16 novembre 2010
Cari ascoltatori di Radio Emilia Romagna, cos’hanno in comune la tromba del norvegese Mathias Eick, la chitarra dell’americano Ralph Towner o quella del francese Marc Ducret? Non lo sapete? Ve lo diciamo noi. Hanno in comune un palcoscenico quello della quindicesima edizione del ParmaJazz Frontiere Festival.
Dal 18 novembre al 5 dicembre l’interessante rassegna dedicata ai nuovi linguaggi del jazz, torna in varie sedi della città ducale presentando un programma che, come da tradizione e con sempre maggiore forza, intende offrire agli spettatori un ampio spaccato della scena contemporanea.
I luoghi coinvolti dal Festival sono il Teatro Due, la Casa della Musica, l´Auditorium del Carmine, il Conservatorio Arrigo Boito e Palazzo Sanvitale.
Al centro, come sempre, c´è il desiderio di indagare i territori di frontiera sia proponendo ascolti intimi e appassionati, sia dando risalto al talento di giovani musicisti che a Parma, al Conservatorio A. Boito, o in luoghi diversi e lontani, come ad esempio accade quest´anno col Sudafrica, si formano nelle Scuole e nei Dipartimenti di Musica contemporanea e vi maturano un linguaggio personale, che costituisce magari la base per le sonorità del nostro futuro.
Inoltre, nel quarantennale della morte di Jimi Hendrix, il programma presenta un’ampia finestra dedicata ai chitarristi.
Fra i protagonisti di questa edizione: Mathias Eick, il giovane astro nascente norvegese – classe 1979 – trombettista e polistrumentista con il suo quintetto ritmato da due batterie; l’eclettico chitarrista Stian Westerhus, che dialogherà in duo con Vincenzo Mingiardi; e ancora, dalla Francia, Marc Ducret, un altro chitarrista, in trio con Bruno Chevillon e Eric Echampard; Ralph Towner, chitarrista eccezionale, polistrumentista, colonna storica degli Oregon di cui ricorre quest’anno il quarantesimo anniversario; e altre sorprese.
Non mancheranno le produzioni di ParmaFrontiere in collaborazione con il Conservatorio A. Boito di Parma: il workshop condotto da Bruno Tommaso, che culminerà nel concerto con l’Ensemble Jazz del Conservatorio e la realizzazione della Youth Day Suite per orchestra jazz di Gareth Walwyn, giovane compositore e musicista sudafricano, che in questa suite si è ispirato agli scontri razziali avvenuti a Soweto nel 1976. Ampio spazio sarà dato anche ai piccoli organici composti dai giovani musicisti provenienti dal Conservatorio di Parma.
Roberto Bonati, infine, presenterà il duo con Diana Torto per contrabbasso e voce, mentre Una stanza per Caterina, il quarto appuntamento dedicato alla memoria di Caterina Dallara, chiuderà il festival.
Ma abbiamo con noi il direttore artistico del ParmaJazz, Roberto Bonati:
(intervista a Roberto Bonati)
Potete trovare il calendario dei concerti e tutte le informazioni, sul sito della manifestazione: www.parmafrontiere.it