turista – un’alternativa alle solite mete, e anche alla durezza, alla crudezza della metropoli. Il borgo rappresenta l’intimo, il quieto, il silenzioso: il lato forse lunare e appartato della nostra vita. E’ il profumo di legna che arde nei camini, il frumento del mese di maggio, l’uva dolce nella gola, la penombra di una chiesetta romanica. Lo scopo che si prefigge il Club dei Borghi più belli d’Italia, però, non è tanto quello di scoprire e valorizzare dei villaggi morti, di seconde case, abitati solo da anziani, ma luoghi vivi, dove i residenti stanno bene e non hanno la minima intenzione di andarsene.
E’ così, presidente Primi?
Il senso poetico di un luogo sta nella sua capacità di accendere illusioni, come quella di vivere in un altro tempo, in un Medioevo arcigno o in un incanto di pietre adagiate su un lago, comunque non nel presente governato dalla volgarità e dalla massificazione consumistica. I borghi hanno quindi già i loro estimatori che inorridiscono alla vista di infissi in alluminio, insegne, luci, pavimentazioni, colori delle facciate estranei alle caratteristiche originarie, così come inorridiscono davanti alla cattiva accoglienza, al cibo scadente, all’incapacità amministrativa.
L’iniziativa dell’Anci è stata apprezzata perché attraverso la rete dei Borghi più belli si mette in condizione anche il Comune con minori disponibilità finanziare di promuoversi e svolgere un ruolo importante. Il Club si ispira alla rete dei Plus Beaux Villages de France che è, dopo Parigi, la prima destinazione turistica della Francia. E il circuito dei Borghi più belli d’Italia ha l’ambizione di diventare, come in Francia, una delle principali mete per italiani e stranieri, favorendo quello che i sociologi chiamano il “turismo di prossimità”, attento alla cultura dei luoghi come risorsa fondamentale.
Quindi, presidente Primi, non c’è bisogno di mete esotiche, non serve andare lontano. La bellezza, a volte, è proprio vicina, è il paese poco fuori della città. E molti italiani non lo sanno.
In quali direzioni si svilupperà il Club dei Borghi più belli d’Italia? Quali saranno le prossime mosse? Quali iniziative? Ed è vero che ci sarà un incontro con l’Unesco per dare maggior forza e tutela all’immenso patrimonio culturale rappresentato dai borghi italiani?
Ringraziamo Fiorello Primi, presidente del Club dei Borghi più belli d’Italia, e concludiamo con i borghi più belli della nostra regione. Sinora il Club ne ha classificati sette: due in provincia di Piacenza, Castell’Arquato e Vigoleno, due nel Riminese, Montefiore Conca e Montegridolfo, e poi Compiano in provincia di Parma, Dozza in provincia di Bologna e Brisighella in quella di Ravenna.
Sono tutti luoghi dove si può ancora “respirare il senso del tempo”, sentire “l’odore della vita e delle sue stagioni”, come scriveva Goffredo Parise.
Castell’Arquato con il suo profilo di torri, campanili e merli e le sue antiche case color terra, è un gioiello del Medioevo come Vigoleno, l’altro piccolo borgo in provincia di Piacenza custode di millenarie vicende. Compiano si trova tra i boschi dell’Appennino parmense, ricchi di funghi e castagne, ed è un tipico borgo castellano fiorito intorno a un baluardo difensivo.
Dozza, nel bolognese, vive in simbiosi con la sua rocca, che nel Quattrocento appartenne a Caterina Sforza e oggi ospita l’Enoteca regionale. Andando verso la Romagna, troviamo Brisighella, famosa per il suo olio, per le Feste medievali e per una originalissima strada, detta Via degli Asini, sopraelevata e coperta.
Splendida è anche la rocca di Montefiore Conca, tozza e squadrata e dal severo aspetto militare che contrasta con la dolcezza del paesaggio. Il mare di Rimini e della riviera romagnola è a pochi passi, ma quassù si respira un’altra aria. Come a Montegridolfo, un piccolo castello sulla Linea Gotica circondato di uliveti.
Ognuno di questi borghi, con le sue storie, i suoi sapori, con il suo ronzio di presenze familiari, ci fa intravedere quello che potremmo essere e non siamo più, quello che siamo stati. Fuori le mura, oltre le pietre e le antiche case, ogni albero ha ancora la sua ombra, il cielo ha ancora un senso, le stagioni possono essere attraversate. Viaggiare per borghi è viaggiare nei sensi.