24 febbraio 2009
“Ulisse è il migrante, il curioso, il guerriero, il naufrago”, parola di un esule per scelta: César Brie. Il regista della compagnia boliviana Teatro de los Andes presenta a Modena il suo nuovo, attesissimo spettacolo Odissea, prodotto in collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazione e Fondazione Pontedera Teatro.
Dopo tre anni di intenso lavoro, ecco infine l’Odissea in scena al Teatro delle Passioni, dal 24 febbraio all’8 marzo. César Brie è stato definito un teatrante di frontiera, un apolide ribelle, in esilio dall’Argentina per necessità, quando dovette sfuggire giovanissimo alla dittatura militare negli anni Settanta, e per vocazione, quella che lo ha sempre spinto da un paese all’altro, dal Sud America all’Italia, dal Nord Europa e poi di nuovo indietro in Bolivia, muovendosi con spirito inquieto tra numerose esperienze teatrali.
Odissea è il suo ultimo spettacolo, frutto di un lavoro di ricerca condotto con i suoi attori che negli ultimi vent’anni ha portato alla creazione di grandi successi presentati puntualmente a Modena: Ubu in Bolivia (1994), Iliade (2000), Dentro un sole giallo (2005) e Otra vez Marcelo (2006).
Ora arriva l’Odissea “il racconto dei racconti agli albori dell’uomo”, in cui ogni attore incarna numerosi personaggi mentre Ulisse rappresenta “tutti gli artisti, nel loro perenne viaggio attraverso le forme, tutti gli impiegati, ancorati nei loro uffici che partono con l’immaginazione, tutti i migranti che arrivano sulle nostre spiagge naufraghi, fuggendo dai mostri della miseria e della guerra”. Il viaggio, l’esilio, il ritorno e tutto quello che ci sta in mezzo, questo è l’Odissea di César Brie, che non si discosta dal testo classico, ma lo restituisce al pubblico contemporaneo rivestito di grande attualità. Ecco allora che come ci svela il regista “dietro i personaggi omerici si nascondono altre anime, dietro Itaca appaiono altri paesaggi”, quelli di una Bolivia i cui abitanti sono spesso migranti che cercano di entrare negli Stati Uniti, alla ricerca di una terra promessa che qui assomiglia a quella dei Lotofagi.
L’Ulisse di César Brie racconta ai Feaci l’Odissea dei latinoamericani e Polifemo diventa il capo della banda che assalta i poveracci sul treno che dal sud del Messico li porta al nord, mentre le sirene sono il canto della nostalgia, che paralizza e annienta il deportato.
Abbiamo con noi Cesar Brie attore e regista, a cui chiediamo come nasce questo progetto di Odissea, che segue di qualche anno l’Iliade, l’atro grande poema epico sempre attribuito a Omero.
Anche lei come Ulisse si è trovato senza patria a vagare tra un luogo e l’altro, c’è qualcosa di autobiografico in questo suo nuovo spettacolo?
Lei ha lavorato per molto tempo in Europa e poi è andato in Bolivia dove ha fondato la sua compagnia, il Teatro de los Andres. Come mai ha scelto proprio la Bolivia e non ad esempio l’Argentina che è il suo paese natale?
Lei ha portato quasi tutti i suoi spettacoli a Modena e ha realizzato diverse produzioni con Emila Romagna Teatro. C’è un legame particolare tra lei e questa città?
In bocca al lupo per lo spettacolo…..