20 novembre 2012
Cari ascoltatori, andiamo a Ravenna, dove da qualche giorno va in scena al Teatro Alighieri, la nuova creazione drammaturgica di Marco Martinelli per il Teatro delle Albe, dedicata a Marco Pantani.
Pantani, è una sorta di veglia funebre onirica, affollata di personaggi, che ripercorre coi ritmi di un antico rito, le più esaltanti imprese del campione divenuto leggenda. E subito però lo sguardo si sofferma sulla famiglia del campione, distrutta dalla sua privatissima tragedia, e si allarga alla dimensione più vasta della nostra società che come una dea sanguinaria sembra pretendere sacrifici e capri espiatori. Ed è appunto nelle viscere delle dinamiche della società di massa che affonda la scrittura di Marco Martinelli.
E’ davanti al cadavere insepolto dell’amato figlio, come se incarnassero un’Antigone dei giorni nostri, che i genitori di Marco Pantani, Tonina e Paolo (portati in scena da Ermanna Montanari e Luigi Dadina ), figure archetipiche di una Romagna anarchica e carnale, invocano senza pace verità sulla tragedia che li ha colpiti.
Non a caso la riflessione di Martinelli prende le mosse dalle dure, ma composte parole della madre del ciclista, all’indomani della tragedia: “Non lo so quello che è successo a Madonna di Campiglio, ma scoprirò la verità. Pagherò se c’è bisogno, ma lo verrò a sapere, perché è là che gli è piombata addosso la vergogna, e di quello è morto”.
Era il 14 febbraio 2004 quando, a trentaquattro anni di età si è spento nella solitudine di un residence, il personaggio che solo pochi mesi prima veniva indicato a simbolo della rinascita del ciclismo come sport delle grandi imprese e della fantasia.
Nell’arco della rappresentazione viene esemplarmente illuminata un’epoca di grande complessità, quella degli ultimi trent’anni di un’Italia malata di delirio televisivo e mediatico, affannata a creare dal nulla, per poi dimenticarli, i suoi divi di plastica, ma anche capace di mettere alla gogna e fare a pezzi i suoi eroi di carne, veri e sanguinanti.
Pantani, dopo i trionfi del Giro d’Italia e del Tour de France, fu investito da accuse di doping che, benché rivelatesi infondate, lo condussero a un lento e inesorabile crollo psicologico fino alla tragica morte, forse da qualche tempo annunciata. Martinelli, che ha scelto di non metterne in scena direttamente la figura, lo definisce una “vittima raggirata”.
Lo spettacolo si avvale di un impianto scenografico aperto, con filmati e immagini. Dopo le recite ravennati, previste fino al 2 dicembre, lo spettacolo sarà al Masini di Faenza (15 gennaio), al Comunale di Ferrara (31 gennaio-3 febbraio) e al Rossini di Lugo (5 febbraio).
Informazioni
tel. 0544 36239 – biglietteria tel. 0544 30227