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25 Novembre 2011 | Eventi

Cambiare si può: all’Ausl di Modena un programma per aiutare uomini violenti

Dall’inizio dell’anno 14 i femicidi consumati in Emilia-Romagna

A cura di Chiara Vergano

25 novembre 2011

In Norvegia esiste già da tempo, si chiama Centre Alternativ til Vold di Oslo, e dal 1987 a oggi ha ospitato più di 4800 uomini. Anche al Men’s Counselling Center di Vienna, dove si lavora in contatto con la rete di accoglienza per le donne, periodicamente una équipe valuta l’intervento sugli uomini. Un servizio analogo lo offre a Londra Respect.

Ma dalla prossima settimana anche in Emilia-Romagna, e precisamente all’Ausl di Modena, partirà un programma sperimentale – il primo nel suo genere in Italia in un servizio pubblico – che aiuterà uomini che hanno comportamenti violenti nei confronti delle donne e all’interno della famiglia verso cambiamenti positivi. Un programma che può contare su un contributo di 35mila euro da parte della Regione. 

La parola all’assessore alle Politiche sociali, Teresa Marzocchi.

Liberiamoci dalla violenza, questo il nome del programma, è stato preparato da un lungo percorso formativo rivolto agli psicologi. Ne parla Antonella Grazia, del Servizio politiche familiari, infanzia e adolescenza della Regione.

Il programma dell’Ausl di Modena si inserisce quindi come nuovo “nodo” all’interno della rete territoriale già attiva, a protezione delle donne che subiscono maltrattamenti e dei minori che vi assistono. Sono le Case e i Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna che, dal primo gennaio al 31 ottobre di quest’anno, hanno accolto oltre 2000 donne. Donne che nella maggior parte dei casi, e contrariamente a quanto spesso si immagina, hanno subito violenza proprio da un uomo noto, perlopiù della cerchia familiare. Una violenza che, in alcuni casi, è arrivata all’epilogo più tragico. Come è successo a Emilia, Ilham, Elena, Camilla, Beatrice, Gaetana, che fanno parte dell’elenco di femicidi – e cioè di uccisioni di donne in quanto donne – consumati quest’anno in Emilia-Romagna. Quattordici, in tutto, dall’inizio del 2011: gli ultimi sono avvenuti lo scorso fine settimana. Tutte le vittime conoscevano il loro assassino e, per dodici di loro, si trattava del fidanzato, convivente, marito o di un ex.

E’ dal 2005 che il gruppo femicidio dell’associazione Casa delle donne per non subire violenza onlus di Bologna raccoglie e registra, analizzando la cronaca nazionale e locale, i delitti legati alla violenza di genere. Un lavoro raccolto nel volume Femicidio, presentato in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne e realizzato con il sostegno della Regione.

In cinque anni, dal 2005 al 2010, sono 651 i femicidi consumati in Italia e registrati dal gruppo di ricerca bolognese. Molte delle donne uccise avevano lasciato – o stavano per lasciare – il fidanzato, compagno o marito. Il racconto di Angela Romanin, vice presidente della Casa delle donne di Bologna.

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