Il paese di Casola Valsenio, che si trova nel comprensorio turistico delle Terre di Faenza, può vantare il titolo di “Paese delle Erbe e dei Frutti Dimenticati”, questo perchè le antiche tradizioni contadine locali di coltivazione delle piante si esprimono anche nella salvaguardia di alberi da frutto di varietà ormai abbandonate o uscite di produzione, vive solo nei ricordi degli anziani. A questi frutti dimenticati la città dedica un appuntamento autunnale: la Festa dei Frutti Dimenticati, giunta alla 15esima edizione e in calendario per il 14 e 15 ottobre.
Piante spontanee o coltivate negli orti e nei frutteti di casa per il consumo domestico fin dal tardo Medioevo, i frutti dimenticati sono perlopiù caratteristici della stagione autunnale e rappresentavano una preziosa scorta di cibo da conservare con cura per l’inverno. Salvati dall’estinzione e recuperati per la gioia di chi li ha conosciuti e di chi li vede per la prima volta, ecco tanti bei frutti profumati, dai colori caldi e dai nomi spesso originali: giuggiole, pere spadone, corniole, nespole, mele cotogne, corbezzoli, azzeruole, sorbe, pere volpine, uva spina, senza dimenticare noci, nocciole, melagrane e i marroni, simbolo dell’autunno.
La ripresa d’interesse verso i frutti di un tempo è rivolta anche al recupero di antichi metodi di conservazione, lavorazione e consumo alimentare. Per questo nel corso della festa si svolge un concorso di marmellate e uno di liquori mentre i ristoranti della zona propongono per tutto l’autunno la “Cucina ai frutti dimenticati”.
Fra le ricette a base di questi frutti ricordiamo: la salsa di rovo e di gelso, le composte di corniole e di cotogne, la torta di mele selvatiche e i dessert con protagoniste le pere volpine, con le castagne, l’alkermes, il vino e il formaggio. Un gruppo di frutti dimenticati serve per preparare un antico piatto tipico, il “migliaccio”, che richiede mele cotogne, pere volpine, mele gialle, cioccolato, pane, raffermo grattugiato, canditi, riso e sangue di maiale in aggiunta.
A Casola Valsenio, infine, i frutti dimenticati trovano un grande aiuto gastronomico nel locale Giardino Officinale, e danno vita a piatti straordinari come le insalate di sedano, ribes bianco e rosso in agrodolce, o di finocchio selvatico con tarassaco, cerfoglio e salsa di melograno, completate dall’olio extravergine Brisighello. Nei menù compaiono i risotti di pere volpine, l’arrosto di arista con castagne e lamponi o il rotolo di vitello al melograno, la crostata di marmellata di sorbe, le priugne o prugnole ripiene di noci e zabaione, il sorbetto alle corniole.
E dopo aver assaggiato tante squisitezze una passeggiata è d’obbligo e allora niente di meglio della “Strada dei frutti dimenticati” che si snoda lungo il crinale tra i fiumi Senio e Santerno, dal Passo del Corso alla rocca di Monte Battaglia (m. 715 s.l.m.). È un percorso panoramico di alcuni chilometri fiancheggiato da otto oasi che ospitano in totale circa 50 di quelle piante da frutto che in passato crescevano spontaneamente nei boschi o venivano coltivate nei pressi delle case coloniche.
Un altro interessante appuntamento in tema si tiene a Riolo Terme domenica 15 ottobre, parlaimo della 12° edizione della “Giornata della salvia e della saba”. Nel corso della giornata si svolgeranno dimostrazioni sulla produzione e sull’utilizzazione gastronomica della saba, mosto cotto con degustazioni a tema. Inoltre, uno stand gastronomico propone la divulgazione, la commercializzazione e l’assaggio della salvia.
Potete trovare altre informazioni su questi eventi sul sito: www.terredifaenza.it.