20 gennaio 2014
Lo scorso settembre hanno preso l’avvio a Bologna le celebrazioni del centenario della morte di Alfonso Rubbiani, scomparso il 26 settembre 1913 a Bologna, dove era nato nel 1848. Approfittando della ricchezza degli eventi in corso o che si realizzeranno durante il 2014, abbiamo pensato di raccontare, seppur brevemente, chi fosse Alfonso Rubbiani, nome più che noto tra storici, urbanisti, esperti d’arte, ma certamente poco conosciuto al grande pubblico.
Alfonso Rubbiani, personalità poliedrica, uomo di forti passioni culturali e politiche, fu un cattolico militante e anche la sua sensibilità di credente intride la sua attività di studioso, di restauratore, di giornalista.
Certamente non si può prescindere, guardando l’attuale paesaggio architettonico del centro storico di Bologna, da quegli interventi di restauro da lui diretti tra la seconda metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Tra i tanti ricordiamo quelli dei palazzi Re Enzo, dei Notai, della Mercanzia e la chiesa di San Francesco. Ma anche importanti interventi che hanno contribuito a disegnare l’immagine del territorio – come a Budrio, Bentivoglio, Minerbio, Baricella, Marzabotto, Sasso Marconi, Vergato – e ad imporre un “gusto” che influenzò notevolmente tante architetture firmate ed anonime del territorio bolognese. A lui si deve anche la valorizzazione di molti mestieri e della grande tradizione di artigianato storico artistico di queste aree; era un convinto assertore della sapienza delle mani che si esprime dalla capacità di lavorare la terracotta, alla paziente finezza del ricamo.
Le sue metologie di restauro, il suo progetto, di stampo romantico, di ridare alla città una scenografia medioevale, quella ad essa più propria, affinchè ne ridisegnasse la bellezza più autentica, seppur ricostruita, suscitarono critiche, ma gli valsero anche l’appoggio incondizionato di un intellettuale quale Giosuè Carducci che certamente vedeva nella temperie medievale uno dei momenti più significativi della storia cittadina.
Il grande poeta ritrovava nei progetti di Rubbiani la possibilità di conciliare due esigenze. L’una era connessa al fatto che Bologna doveva essere rimodernata e che potesse acquisire una fisionomia, una viabilità che la ponessero sullo stesso piano delle altre grandi città d’Italia e dell’Europa che stavano completamente rinnovando il loro assetto urbanistico. L’altra voleva che si riscoprisse e si valorizzasse la sua prima identità sedimentata nel medioevo.
Una recente mostra, alla biblioteca dell’Archiginnasio, ha ben messo in evidenza le peculiarità di Rubbiani, la ricchezza della sua vita intellettuale. Un’occasione importante, come molti altri eventi a lui dedicati in occasione del centenario, che aiuta a comprendere la sua attività quale ispiratore del restauro di edifici medievali e rinascimentali nella città e nel territorio, riconsiderandola e inquadrandola nell’ambito delle coeve correnti europee in questo settore.
Si legge nell’introduzione all’esposizione che Rubbiani “inseguiva una sua idea di armonia e di bellezza per Bologna che prevedeva opportuni interventi che la liberassero dalle aggiunte e trasformazioni che nel corso dei secoli avevano sfigurato certi edifici monumentali, alterandone la bellezza originaria”.
Il suo intento era quello di “restituire a quegli edifici il loro volto originario nell’intento, certamente illusorio, ma nondimeno storicamente fondato, di recuperare la scenografia e il mito della città medioevale, privilegiando le forme e le decorazioni dell’architettura locale”.
Rubbiani, geniale protagonista della Bologna a cavallo tra i due secoli, che l’articolato programma di manifestazioni in corso rende familiare anche a chi spesso ha guardato l’epidermide dei nostri monumenti, apprezzando, oppure criticando, alcune soluzioni del centro storico cittadino, senza avere contezza di chi ha contribuito in modo determinante al suo attuale aspetto.
Oggi, a Bologna, Alfonso Rubbiani è per molti il nome di una scuola e di una strada; a tale onomastica non tutti sanno coniugare l’uomo e suoi talenti. Grazie all’impegno di tante Istituzioni, Enti e Associazioni cittadine e della provincia, alla realizzazioni di mostre, seminari, concorsi fotografici, visite guidate, iniziative didattiche pensate per i più giovani, tutti potremo sciorinare una migliore conoscenza del nostro patrimonio e di qualcuno che a questo ha dedicato la sua vita. Buttate un occhio al programma, cari ascoltatori, e poi guardatevi attorno. Non lesinate tempo alla cultura, un saluto da Valeria Cicala