E’ considerato uno dei più grandi registi del nostro tempo, Eimuntas Nekrosius, lituano classe 1952. I suoi spettacoli sono capaci di una magia unica, Nekrosius è capace di modellare a suo modo la drammaturgia e plasmare gli attori offrendo sempre lavori sublimi. Da alcuni anni, grazie la lungimiranza di Emilia Romagna Teatro, lo stabile regionale che ha sede a Modena, proprio la nostra regione è la sede dei debutti delle nuove produzioni del regista lituano. Ricordiamo lo splendido Faust di Goethe che debuttò proprio a Modena, l’opera Valchiria presentata questa estate al Ravenna festival e ora una nuova perla, l’Anna Karenina, che ha debuttato sabato 12 gennaio al Teatro Storchi di Modena dove verrà replicata fino al 15 gennaio. Dopo il recente successo del Faust, prima occasione di collaborazione produttiva tra Emilia Romagna Teatro Fondazione e Protagonista della mitica eroina di Tolstoj l’attrice Mascia Musy e con lei un gruppo di attori che vede la riconferma di interpreti che hanno già lavorato con il regista nell’Ivanov di Cechov – Annalisa Amodio, Vanessa Compagnucci, Alessandro Lombardo, Paolo Musio, insieme a Corinne Castelli, Nicola Cavallari, Gilberto Colla, Paolo Mazzarelli, Renata Palminiello, Paolo Pierobon, Alfonso Postiglione, Nicola Russo, Stefano Vercelli, Gaia Zoppi. Anna Karenina, riletta alla luce dei Diari dell’autore è tradotta da Nekrošius in uno spettacolo di attori, prima ancor che di regia. Nekrosius come sempre punta all’esplorazione del profondo a dispetto di ogni facile fuga nell‘illustrazione. Non mostra, scava, tocca corde. Nella messa in scena i temi principali della Karenina (il destino, l’amore, la ricerca della felicità, il dolore, il lavoro, l’inesorabile trascorrere del tempo, la morte…) si intrecciano al linguaggio non verbale fatto di azioni e suoni capaci di dilatare il tempo. In un sofisticato contrappunto teatrale le ‘scene’ più celebri del romanzo (il ballo, il viaggio in treno, le corse, la serata a teatro, la morte di Nikolaj, il suicidio di Anna…), alternandosi ai passi meno noti, vengono componendosi in un cangiante collage drammaturgico ‘in costume’ in cui la ricerca dell’ordine e il nitore cedono volentieri il passo al calore e alla semplicità della giovinezza. Questo spettacolo delicato, fatto tutto di dettagli, di struggente evocazione di atmosfere (a partire dallo spirito della casa così caro a Tolstoj), ritmato sul pulsare degli sguardi e sull’intreccio delle mani, modulato sulla ricerca dei timbri di voce, pervaso di luce e calore, ma anche ossessionato dal ferro e dal sangue pur senza mai diventare crudele, danzato sul tempo lungo e sospeso dell’attesa, diventa per Nekrošius anche l’occasione di riflettere su cosa significhi essere russi, stando lontano dalla Russia, cercando un’identità culturale nell’incrocio tra culture.
14 Gennaio 2008
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N°91-EVENTI
Anna Karenina secondo Nekrosius