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Le lasagne di nonna Vera Frani

Così un prodotto tipico regionale porta il sapore di casa da Cesena, al Belgio e fino all’Argentina

Cari ascoltatori eccovi ancora insieme a Marina Leonardi per una nuova trasmissione dedicata ai prodotti tipici del nostro territorio. Oggi prendiamo a pretesto uno dei piatti più tipici della nostra gastronomia, le lasagne al forno per raccontarvi una bella storia.

C’è una tradizione che si tramanda da qualche anno a Viedma, città della Patagonia argentina dove vive una bella comunità di discendenti emiliano romagnoli. Tra questi c’è Rebeca Belloso, la cui bisnonna è arrivata fino lì agli inizi del secolo dalla provincia di Rimini e suo marito, Marco Foschi nato in Belgio ma anche lui di origini romagnole. Marco e Rebeca si sono conosciuti a Bologna durante un corso di formazione in giornalismo organizzato dalla Consulta degli emiliano romagnoli nel mondo, che tra l’altro tenevo proprio io, si sono innamorati e dopo un po’ di vai e vieni, Marco è andato a vivere in Argentina e si sono sposati. Da quando Marco vive al di là dell’Atlantico ha preso l’abitudine, per la festa della mamma, di preparare le lasagne, assieme ai loro figli Olivia e Andres. Ma non sono lasagne qualsiasi, sono le lasagne della ricetta che gli ha tramandato sua nonna Vera Frani. E qui parte un’altra storia.

Dovete sapere che la nonna di Marco, Vera Frani appunto, è nata nel 1932 a Rimini, ma è cresciuta a Cesena (Borello), dove ha fatto le scuole e ha cominciato a lavorare come domestica. Nel 1948 il nonno Domenico emigra in Belgio per lavorare nelle miniere di carbone. A Natale del 1948 si traferisce in Belgio tutta la famiglia Frani. Vera si ricorda ancora che faceva molto freddo e che ha pianto tanto guardando la città di Charleroi, dove tutto era nero, per il carbone e le industrie. A 16 anni Vera trova impiego in una fabbrica dove si lavoravano i metalli e dove facevano cucchiai, tra altre cose. Era un ambiente di lavoro molto duro, rumoroso, pieno di operai che lavoravano senza protezioni e lei non parlava il dialetto francese di quella regione ( il "vallone"). Lavorando in quelle condizioni Vera ha perduto un pezzo di dito (la falange del indice della mano destra), schiacciato dall'apparecchio di lavoro (una pressa).

Vera conosce suo marito, Giovanni Foschi in Belgio, ma anche lui era nato a Cesena (Luzzena), circa 6 chilometri da Borello. Dunque le loro famiglie si conoscevano. Aspettano i 18 anni di Vera per sposarsi. A 19 anni Vera che lavorava sempre  in una fabbrica, deve smettere perchè resta incinta. Dopo la nascita del bambino, Edgardo Foschi, padre di Marco, nel 1951, torna a lavorare ma come lavoratrice domestica e badante, da un architetto e 8 anni dopo nasce il loro secondo figlio, Claudio Foschi. Alla fine degli anni 60 la nonna Giuseppina ritorna in Italia e tre delle sorelle di Vera partono per il Canada, dove abitano ancora. Vera e Giovanni fanno studiare i loro figli, che diventano professionisti, Edgardo medico e Claudio dottore in geografia.

Vera e Giovanni tra loro parlano il dialetto romagnolo e lo spirito dell'Emilia Romagna abita ancora a casa loro ed è vivissimo. Vera ha trasmesso il suo amore per la Romagna attraverso il cibo, la tavola generosa e accogliente, sempre pronta per i suoi.  Oltre al fatto di essere cresciuto nella sua cucina, Marco ha chiesto alla nonna Vera la ricetta della sfoglia quando ha lasciato casa sua, prima di partire per l’Argentina, nel 2005. Questo impasto "base" serve per fare sia i tortelli, sia i capelletti, sia le lasagne. Come vi dicevo all’inizio, per il giorno della mamma in Argentina (la domenica del 19 ottobre) come tutti gli anni dal 2005 a oggi Marco ha fatto le lasagne romagnole insieme al figlio della sorella di Rebeca, anche lui di origini emiliano romagnole e che così ha imparato la ricetta. Dice Rebeca: Erano "quasi" tanto buone come quelle della nonna ed erano certamente un omaggio a lei, come ogni volta che Marco fa la pasta: lo fa pensando a lei!

La ricetta delle lasagne di Vera Frani è presto detta. Per fare la sfoglia serve 1 etto di  farina per ogni uovo, poi bisogna impastare bene e tirare la pasta sottile. Per il ripieno servono invece, una besciamella fatta con latte, farina e burro, un buon ragù alla bolognese e tanto parmigiano reggiano. Et voilà. Così semplice e così piena di sapore, di vita, di amore, come nonna Vera.

Queste storie che parlano di sapore della memoria, dei ricordi di casa legati ai piatti tradizionali e ai prodotti della propria terra sono sempre commoventi. Ringrazio Rebeca Belloso e Marco Foschi per la bella storia che hanno voluto condividere con noi e, sulle note del mitico chitarrista belga Django Reinhardt  vi do appuntamento alla prossima trasmissione. Un saluto da Marina Leonardi .

 

 

 

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A cura di Marina Leonardi

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