Inauguriamo con questa puntata una serie di letture tratte da un libro molto interessante sull’emigrazione parmense, recentemente uscito presso l’editore Diabasis di Reggio Emilia. Si tratta di “Per procacciarsi il vitto” di Giuliano Mortali e Corrado Truffelli. Grazie a un vasto lavoro di ricerca effettuato presso gli archivi di Stato e parrocchiali, gli autori ricostruiscono la storia dell’emigrazione parmense, in particolare dalle valli del Taro e del Ceno, dall’ancien régime al Regno d’Italia. La storia che viene raccontata è spesso la cronaca di vite assillate da problemi e povertà per noi quasi inimmaginabili. Ma è anche la fotografia di una grande capacità di reazione, di un’intraprendenza che la nostra montagna ha sempre dimostrato. Dal microcosmo dell’Appennino parmense è partita gente coraggiosa, che si è inventata in giro per il mondo i mestieri più disparati per sopravvivere. Erano quasi dei “professionisti” dell’emigrazione, i nostri valligiani, con uno spiccato senso dell’avventura. Per questo alle vicende umane raccolte nel libro di Mortali e Truffelli ci si appassiona come ad un romanzo.
1^ PUNTATA – Giuseppe scappa con la scimmia
Giuseppe Leporati d’anni 12, figlio di Pietro, contadino di Porcigatone, venne dato in consegna nel
L’Antonelli ritornò nel 1851 senza il giovane Leporati, dicendo “di averlo perduto” a Screchen, luogo distante circa dieci miglia da Vienna (Schwechat, che dista
Mentre venivano avviate le ricerche dei due giovani, giungeva all’Antonelli una lettera da Pesth da parte di Luigi Dallara, in data 30 gennaio 1851: «carissimo amico vengo con queste due righe a darvi buone notizie cioè buone e cattive che verso le feste del Santo Natale mi incontrai il vostro servo più piccolo che era già verso Pesth a un borgo detto Rapa (forse Papa, circa
Si apriva una fitta corrispondenza tra il Direttore Generale dell’Ordine Pubblico e 1’Alto Buongoverno e il Barone Ward, Ministro residente di Sua Altezza Reale l’Infante Duca di Parma a Vienna. Il 10 marzo 1851 risultava che il giovane Leporati avrebbe dovuto trovarsi a Temisvar, en Hongrie, in compagnia del nominato Luigi Dallara che lo aveva accolto presso di lui e, nel medesimo tempo, aveva pregato il Governo Imperiale di dirigere il detto giovane verso il suo paese natale per consegnarlo alla frontiera alle autorità parmigiane. <<Anche Antonelli Antonio, munito di passaporto, trovasi tuttora presso certo Cavacciuti Giovanni, e precisamente Limbergo di Gallizia, che appena saputo lo smarrimento del Leporati, esso ne diede avviso alla Polizia di Vienna Reichstad (luogo distante trenta miglia dalla città) nonché a tutte le autorità degli altri paesi nei quali passava quando tosto mosse in traccia del giovinetto».
Tra i connotati del Leporati, mandati al Barone Ward a Vienna per le ricerche, si può leggere: «Statura: Cresente; segni particolari: gli mancano i denti incisivi della mandibola superiore»; pur non essendovi documenti relativi al ritorno in patria dei due giovani, si può supporre, e sperare che la loro avventura sia andata a buon fine.