Pietro Barassi ha 74 anni ed è l’ultima persona di etnia italiana della zona Piatra Neamtz. Suo nonno arrivò in Romania assieme ad altre famiglie di italiani verso la metà del secolo XIX. Tra il 1920 e il
Bicaz, 27 luglio 1997. Dopo quasi una settimana di piogge torrenziali il sole era finalmente riuscito ad apparire tra le nuvole. Il tempo era ancora incerto sebbene verso pomeriggio, dietro le imponenti montagne che fanno guardia alla piccola cittadina, non ci fossero che nuvolette sparse a promessa di una giornata più calda. Con l’anima in gola sono andato alla ricerca dell’ultimo italiano della regione.
Pietro Brassi ha 74 anni e abita in via Ciungi n.17. Quando sentì che ero venuto a trovarlo per fare un reportage sulla vita degli italiani di quest’angolo del mondo, mi accolse calorosamente e fin sul portone iniziò a raccontarmi di lui e dei suoi amici della stessa minoranza. Venni a sapere che lui era l’ultimo erede della tradizione dei “Taliani” di questa regione. Pietro Barassi mi raccontò che suo nonno era arrivato dall’Italia verso il 1850 e insieme con altre famiglie aveva preso dimora in Dobrogea. Tutti gli italiani erano maestri costruttori. Verso la fine del secolo, circa 60 famiglie tra le quale anche i Barassi si trasferirono a Piatra Neamtz (Pietra Tedesca). In quel periodo la zona cominciò a svilupparsi sempre di più.
Scultori della pietra, costruttori rinomati in tutta l’Europa furono chiamati a dare quell’aspetto unico agli edifici della regione. Tuttora può essere ammirata l’arte dei costruttori italiani. A Piatra Neamtz esistono ancora edifici da loro costruiti che sono sfuggiti dalla rabbia distruttiva del comunismo. Tutte le località tra Piatra Neamtz e Bicaz hanno stazioni ferroviarie che portano le impronte dei maestri muratori italiani; quella di Bicaz è considerata anche monumento architettonico.
Pietro Barassi nacque nel
Durante la Guerra, la maggior parte dei giovani si fecero arruolare nell’esercito italiano e coloro che sopravvissero andarono a vivere nel Paese di origine. Malgrado tutto questo, nella regione rimase un numero abbastanza grande di etnici italiani. Fino al 1953, Pietro Barassi fece il misuratore alla Diga di sbarramento di Bicaz. In quell’anno il presidente del sindacato lo informo “cortesemente” che a cominciare del giorno successivo era licenziato perché aveva la cittadinanza italiana. Il Comunismo cominciò a mostrare gli artigli. All’etnia italiana venne vietato l’uso della lingua materna e alla maggior parte di loro, per costringerli a rinunciare alla loro cittadinanza, venne assegnata un’abitazione fortuita. Ogni giorno la vita diventava sempre più difficile. Pietro Barassi assieme alle poche famiglie di italiani rimaste a Bicaz – i fratelli Eram (Zeppe, Gregorio, Tonuz e Rudi, Paulon e Berini) – proposero di andare via. Però era troppo tardi. La dittatura rossa si era instaurata troppo profondamente in Romania. Dopo quasi un anno di privazioni e persecuzioni, Barassi rinunciò alla cittadinanza italiana. La concessione fatta porto in cambio un po´ di speranza alla sua famiglia. Essendo un amante dello sport, egli fu nominato responsabile sindacale di questo campo. Nel 1960, quando si trasferì a lavorare come elettricista alla Fabbrica di Cemento, fondò insieme con altri colleghi la prima associazione di alpinismo.
Oggi, Pietro Barassi ricorda affettuosamente la sua infanzia quando le famiglie di “taliani” andavano di domenica fuori città nella radura della foresta, accompagnati dai suoni inconfondibili della fisarmonica, ballavano e cantavano tutta la giornata fino a quando il sonno li coglieva. Tutti gli italiani sapevano suonare la fisarmonica: un’altra cosa che non può dimenticare è quel sentimento inconfondibile di unità e di partecipazione alla vita dell’intera comunità che provavano gli italiani di quei tempi.
“Oggi, è difficile a trovare questa virtù”, dice lui. Gli occhi del vecchio Barassi non intravedono più che contorni vaghi e ombre. Adesso per lui, L’Italia è rimasta un desiderio non esaudito per il quale ha smesso di sperare. Malgrado tutto questo, egli è contento. Ha due figli – un maschio e una femmina – e cinque nipoti tra quali due hanno il suo cognome. Tutti i discendenti di Barassi hanno visto oppure vedranno L’Italia. Attraverso loro, l’ultimo “taliano” di Bicaz realizzerà il suo sogno.
Emanoil Arhip
Iassy – Romania