20 novembre 2008
Vi raccontiamo oggi un evento unico nella storia dell’emigrazione: la partenza di 1200 italiani, per la maggior parte lavoratori specializzati, ingaggiati per andare a costruire la capitale della Terra del Fuoco: Ushuaia. L’impresa, avvenuta alla fine degli anni ’40, fu possibile grazie ad un accordo tra il governo Argentino e l’imprenditore edile Bolognese Carlo Borsari.
Il 14 Novembre, a Palazzo d’Accursio a Bologna, questa storia è stata l’oggetto di una conferenza organizzata dalla Consulta regionale degli E-R nel mondo, dalla FILEF (Federazione Italiana Lavoratori Emigranti e Famiglie), dalla Fondazione del Mont e dal Comune e la Provincia di Bologna.
L’obbiettivo dell’incontro: ricostruire questo esodo attraverso gli interventi di due professori universitari, le testimonianze di vari membri della spedizione e attraverso un libro ed un documentario dedicati alla vicenda.
La presidente della Consulta, Silvia Bartolini, ci ha parlato di come è nata questa iniziativa, e della sua importanza in termini culturali ma soprattutto storici, ricordandoci che questa emigrazione così particolare non può essere dimenticata dal popolo Bolognese:
Intervista a Silvia Bartolini
Ma perché si voleva costruire una città in una zona sperduta come la Patagonia? Fernando J. Devoto dell’università di Buenos Aires, ci ha parlato dei piani del governo argentino:
Intervista al Prof. Fernando J. Devoto
Il professor Angelo Varni, docente di storia all’Università di Bologna, ci ha spiegato invece le ragioni per le quali i nostri connazionali si trovavano in Argentina:
Intervista al Prof. Aneglo Varni
Molto interessanti e commuoventi le testimonianze di alcuni dei viaggiatori. Hanno raccontato di una terra fredda e sperduta, ma allo stesso tempo piena di bellezze e di ricchezze. Così la ricorda il figlio di Carlo Borsari, Franco:
Intervista a Franco Borsari
Ce ne parla anche la Rosa Maria Travaglini, autrice di un libro sulla spedizione:
Intervista a Rosa Maria Travaglini
In due ore si sono intrecciate storie di tutti i tipi: di lavoro, di famiglia, di passatempi, ma soprattutto di amore: Aldo Freddo (classe 1918), per esempio, è stato molto applaudito dopo che ha rivelato di aver scritto oltre QUATTROCENTO lettere d’amore alla sua ragazza rimasta in Italia.
Dopo la pausa pranzo, è stato presentato il libro “Da Bologna al fin del mundo” di Rosa Maria Travaglini, nata a Buenos Aires di genitori Abruzzesi e laureata in Psicologia a Padova. Si tratta dell’ultimo capitolo di una trilogia che comprende le pubblicazioni: “Ricerca e studio sull’emigrazione in Argentina” e “Il compresorio montano Aventino Medio Sangro”.
La scrittrice ci ha, in seguito, raccontato i motivi che l’hanno spinta a scrivere questo libro:
Intervista a Rosa Maria Travaglini
La Travaglini ha inoltre proiettato un suo documentario, con interviste raccolte per il libro.
Concludiamo questa trasmissione con un lieto fine, la storia di Ida Brandani, proveniente da Finale Emilia. Grazie a questo incontro essa potrà ricontattare i parenti, cioè i figli e i nipoti di Martino Brandani, fratello di suo padre, di cui aveva perso notizie.