22 marzo 2011
Cari ascoltatori, è in scena fino al 23 marzo, al Teatro delle Passioni di Modena dove ha debuttato la settimana scorsa Freddo lo spettacolo del drammaturgo svedese Lars Norén, con la regia di Marco Plini, prodotto da Emilia Romagna Teatro Fondazione.
Il testo affronta le questioni, attualissime e particolarmente vive nei paesi scandinavi, del razzismo e della xenofobia, in un momento nel quale la situazione politica, che registra la crisi del modello socialdemocratico, ha rinfocolato rigurgiti nazionalistici, soprattutto da parte di giovani, e non solo di estrazione popolare. Non a caso, Norén, attento osservatore della società contemporanea, ha scritto il testo dopo un´esperienza di lavoro di alcuni anni in case di reclusione svedesi.
La storia narra di tre ragazzi adolescenti che si ritrovano in un bosco a festeggiare la chiusura dell’anno scolastico, con relative bevute di birra e cori nazisti. Con le loro teste rasate e i loro grotteschi simboli nazisti tatuati sul corpo, potrebbero apparire solo come tre giovani inquieti il cui unico scopo è quello di perdere tempo. I loro discorsi sembrerebbero riflettere la situazione della Svezia di fine millennio, un po´ spaventata dall’arrivo degli immigrati, vissuti come possibili ‘inquinatori’ del vero sangue svedese. Ben presto si capisce, però, che i tre amici non sono lì senza un motivo: sono infatti in attesa di Kalle, un loro compagno di scuola di origine coreana, adottato da una benestante famiglia svedese. Così, l’arrivo di Kalle innesca un crescendo di tensione e violenza che culminerà nel più tragico degli epiloghi.
Freddo è un atto di denuncia, un contributo alla riflessione su una cultura della tolleranza sempre più necessaria ed urgente in una società globalizzata come la nostra. Dopo le recite modenesi di stasera e domani sera 22 e 23 marzo, lo spettacolo sarà al Teatro Testoni di Casalecchio di Reno (29-31 marzo), al Teatro Herberia di Rubiera (1 aprile) e al Bonci di Cesena (19 e 20 aprile).
E lasciamo la parola al regista Marco Plini:
intervista a Marco Plini
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