28 febbraio 2012
Cari ascoltatori eccoci oggi alle prese con uno dei più grandi titoli del repertorio verdiano, La Traviata. Gli appassionati di lirica emiliano romagnoli hanno la fortuna di avere sotto mano due diversi allestimenti dell’opera, uno in cartellone al Teatro Comunale di Bologna fino all’11 marzo e l’altro a Modena il 14 e il 16 marzo e a Piacenza dal 23 al 25.
La Traviata è il secondo titolo della stagione d´opera e balletto del Teatro Comunale di Bologna. Si tratta del fortunato allestimento dello stesso teatro bolognese che debuttò nell’ottobre 2010 e che si sta rappresentando nella Sala del Bibiena dal 22 febbraio scorso.
L´Orchestra e il Coro sono diretti da Michele Mariotti e la regia è di Alfonso Antoniozzi, un celebre baritono che da qualche anno si cimenta nella regia d´opera, e che per il Comunale ha realizzato un riuscito Don Pasquale, alcuni anni fa. Le scene sono di Paolo Giacchero e i costumi di Claudia Pernigotti.
Costruita dal maestro di Busseto su libretto di Francesco Maria Piave, tratto dal dramma La dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio, La Traviata torna quindi sul palcoscenico del Teatro bolognese nell´ambientazione ideata da Antoniozzi, immersa in un´atmosfera da “dolce vita” felliniana, negli anni Cinquanta.
“Paradossalmente – spiega Antoniozzi nelle note di regia – è proprio la popolarità della Traviata il più grosso ostacolo di costruzione registica: si rischia di non guardare al libretto e alla musica con l’attenzione e la sorpresa che si dedicherebbero a un lavoro meno insito nel nostro dna musicale […]”. Antoniozzi, con grande rispetto dell’opera di Verdi, e consapevole dei rischi che qualsiasi regista incontra affrontando un capolavoro tanto importante del nostro repertorio musicale, si è preoccupato innanzitutto di raccontare una storia: “[…] ogni capolavoro offre a chi ne fruisce diversi piani di lettura. Il primo, ossia il più semplice, è la trama. […] Questo piano di lettura, per semplice che sia, va raccontato. […] Una volta assolto il compito di raccontare la trama agli spettatori, […] comincia la seconda parte del lavoro, ossia scegliere quale dei molteplici altri piani di lettura possibili faccia al caso dell’allestimento. […] La Traviata mette alla berlina l’impossibilità di una parte della società a riconoscere il diverso da sé come uguale, capace di uguali sentimenti, di uguali sofferenze, di uguali speranze, di uguali sogni. […] E, ragionando per stereotipi e condannando a priori, si finisce per diventare noi stessi il più grande ostacolo alla felicità altrui. […] La mia scelta per questo spettacolo bolognese è stata dunque quella di raccontare l’emarginazione di un essere umano per colpa della cecità di altri esseri umani. Lo spettacolo diretto da Antoniozzi mette quindi l’accento sulla solitudine della protagonista, che nel terzo atto diventa esistenziale e metafisica. “Nella Traviata che vi presento, unica forzatura al libretto verdiano, – conclude Antoniozzi – Violetta morirà sola. Tutto quello che accade nel terzo atto è frutto dell’immaginazione di una donna che va via, in attesa che la società le conceda una redenzione che non arriverà mai. […]”.
Sul palco bolognese, nel ruolo di Violetta si alternano la spagnola Yolanda Auyanet e Cinzia Forte. In quello di AlfredoGiuseppe Gipali e Javier Tomè Fernandez, mentre Giorgio è interpretato da Stefano Antonucci e da Sergio Bologna.
Info: 051 529019 http://www.tcbo.it
E’ invece un nuovo allestimento della Traviata quello che esordisce sul palco del Teatro Comunale di Modena il 14 ed il 16 marzo e di Piacenza dal 23 al 25, e coprodotto dai due teatri, che spessono usano la sinergia per i loro allestimenti.
Questa Traviata porta la regia di Rosetta Cucchi e la messa in scena di Tiziano Santi. L’impianto registico è teso a evidenziare la dimensione psicologica, sentimentale e sociale dei personaggi, un aspetto del teatro verdiano che lo rende di estrema attualità ancora oggi e che, a metà dell’Ottocento, rappresentò una novità assoluta.
La partitura è affidata all’ Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna, diretta dal Maestro Pietro Rizzo e al Coro Lirico Amadeus.
“Personaggi intrappolati in eleganti gabbie – racconta la regista – che sono le loro esistenze, fatte di solitudini infinite, convenienze sociali e fragili compromessi con il destino. Nella mia Traviata ho voluto inasprire il sentimento della solitudine di una donna che, come una bambola tirata dai fili di un destino da lei stessa scelto, sfiora continuamente nella vita una moltitudine di anime senza mai incontrarle veramente, fino a quando un uomo riesce a toccarla, a entrare nella sua scatola, a insinuare in lei il sospetto che da quel luogo dell’anima si possa uscire, con le proprie forze.”
Il soggetto de La traviata era stato tratto da Verdi da un dramma all’epoca molto discusso di Alexandre Dumas figlio, La dame aux camelias, che racconta la storia vera di giovane cortigiana che si era data al vizio nella Parigi degli anni Quaranta.
Ricordiamo che su libretto di Francesco Maria Piave La Traviata fu rappresentata per la prima volta il 6 marzo del 1853 al Teatro la Fenice di Venezia incontrando fin da subito il freno della censura che ne impose il cambiamento del titolo in Amore e morte, e riscontrando un clamoroso insuccesso, dovuto in parte all’inadeguatezza dei cantanti, in parte all’audacia del soggetto.
Il successo venne l’anno dopo sempre a Venezia al Teatro San Benedetto, con un nuovo cast di cantanti, e retrodatando di un secolo l’ambientazione, per assecondare i pudori del pubblico.
E mentre ci siamo segnaliamo agli appassionati di verdi, che sempre a marzo il 27 e il 30 al Teatro Comunale di Modena andrà in scena l’Aida nell’allestimento nato in occasione del Festival Verdi di Parma del 2005, che riscosse in seguito un successo internazionale.
L’Opera, in coproduzione con Fondazione I Teatri di Reggio Emilia e Fondazione Teatro Comunale di Modena, si avvale dell’Orchestra e del Coro del Teatro Regio di Parma diretto dal Maestro Antonio Fogliani. Lo spettacolo nasce da un’idea di Alberto Fassini, ma fu realizzato interamente da Joseph Franconi Lee in seguito alla scomparsa di Fassini, con le scene di Mauro Carosi.