7 gennaio 2014
Cari ascoltatori, in questa prima trasmissione del 2014 dedicata allo spettacolo nella nostra regione torniamo a Finale Emilia, sotto la tensostruttura che da oltre un anno ormai sostituisce il Teatro Sociale danneggiato dal terremoto. Nell’ambito della rassegna Teatro solidale organizzata dalla Regione Emilia Romagna e da Ert l’11 gennaio va in scena lo spettacolo con cui Mario Perrotta, che ne è anche l’autore, ha conquistato il recente Premio Ubu per il miglior attore, “Un bés-Antonio Ligabue”. In Emilia-Romagna, nel novembre scorso, è stato il Teatro Sociale di Gualtieri di Reggio Emilia il primo ad avere ospitato, lo spettacolo che questo eccezionale talento del teatro di narrazione ha creato, ispirandosi alla vicenda umana e artistica di Antonio Ligabue, e avviando un progetto triennale (2013-2015) a lui dedicato. La scelta di Gualtieri era quasi scontata, avendo Ligabue vissuto a lungo nei dintorni del paese sulle rive del Po, e avendo il Teatro Sociale scelto di partecipare attivamente al progetto, che si sviluppa in tre stadi e ruota intorno alla figura dell’artista e al suo rapporto con i luoghi che segnarono la sua esistenza: in primo luogo la Svizzera, dove egli nacque e visse fino ai diciotto anni; e ancora il suo paesaggio interiore e lo stesso paese di Gualtieri, appunto, dove produsse gran parte dei suoi quadri e delle sue sculture.
Il primo esito di questo percorso è appunto “Un bés – Antonio Ligabue”, una storia di marginalità, arte e follia di cui Mario Perrotta è autore e interprete. Una riflessione sulla solitudine dell’uomo Ligabue, sul suo stare al margine, anzi, oltre il confine. Sulla lacerazione di un’anima consapevole di essere un rifiuto della società e al contempo un artista.
E se Mario Perrotta si è aggiudicato il Premio Ubu come migliore attore, lo spettacolo Pantani di Marco Martinelli ha conquistato invece l’Ubu per la miglior drammaturgia. Una buona occasione per dare la possibilità alla compagnia ravennate di riprendere lo spettacolo, che ha debuttato lo scorso anno e a cui abbiamo dedicato un ampio approfondimento. Pantani sarà a Vignola, al teatro Ermanno Fabbri, l’11 gennaio alle ore 21e inoltre al Teatro Comunale della città del grande ciclista, Cesenatico, il 23 gennaio, per poi ripresentarsi in regione allo Storchi di Modena (1-2 marzo), al “Pubblico” di Casalecchio di Reno (4-5 marzo), al Novelli di Rimini (7-9 marzo), all’Ariosto di Reggio Emilia (1-2 aprile) e al Diego Fabbri di Forlì (9 maggio).
Pantani è una veglia funebre e onirica, affollata di personaggi: non a caso lo spettacolo impegna tutta la compagnia, compresi i suoi interpreti più noti, che sono Ermanna Montanari e Luigi Dadina, e sembra ripercorrere, coi ritmi di un antico rito, le più esaltanti imprese del campione divenuto leggenda. E’ davanti al cadavere insepolto dell’amato figlio, come se incarnassero un’Antigone dei giorni nostri, che i genitori di Marco Pantani, Tonina e Paolo, figure archetipiche di una Romagna anarchica e carnale, invocano senza pace verità sulla tragedia che li ha colpiti. Non a caso la riflessione di Martinelli prende le mosse dalle dure, ma composte parole della madre del ciclista, all’indomani della tragedia: “Non lo so quello che è successo a Madonna di Campiglio, ma scoprirò la verità. Pagherò se c’è bisogno, ma lo verrò a sapere, perché è là che gli è piombata addosso la vergogna, e di quello è morto”. dalla vicenda di una famiglia distrutta da una privatissima tragedia che lo sguardo si allarga alla dimensione più vasta del contesto sociale di questi nostri giorni che, come un idolo sanguinario, sembrano pretendere sacrifici e capri espiatori. Ed è appunto nelle viscere delle dinamiche della società di massa che affonda la scrittura di Marco Martinelli, una scrittura dicevamo premiata con l’Ubu.
Potete trovare maggiori informazioni sul sito www.emiliaromagnateatro.com