A Cavignaga, vicino a Bedonia, benché gli orsanti si siano ‘estinti’ ormai da qualche generazione, c’è ancora qualcuno che ricorda le imprese dei suoi avi. Uno di questi è Osvaldo Moglia, classe 1924, per 25 anni sindaco di Compiano, che tra leggenda e realtà ci racconta la storia di suo nonno Antonio Bernabò, nato nel 1857.
“Nel secolo XIX dal paese di Cavignaga, tra Bedonia e Compiano, parecchie compagnie di girovaghi partirono per far fortuna in ‘Prussia’, intendendo con questo nome tutti i paesi dove si parlava tedesco. Il centro di smistamento verso cui si dirigevano era Amburgo, da cui partivano poi per portare i loro spettacoli nelle più importanti città europee. Allora si muovevano a piedi e con un mese di cammino raggiungevano Amburgo e altre città come Kiel nello Schleswig-Holstein, la città più a nord della Germania. Mio nonno apprese il mestiere da suo padre Giuseppe Bernabò (classe 1810), padre di ben dieci figli, alcuni dei quali divennero orsanti:
Antonio (mio nonno), Gioacchino (classe 1855) e Luigi (nato nel 1844). Mio nonno iniziò questo lavoro nel marzo del 1869 a dodici anni, coi fratelli Gioacchino e Luigi, che si trovavano con la compagnia in Germania. Luigi e Gioacchino, più anziani, giravano con gli animali nelle varie piazze e Antonio, restava di guardia ai carri e si dedicava ai mestieri più umili. Il nonno, carattere forte e deciso, desiderava però lavorare nel circo. Un giorno, quando vide passare una compagnia del suo paese, il circo Cavanna, ottenuto il benestare del padrone, salì sui carri diretti in Spagna. Di lui non si seppe più nulla e Luigi, non sapendo come giustificare la scomparsa del fratello, scrisse alla madre che il fratello era stato divorato dai lupi mentre attraversano un bosco in Germania. A Cavignaga fu celebrato addirittura l’ufficio funebre. Antonio, invece, stava bene e cresceva diventando anche lui un bravissimo “orsante”. Dopo sei anni, nel 1875, il Circo Cavanna fu venduto ad Antonio Cappellini, anch’egli di Cavignana, che riconobbe il ragazzo. Nel settembre del 1875 i membri del Circo tornarono a Cavignaga, come facevano saltuariamente le compagnie, con Antonio, ormai diciottenne. Una mattina mio nonno si presentò a casa, dove la madre lo riconobbe solo grazie a una cicatrice sulla testa che si era procurato da bambino. Antonio ritornò così alla compagnia dei fratelli fino al 1888, quando il padre morì e lasciò in eredità due poderi e 25.000 lire a ciascuno.
Con la sua parte di eredità, Antonio decise di acquistare un circo tutto per sé e di viaggiare, prima da solo, poi con il primogenito Roberto, in Russia, Serbia, Romania, Bulgaria, Grecia, Turchia, Egitto. Egli sapeva spiegarsi non solo in quasi tutte le lingue europee, ma anche in arabo e in turco. Nel 1903 a Costantinopoli rappresentò al Serraglio un suo spettacolo forense che piacque così tanto ad Habdul Hamid II che questi decise di acquistare per intero il circo di Antonio al prezzo di 80.000 lire d’oro e di consegnarli un’onorificenza. Con quella cifra si sarebbero potute comprare allora 150 biolche di terra in pianura (circa 40 ettari). Con quella somma da capogiro Antonio, ritornato in Germania, a Breslavia, nella Slesia prussiana, acquistò invece molti cammelli e dromedari e costituì un circo ancora più grande. Per spostarsi di città in città occorrevano ad Antonio ben otto vagoni di treno. Con il circo, per alcuni anni, si arricchì ulteriormente.
Purtroppo nel 1914, quando scoppiò la Grande guerra, Antonio si trovava a Belgrado. I serbi gli consigliarono di rientrare al più presto in patria lasciando gli animali a Belgrado e gli promisero che dopo la guerra sarebbe stato rimborsato. Ma il conflitto cambiò le sorti della Serbia e gli impegni assunti dal precedente governo non furono rispettati.
Le 80.000 lire investite nel circo andarono così in fumo.
Mio nonno, tornato a Cavignaga, visse con quanto aveva comprato prima del 1888. La guerra ebbe un esito ancor più tragico per il sultano turco che, cacciato da Costantinopoli, dovette rifugiarsi all’estero, dove morì in completa miseria”.