Il Simbolismo, una delle più importanti correnti artistiche della fine del XIX secolo, è protagonista dal 18 febbraio al 20 maggio in una mostra a Ferrara, a Palazzo dei Diamanti. L’esposizione è organizzata da Ferrara Arte, in collaborazione con
La retrospettiva, che comprende circa cento opere, va a colmare una lacuna del panorama espositivo italiano che da circa 40 anni non si occupava del simbolismo.
Il 18 settembre 1886 il supplemento letterario di “Le Figaro2, quotidiano francese, pubblicava il manifesto del Simbolismo firmato dal poeta Jean Morèas.” In questa nuova arte” – annunciava Moréas – “gli aspetti della natura , le umane azioni, tutti i fenomeni concreti non si estrinsecano in se stessi: si tratta di apparenze sensibili destinate ad esprimere le loro affinità esoteriche con le idee primordiali”. E’ l’atto ufficiale di un movimento che, sospeso tra il rimpianto di un paradiso perduto e abitato da angeli e demoni, dei ed eroi e la volontà di dare espressione akll’inquioeta sensibilità contemporanea, investirà come un’onda la cultura europea, affermandosi come una tendenza del gusto.
L’ allestimento cronologico delle opere esposte al Palazzo dei Diamanti di Ferrara ripercorre i momenti più salienti da Moreau a Gaugain a Klimt, di quella eccezionale stagione artistica, facendola rivivere attraverso alcuni dei suoi temi più ricorrenti: la vita e la morte, lo scorrere del tempo, il sogno e la riflessione, il mistero e i grandi miti.
Ma sentiamo con Andrea Buzzoni, dirigente per i beni culturali del comune di Ferrara com’è nata questa esposizione.
Intervista ad Andrea Buzzoni
Le sezioni della mostra
La prima sezione del percorso è dedicata ai “precursori” del movimento, quegli artisti visionari che, poco dopo la metà dell’Ottocento, anticiparono la sensibilità simbolista creando opere gremite di simboli e raffinate allegorie. Tra loro spiccano: Moreau, con la sua la pittura preziosa ed erudita (L’apparizione); Puvis de Chavannes, autore di ieratiche rievocazioni di una perduta età dell’oro (Fanciulle in riva al mare); Böcklin, inventore di atmosfere sospese e romantiche (Sera di primavera); Rossetti, che dipinse fanciulle dalla bellezza ideale (Beata Beatrix); Burne-Jones, le cui ambientazioni in leggendari mondi cavallereschi stregarono il pubblico del tempo (La principessa addormentata); e Rops, ideatore di raffigurazioni ironiche e dissacratorie (
Quando nel
La parte conclusiva della mostra illustra il perdurare dell’estetica simbolista oltre la soglia del Novecento. Accanto ad alcuni celebri maestri italiani, come Previati (Paolo e Francesca), Segantini (L’amore alla fonte della vita) e Pellizza da Volpedo (Lo specchio della vita), in questa sezione sono presenti Kupka e Mondrian (Fiore della passione), con opere del loro primo periodo simbolista, Munch, con due capolavori della maturità che preannunciano l’espressionismo (Ragazze sul ponte; Gelosia II), e, infine, gli artisti gravitanti nell’ambiente della Secessione viennese. Fra questi, List, Hodler (Il sentimento) e Klimt (Le tre età della donna), creatore di meravigliosi dipinti in cui il significato simbolico è affidato alla contrapposizione tra la preziosità delle linee e dei colori ed elementi figurativi di peculiare realismo.