Ben ritrovati a Sapori d’Italia. Questa settimana incontreremo un ospite che non ha bisogno di presentazioni, è l’aceto balsamico tradizionale di Modena e Reggio ed è tanto famoso da essere ormai considerato uno degli ambasciatori della nostra gastronomia nel mondo
Il suo colore è bruno scuro, carico e lucente, il suo profumo è penetrante, il suo sapore è inconfondibile, rotondo, speziato. L’aceto balsamico è uno dei prodotti più preziosi di queste terre, curato come un figlio per generazioni, travaso dopo travaso, per secoli è stato prerogativa di quei pochi che avevano la passione e la costanza di produrlo in casa. Oggi di aceti balsamici se ne trovano in commercio di tanti tipi ma ben pochi possono vantare un procedimento di produzione e un invecchiamento davvero doc.
L’aceto balsamico nasce dal mosto delle uve trebbiane di collina; le uve vengono pigiate in modo tradizionale e il mosto, filtrato, viene poi cotto nelle caldaie a fuoco diretto. E’ necessaria infatti una lenta ebollizione, fino a che il mosto sia concentrato al punto giusto; solo allora viene tolto dal fuoco, filtrato e lasciato raffreddare prima di essere messo a dimora nelle botticelle.
Una batteria tipica, di quelle che da secoli i modenesi custodiscono nei sottotetti di casa, è costituita da una botte di rovere da
E proprio per i suoi poteri “curativi” l’aceto è stato impiegato in passato da duchi e principi. Nel 1046 il futuro imperatore Enrico II mandò un suo messaggero al marchese Bonifacio di Canossa, padre di Matilde “poiché voleva di quell’aceto che gli era stato lodato e che si faceva nella rocca di Canossa”. Lucrezia Borgia volle accanto a sé dell’aceto balsamico al momento del parto, il duca di Modena Francesco IV lo usava come conforto per la sua cagionevole salute. Per le proprietà curative venne usato anche da Gioacchino Rossini, mentre per le sue qualità afrodisiache pare fosse utilizzato anche da Giacomo Casanova.
Oggi l’aceto balsamico tradizionale viene usato in cucina come condimento per la verdura cruda, per insaporire piatti di carne, per accompagnare le fragole. Ed eccovi appunto la ricetta delle fragole all’aceto balsamico tradizionale:
Fragole all’Aceto Balsamico Tradizionale
Prendete delle fragole ben mature e tagliatele grossolanamente. Mettetele in una ciotola e circa un’ora di prima di servirle spolverizzatele con qualche cucchiaio di zucchero. Al momento di portarle in tavola conditele con qualche goccia di aceto balsamico tradizionale e mescolate delicatamente
Per chi volesse scoprire il vero aceto balsamico le tappe passano tutte da Modena. Segnaliamo ad ottobre la rassegna gastronomica Le vie del gusto che vede il trionfo dei prodotti tipici emiliani, aceto in testa e poi, sulle prime colline modenesi, segnaliamo il Museo del Balsamico Tradizionale di Spilamberto probabilmente il più antico museo del genere in Italia. Nel sottotetto di questo bell’edificio, una villa signorile costruita alla fine del 1700 finemente affrescata sono ospitate due antiche acetaie quella del Comune di Spilamberto e quella sociale della Consorteria dell’Aceto Balsamico Tradizionale che ha sede proprio nell’edificio. Il museo, che gode dell’Alto Patronato del presidente della Repubblica Azeglio Ciampi è aperto per visite e degustazioni, il mercoledì dalle 9 alle 13 il sabato e la domenica dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18.