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18 Novembre 2008 | Spettacoli in Emilia-Romagna

Bologna Jazz: bilancio positivo del festival

A cura di Vanni Masala

18 novembre 2008

Si è concluso con le note di un pianoforte, così come era iniziato, il Festival Jazz di Bologna edizione 2008. Ma quanta strada tra le due esibizioni: quella di apertura, affidata alle mani di Herbie Hancock, e quella di chiusura consegnata all’estro di Stefano Bollani.
Ma il teatro delle Celebrazioni di Bologna, dove si sono consumati gli eventi centrali del Festival, ha riservato ad entrambi la stessa sorte: tutto esaurito e lunghe liste d’attesa per accaparrarsi gli ultimi biglietti rimasti.

L’inaugurazione con Herbie Hancock ha rappresentato molto per gli innumerevoli fans del pianista afroamericano. La stella dell’autore di Maiden Voyage ha brillato in ogni suo aspetto, grazie ad una scelta di programma con cui l’artista ha attraversato con le proprie composizioni gli ultimi 40 anni della storia del jazz. Dagli esordi “hard bop” con Miles Davis sino alla svolta del jazz-rock, che Herbie ha tracciato con uno dei gruppi più apprezzati, gli “Headhunters”. Non sono poi mancate le escursioni intimistiche, e nemmeno un’ultima stagione di maturità e grande padronanza della struttura compositiva. Un concerto per appassionati ma anche per chiunque ami l’ottima musica. Una nota speciale ha meritato la grande bravura di Terence Blanchard, trombettista e compositore di colonne sonore che ha affiancato il gruppo con grandissima perizia.

La musica è cambiata la sera successiva, grazie al quintetto del contrabassista Dave Holland. Forse meno bravura tecnica negli accompagnatori, ma grande libertà compositiva e intrecci improvvisativi garantiti dalla straordinaria lucidità musicale del leader.

In senconda serata, Holland – peraltro anch’egli “figlio” musicale di Miles Davis – ha lasciato spazio al pianista Cedar Walton, che è stato insignito del premio alla carriera intitolato allo scomparso manager Alberto Alberti.
Una salto di una settimana, tra concerti nei jazz club di Bologna e Ferrara e proiezioni cinematografiche dedicate alla musica improvvisata, per arrivare alla seconda tranche di concerti sul palco centrale delle Celebrazioni.
Il 14 novembre è stato adeguatamente celebrato il cinquantesimo anniversario dalla nascita della Bossanova, stile musicale brasiliano che ha contaminato profondamente il jazz moderno, e che da esso ha ricevuto lo stesso favore.

Sul palco il cantante Milton Nascimento, accompagnato da un gruppo in cui spiccavano il figlio ed il nipote di Antonio Carlos Jobim. Il pubblico ha accolto piuttosto freddamente (a parte una nutrita colonia di brasiliani) un’esibizione che da molti è stata vista fuori contesto in un festival destinato all’espressione jazzistica. Assoluta la bravura di Nascimento, che ha proposto col suo inconfondibile falsetto i suoi più grandi successi ma anche qualche classico immortale del repertorio brasiliano.

Il 15 serata conclusiva del Festival, col gruppo di Stefano Bollani. Il pianista toscano doveva essere accompagnato tra gli altri dal trombettista Enrico Rava, che non ha potuto partecipare essendosi sottoposto ad un lieve intervento chirurgico. L’assenza, pur pesante, è stata fatta passare in secondo piano dalla bravura di Bollani, che oltre essersi esibito in solo e col proprio quintetto, ha accolto sul palco gli ospiti speciali Irene Grandi e David Riondino, coi quali ha svolto alcuni brani accolti con grandi applausi.
Due ore e mezza di concerto salutati da una standinding ovation, che rappresentano un ottimo viatico per l’edizione che verrà.

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