1 ottobre 2011
La parola eresia non vi faccia pensare alle eresie religiose del mondo tardo antico o medievale, l’eresia di cui si parla nella mostra allestita a Bologna presso la Biblioteca dell’Archiginnasio fino al 15 ottobre, è di carattere politico. Riguarda due deputati del Partito Comunista Italiano. Sono trascorsi sessanta anni da quando Aldo Cucchi e Valdo Magnani, si dimisero dal Partito Comunista Italiano e diedero vita ad un’iniziativa politica che rappresenta ancora oggi una questione aperta per la storiografia italiana.
Era il gennaio del 1951 e quella scelta fu un clamoroso caso di dissenso dalla linea del PCI e della maggioranza della sinistra italiana influenzata dallo stalinismo. Erano gli anni della guerra fredda, il mondo era allora diviso in due grandi blocchi, o si era filoamericani o filosovietici. Stalin era al massimo del suo prestigio.?Nonostante ciò i due deputati sostennero pubblicamente che la sinistra doveva prendere le distanze dal “socialismo reale”, imperante nell’Unione Sovietica e negli stati dell’Europa orientale con i regimi a “democrazia popolare”, e rifiutare l’URSS e il PCUS come stato e partito-guida.
Cucchi e Magnani propugnavano le ragioni di una sinistra autonoma e indipendente, impegnata a potenziare la democrazia, ed avevano per orizzonte una società socialista e un Paese fuori dai due blocchi contrapposti.?Contro i pochi che condivisero le posizioni politiche degli onorevoli Magnani e Cucchi – che spregiativamente vennero denominati “magnacucchi”- si attuò un rigido cordone per isolarli e “venne praticata una dura lotta senza esclusione di colpi”. Il gruppo da loro creato assunse il nome di Unione Socialista Indipendente (USI).?Gli avvenimenti del “memorabile” 1956 dimostrarono la validità di gran parte delle tesi politiche dei “magnacucchi”.
Nel suo rapporto segreto, Krusciov rivelò le colpe e i misfatti di Stalin; nell’ottobre e novembre dello stesso anno, poi, le vicende in Polonia e la rivolta popolare ungherese, repressa dall’esercito sovietico, confermarono che in quei paesi si poneva con forza il problema della libertà. Gli eventi internazionali generarono profonde ripercussioni nei partiti della sinistra italiana, tra le quali una ripresa di autonomia del PSI rispetto alle posizioni del PCI.?L’USI, che aveva dimostrato lungimiranza politica nel corso di ben cinque anni di travagliata attività, in quella situazione dovette misurarsi con la limitatezza delle proprie forze e tenere conto delle mutate condizioni politiche. Tutto ciò portò allo scioglimento del Movimento; i dirigenti e i militanti fecero scelte diverse.
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