Se aprite una porta in Brasile, la maniglia è quasi sicuramente Papaiz. E anche in altri paesi americani, del nord e del sud, e in Asia, dove Luigi Papaiz aveva diffuso il suo impero economico nel settore delle serrature. Luigi Papaiz non ha fatto in tempo a vedere l’alba del 2004: è morto qualche giorno prima nella sua casa di Bologna, dove si era ritirato a vivere alla fine di una carriera di successo, stimato e ricordato da tutti non solo come imprenditore ma anche come benefattore e mecenate.
Papaiz era stato premiato come “ambasciatore” dell’italianità all’estero il 3 settembre 2003 al Vittoriano di Roma dal ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia. Il riconoscimento aveva reso felice la comunità italo-brasiliana di cui Papaiz era il più prestigioso rappresentante.
Nato nel
Ha rappresentato al meglio l’intelligenza e lo spirito d’iniziativa dei nostri emigranti, creando dal nulla un impero della serratura e conquistando mercati sempre più vasti, in Brasile e all’estero.
E’ stato lui, sbarcato con pochi soldi nel porto di Santos nel
Serrature, serramenti, infissi, sistemi di sicurezza ad alta tecnologia: l’impresa di Papaiz agli inizi degli anni ’80 era diventata una holding che esportava in 40 paesi del mondo, con filiali commerciali in Canada, Stati Uniti, Argentina e in Asia.
Oggi il Gruppo Papaiz ha ben tre unità produttive, tre grandi stabilimenti industriali dotati delle più avanzate tecnologie: la Papaiz,
Convinto cattolico, Luigi non ha mai scordato gli insegnamenti appresi dai Salesiani a Bologna e ha utilizzato la propria ricchezza a beneficio della comunità italiana, attraverso opere di beneficenza e solidarietà, a partire dal “Creche Dom Bosco”, il giardino d’infanzia inaugurato nel 1982 insieme alla fabbrica di Diadema. Da semplice luogo di custodia dei bimbi dei suoi operai, il Dom Bosco è diventato una vera e propria scuola con attività di alfabetizzazione e socializzazione per i figli dei dipendenti, totalmente gratuita.
Le iniziative benefiche e di mecenatismo hanno più volte riguardato la comunità emiliano-romagnola di San Paolo, verso la quale l’industriale ha sempre dimostrato grande affetto. Papaiz ha contribuito alla creazione di “Piazza Italia” a San Paolo e alla costruzione della nuova sede della “Eugenio Montale”, la scuola italiana della metropoli brasiliana: uno splendido edificio dalle linee modernissime come le costruzioni delle sue fabbriche.
“Avendo frequentato l’Istituto Salesiano a Bologna – ha spiegato Papaiz – ho ricevuto un’impronta di sensibilità verso i problemi sociali”. L’esperienza presso i Salesiani, dove ha frequentato il corso di tecnico industriale, è stata per lui fondamentale. “Tengo a sottolineare sempre – amava ripetere – che non ho avuto pace fino a quando non ho potuto costruire accanto alla mia fabbrica una cappella in onore di Don Bosco”. La cappella, un progetto avveniristico poggiato sull’acqua, è stata inaugurata nel 1988, centenario della morte del santo: Papaiz era felice come quando aprì la sua prima fabbrichetta.