Highwood è una cittadina che si estende a nord di Chicago, sulla riva destra del lago Michigan. Fu fondata nel 1868 e riconosciuta ufficialmente come villaggio il 29 aprile 1887. I primi abitanti furono immigrati Svedesi e Irlandesi che nel 1832 vi costruirono alcune capanne con tronchi di legno.
Nel 1870, un sacerdote di nome Everts comperò del terreno in quell’area per crearvi un insediamento umano. Il luogo era circondato da una folta zona boscosa e da qui deriva il nome high wood, alto bosco.
Ad Highwood si formò una numerosa comunità di emigranti provenienti della montagna modenese e bolognese, da quella fascia appenninica che si estende da Pievepelago, Fiumalbo, Riolunato, Montecreto, Sestola, Fanano, a Frassinoro, Montefiorino, Polinago e Palagano, fino a Lama Mocogno, Pavullo, Montese e al territorio bolognese di Gaggio Montano, Lizzano in Belvedere e Porretta Terme. La maggioranza degli emiliani proveniva dai comuni modenesi di Pievepelago, di Fiumalbo e di Riolunato.
Durante il periodo 1900 – 1910, quando vi giunsero gli italiani, il paese era abitato da emigranti tedeschi, svedesi e irlandesi. Il primo dei nostri emigranti a metterei piede, nel 1900 circa, fu un certo Carani, modenese. Carani è un cognome diffuso nella vallata di Pievepelago. Gli arrivi si moltiplicarono col passaparola e con lettere inviate ad amici che dicevano: In questa zona c’è lavoro, c’è da fare bene, venite.
Il 29 luglio 1906, ad Highland Park, cittadina che confina con Highwood, anch’essa abitata da numerosi Modenesi e Bolognesi, un gruppo di emigranti di Pievepelago costituì
L’idea di dar vita a questo sodalizio nacque dal fatto che i nostri emigranti si trovavano soli in un paese straniero, senza conoscerne la lingua e senza nessuna protezione e assistenza. In poco tempo furono gettate le basi e i principi fondamentali, fu scelto il nome di “Società modenese” per ricordare i paesi lontani.
Il primo presidente fu Carlo Carani, uno dei soci fondatori, emigrato da Sant’ Anna Pelago. “La Modenese” è tuttora attiva ed è presieduta da Settimio Milani di Fanano. Vi fanno parte circa 200 emigranti o loro discendenti con origini soltanto della provincia di Modena.
Molti emigranti della montagna modenese e bolognese si stabilirono ad Highwood negli anni Venti, quando iniziarono a chiudere le miniere di carbone sia del distretto carbonifero del Nord Est, che di quello del Sud dello Stato, dove i nostri avevano lavorato nelle miniere e nella costruzione delle ferrovie.
Numerosi vennero da Dalzell, da Cherry, da Ladd, da Spring Valley e & Coal City. Nel
Anche Highwood visse un’emigrazione interna: tra il 1930 e il 1940 parecchie famiglie venute ad abitare in questa cittadina si trasferirono in California. Fra queste, quelle dei montesini Bianca Gualandi, della frazione San Martino, che andò a San Diego, e Ines Capitani, originaria della frazione Iola, la quale, col marito, si stabilì a Yucca Valley, sempre in California.
Più di recente, per ragioni professionali, discendenti di nostri emigranti si sono sparsi un po’ in tutti gli stati dell’America del nord. Persino a Key West, una minuscola ma molto graziosa e ben curata isola che si trova all’estremo sud della Florida.
Highwood era ed è rimasta una città di Blu colored, di colletti blu, di operai. I nostri ex minatori, in questa cittadina, iniziarono con lo svolgere lavori stagionali, dalla primavera all’autunno: lavoravano nel Club del golf e facevano i giardinieri nelle abitazioni di famiglie benestanti. Anche grazie all’arrivo di altri gruppi etnici, in poco tempo Highwood superò i 5000 abitanti. Gli Italiani erano
Conobbi Fedel Ghini nel 1979 ad Highwood, dove si era stabilito nel 1925. Aveva 60 anni. Mi raccontò che era figlio di minatori partiti da Piandelagotti di Frassinoro, che la sua era una famiglia povera, emigrata negli Usa ai primi del ‘900.
Nel corso dell’intervista disse: “Da quando ricopro la carica di sindaco ho smesso di lavorare. Ho guadagnato abbastanza. Ho fatto fortuna col commercio. Ora lavoro per il paese, per i cittadini che amo tutti allo stesso modo, amici e avversari politici… Ho impiegato tre legislature per superare la prova di fiducia dei paesani. Per ben due volte mi hanno bocciato, poi, quando ho abbandonato la professione e mi sono occupato soltanto della vita pubblica sono stato eletto”.
Anche il presidente della locale Camera di Commercio parlava la lingua di Pievepelago. Era Bruno Bertucci, nato negli States. Suo padre Adelmo Bertucci, nel 1910, ventitreenne, partì per l’America da Ronca di Pievepelago e sua madre, Domenica, dal Groppo di Riolunato.
Gli italiani venivano derisi specialmente dagli Irlandesi – racconta Bruno Bertucci -. Gli Irlandesi chiamavano gli italiani “Dagos” o “Wop” oppure “Ghini”. Ci dicevano: “Dagos go home” (Dagos va a casa). Non mancavano liti fra le diverse fazioni.
Gli emiliani subivano – continua Bruno Bertucci – ma quando arrivarono i calabresi e i siciliani le cose cambiarono. Loro reagivano, li affrontavano, ed erano botte.
Ad Highwood, negli anni Venti e Trenta, lavoravano uomini, donne e bambini. Molte donne andavano a fare il bucato, a stirare a fare le pulizie nelle case dei ricchi. Durante il periodo del proibizionismo, assieme ai loro bambini, e di sera coi mariti, producevano clandestinamente alcool e birra.
C’era bisogno di soldi. Durante il periodo del proibizionismo, ad Highwood esistevano una ventina di luoghi, generalmente abitazioni, dove gli uomini andavano a bere il vino e la birra, anche se era proibito.
Questi luoghi si chiamavano Pig Blander, che tradotto significa maiali ciechi. I “maiali” erano i poliziotti, che erano “ciechi” perché in cambio di qualche dollaro chiudevano gli occhi. Questo fenomeno continuò per una decina di anni.
Al teatro Ravinia di Chicago, molto importante per l’Opera venivano attori dall’Italia. Ogni tournée si fermavano un paio di mesi. Dove andavano a bere il vino? Ad Highwood. E quando nel 1933 cambiò la legge, anche dai paesi vicini la gente continuò ad andare a bere e a mangiare ad Highwood. La tradizione si consolidò, tanto che oggi nella cittadina ci sono numerosi ristoranti e bar. Nel 1979 erano 23, nell’ottobre del 2002 ne ho contati 34. Nel 1982, il bar Mario ‘s, ritrovo di molti nostri montanari, era gestito da Umberto Salvini, emigrante da Modena città.