25 settembre 2010
Una vita abbastanza breve, ma assai intensa quella di Edgardo Saporetti, nato a Bagnacavallo nel 1865 e morto a Bellaria nel 1909, pittore ad oggi quasi sconosciuto, la cui esistenza è per molti aspetti paradigmatica delle vicende spesso anche tumultuose di tanti artisti vissuti tra la seconda metà dell’ottocento e gli esordi del ventesimo secolo. In un’Italia che cerca di costruire la sua identità politica e nello stesso tempo sente l’importanza e la forza della sua storia culturale.
Il Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo ha realizzato la mostra Edgardo Saporetti. Sguardo sul tramonto dell’Ottocento, a cura di Diego Galizzi, con il supporto dell’IBC, nell’ambito di un programma di recupero e valorizzazione di alcune personalità artistiche native o che hanno operato a Bagnacavallo per continuare ad indagare su quei su fenomeni artistici che sono espressione di questo territorio e che lo qualificano come area nella quale è radicata un’ alta tradizione artistico-culturale.
Bel talento Saporetti, come si può vedere seguendo il percorso espositivo che propone una cinquantina di opere provenienti da tutta Italia e dall’estero. La mostra ripercorre la breve, ma ricca carriera del pittore che in pochi decenni si è confrontato con le più importanti scuole pittoriche d’Italia e d’Europa. Ottenne riconoscimenti in varie città, come Roma, Napoli, Firenze e Londra.
Ebbe la fortuna, grazie ad un padre pittore e docente all’Accademia di Belle Arti di Ravenna e alle relazioni che questi aveva, di formarsi a Roma e poi a Napoli. Soprattutto quest’ultimo soggiorno sarà determinante per la sua crescita perché gli diede l’opportunità di legarsi a Domenico Morelli caposcuola della pittura napoletana del secondo Ottocento. Conobbe presto il successo, ma traversie
personali lo spinsero a lasciare l’Italia e a stabilirsi per alcuni anni a Londra.
Tornato nel suo paese ebbe l’incarico di professore aggiunto di pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze (1903) e gli furono commissionate opere prestigiose : tra queste alcune realizzazioni per Vittorio Alinari, dalle illustrazioni della “Divina Commedia” edita nel 1903 a uno splendido ciclo di Via Crucis.
La mostra odierna giunge esattamente un secolo dopo l’ultima rassegna antologica dedicata al pittore, quella di Firenze del 1910.
Per saperne di più: www.ibc.regione.emilia-romagna.it.