30 gennaio 2010
Questa volta parliamo di donne era il titolo di una commedia cinematografica degli anni sessanta che tendeva a raccontare, in modo più o meno ironico, forse un po’ misogino, un mondo femminile in pieno cambiamento.
Utilizziamo quel titolo per portare, invece, l’attenzione su una importante mostra storico-documentaria Donne e lavoro: un’identità difficile. 1860/1960 lavoratrici in Emilia-Romagna, che si inaugura oggi a Imola presso la Salannunziata via Fratelli Bandiera 17/A e del volume che l’accompagna. Parliamo di donne; della fatica infinita delle donne nel raggiungere un’identità e trovare una riconosciuta dignità nel lavoro.
Dall’Unità d’Italia agli anni del boom economico, i primi cento anni dello stato italiano sono stati terreno difficile e importante per la trasformazione della vita femminile e per un inserimento nel mondo del lavoro che fosse progressivamente riconducibile ad una parità, o quasi, con quello maschile. Sempre negli anni sessanta la tv di Bernabei dedicava una rubrica al tema delle donne e del lavoro: cresceva l’attenzione rispetto ad una diversa organizzazione della famiglia, di un’intera vita sociale del Paese che si modificava anche il relazione alla figura femminile. Sempre più la donna si trovava a vivere un doppio ruolo, tra attività fuori casa e pareti domestiche. Chi ha memoria di quegli anni ricorderà, forse, la colonna sonora di quella trasmissione: una canzone dal titolo, già abbastanza eloquente, A casa tornerò.
Anche il duplice impegno della donna, per lo più mal pagata, spesso sfruttata e in posizioni subalterne, emerge dal percorso espositivo di questa iniziativa promossa dalla presidenza della Giunta della Regione Emilia-Romagna e dall’Ibc-Soprintendenza beni librari e documentari in collaborazione con il Comune di Imola, e curata da Rossella Ropa e Cinzia Venturoli. L’iniziativa ripercorre per immagini e temi, in 42 pannelli, i tempi e le fasi dell’inclusione ed esclusione femminile nel mondo del lavoro, individuandone cause e ragioni. Raccontando le difficoltà ad accedere a lavori ritenuti “naturalmente maschili” alla fine dell’Ottocento, la possibilità di esercitare tutte le professioni a partire dalla fine della prima guerra mondiale, i passi indietro fatti durante il periodo fascista e arrivare, infine, al raggiungimento della parità duramente conquistata con le lotte degli anni 1950-1960.
La narrazione prende in esame le caratteristiche degli ambiti lavorativi (i salari più bassi, lo status inferiore, la minore qualificazione) e la loro evoluzione; le riviste, le associazioni e le donne che hanno portato avanti le richieste delle lavoratrici; la legislazione dedicata al lavoro femminile; le conseguenze sulle strutture sociali e sulla mentalità dominante.
Per saperne di più ww.ibc.regione.emilia-romagna.it