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20 Marzo 2012 | Archivio / Lo sguardo altrove, storie di emigrazione

Da Ushuaia all’Alaska in bicicletta

Il viaggio di Raffaele Bedostri, con il patrocinio della Consulta degli Emiliano-Romagnoli nel mondo

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

20 marzo 2012

Prima puntata: da Ushuaia a Rio Gallegos

Percorrere in bicicletta l’intero continente americano da Ushuaia all’Alaska, dall’estremo sud della Patagonia argentina all’estremo nord del Circolo polare artico. E’ l’impresa in cui si sta cimentando Raffaele Bedostri, un giovane di Polinago, piccolo paese sull’Appennino modenese.

L’impresa ha il patrocinio della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, che ha messo a disposizione la sua rete di associazioni per fornire al nostro ciclista un supporto lungo il percorso. Non si tratta, quindi, solo di un viaggio di sport e avventura, ma anche, e soprattutto, di un viaggio di conoscenza attraverso il mezzo più slow, la bici, e attraverso il conforto, l’aiuto, il calore dell’ospitalità che possono dare le comunità di emiliano-romagnoli disseminate lungo l’intero tragitto.

Bedostri ha creato un blog per condividere le sue esperienze e per raccontare in tempo reale il suo viaggio. Le pagine che da oggi e per diverse puntate vi leggiamo, sono tratte dal suo blog www.bedotrip.it

Ushuaia, 25 novembre 2011

Ciao ragazzi, sono partito finalmente! Le prime due tappe sono state subito impegnative: nella prima dovevo fare i conti con la bici un po’ sovrappeso, e il Passo Garibaldi che, anche se portava a soli 600 metri d’altitudine,  dice comunque la sua. Senza dimenticare due forature … Come primo giorno un bel battesimo, eh? Fortunatamente in serata ho trovato rifugio presso la Protezione civile di Lago Escondido che mi ha ospitato nel cortile.

La seconda giornata mi sveglia già il rumore della pioggia, per fortuna smette proprio nel momento di partire, ma ho dovuto smontare la tenda inzuppata e sistemare tutte le mie cose sotto una fastidiosa pioggerella. Sembra un percorso migliore di quello di ieri, la strada continua a scendere ma dopo poco cominciano i su e giù spezza gambe, e il peso della bici non è calato rispetto a ieri. Continua a scendere una leggera pioggerella, non mi infastidisce molto ma porta freddo. Decido così di non andare oltre. A Toluhin mi fermo al campeggio in riva al lago Fagnano, dove posso riscaldarmi con una zuppa calda e fare anche un po’ di manutenzione alla bici. 

Da San Sebastian a Cerro Sombrero

Ormai ho percorso circa 62o km da Ushuaia. Le difficoltà sono state diverse ma tutte superate: l’abitudine al peso della bicicletta, le salite, la pioggia e il vento. Il vento è il problema maggiore. Non riesco a superare i 5 km orari e ho dovuto scendere dalla bicicletta e spingere. Il tratto da San Sebastian – il primo confine tra Argentina e Cile – a Cerro Sombrero è tutto ripio, cioè sterrato. Qui il vento tirava forte. Ho percorso 40 km circa in 7 ore; ne mancavano ancora una ventina quando ho deciso di fermare la prima jeep che passava e chiedere un passaggio perché ai 5 all’ora voleva dire più di quattro ore ancora alla prima città.  Sono passate almeno quattro ore da quando ho deciso di chiedere un passaggio a quando è passata la prima macchina. Poi in 20 minuti a mo’ di rally due ragazzi fuori di testa mi hanno portato a Cerro Sombrero in men che non si dica. Rapido rapido! – mi dicevano che erano due operai dei giacimenti petroliferi che dovevano prendere l’autobus che li riportava a casa a Punta Arenas e dovevano arrivare prima delle cinque. Musica a tutto volume incuranti dei salti che faceva la jeep…

Da Laguna Azul a Rio Gallegos, 4 dicembre

Finalmente dopo tanto tempo, il vento si è placato. Una volta ripartito da Cerro Sombrero, sempre alle quattro del mattino perché è il momento in cui il vento è più calmo o forse magari non c’è, sono riuscito a fare una bella tappa di 114 km da Cerro Sombrero a Laguna Azul, che è il cratere di un vulcano spento dove si è formato un laghetto spettacolare. Ho montato la tenda qui. Si era alzato un po’ di vento verso sera ma fortuna non tanto. Ho cenato con una zuppa calda, fatto un po’ di foto e quindi a nanna. C’era una famiglia di olandesi con un camper 4×4 e ho visto poi al mattino (sempre alle quattro) che era arrivato un altro camper con targa italiana. Questa tappa è stata veloce e comoda, addirittura con il sole. Ho pedalato in braghe corte e ho già i segni del sole. Da Cerro Sombrero la strada scorreva liscia, finalmente asfaltata e quasi sempre in piano o leggera discesa; sono riuscito a tenere una buona andatura fino allo Stretto di Magellano, dove ho aspettato quasi due ore il traghetto delle 9. Considerato la giornata propizia, ho tentato di arrivare di nuovo al confine con l’Argentina pensando di poter dormire lì, ma i cileni mi dicevano “vai dagli argentini, lì potrai montare la tenda” e gli argentini la stessa cosa. Per fortuna uno mi ha accennato a questo luogo turistico, Laguna Azul, a 1 km da lì, che invece  poi risultati una decina, dove ho potuto passare la notte in completa tranquillità.
Le belle giornate sono rare da queste parti e, dopo che ne hai vista una, aspettati qualcosa di molto diverso… Fortuna che, dopo la giornata di sole senza vento, la pioggia non era così forte. La partenza all’alba mi ha evitato di bagnare la tenda e sono partito con le prime gocce di pioggia, e per fortuna il vento era solo una brezza. E’ stata una tappa normale ma i km del giorno prima mi avevano messo alla prova e la pedalata era un po’ fiacca; per fortuna per arrivare a Rio Gallegos sono solo una sessantina di km. Qui ho programmato un giorno di sosta per visitare il ghiacciaio Perito Moreno. Mi sposterò in bus fino a El Calafate e qui passerò una notte per poi l’indomani, con un altro pullman, visitare il ghiacciaio, con ritorno in serata a Rio Gallegos. Ne ho approfittato per fare scorta di cibo e di materiale. Ho forato più del previsto, così ho ripristinato qualche camera d’aria di scorta e anche le bombole del gas.

Brano corrente

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