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22 Giugno 2010 | Cinema

Aberto Manzi al Biografilm

Racconto di una biografia esemplare

A cura di Piera Raimondi

22 giugno 2010

Intervista ad Alberto Manzi (tratta dal film TV Buona Maestra – La lezione di Alberto Manzi)

Questa che avete sentito è la voce di Alberto Manzi in un’intervista rilasciata  nel 1996, un anno prima di morire, proiettata poche sere fa al Biografilm di Bologna.

A cinquant’anni dall’inizio di quell’avventura, dalla prima puntata di Non è mai troppo tardi, la trasmissione voluta dal Ministero dell’Istruzione e dalla Rai e andata in onda dal 1960 al 1968, il Biografilm Festival – International Celebration of Lives, in collaborazione con Regione Emilia-Romagna e Centro Alberto Manzi, ha dedicato un focus, con dibattiti e proiezioni, alla vita di Alberto Manzi.

Chi ha più di 45 anni di certo non si è dimenticato di quel maestro dalla voce profonda e gentile che, con un gessetto in mano e molta sapienza didattica, ha accompagnato alla licenza elementare oltre un milione di italiani, uomini e donne di tutte le età.

Se desiderate rivedere, o vedere per la prima volta, quella gestualità poetica e precisa, potete andare sul sito del Centro Alberto Manzi e guardare gli spezzoni-video delle puntate di “Non è mai troppo tardi”, troverete non solo le lezioni di Manzi, quelle per cui il maestro ricevette un premio dall’Onu, ma anche le immagini e le voci  di un’Italia che non ricordiamo più.

Alberto Manzi non è stato solo il Maestro di Non è mai troppo tardi, ma un intellettuale a tutto tondo, rimasto ‘nascosto’ dalla grande notorietà della sua prima trasmissione televisiva. È stato sì maestro in televisione e in radio, sceneggiatore e regista, ma anche maestro in carcere e per quasi 40 anni nella scuola, maestro tra indios e campesinos analfabeti del Sud America e maestro di italiano per gli extracomunitari, capendo che sarebbe stata questa una grande sfida per il nostro futuro.

È stato anche scrittore di grande successo in particolare di libri per bambini e ragazzi (Orzowey, tradotto in 32 lingue, è il libro per bambini più letto dopo Pinocchio); traduttore e divulgatore scientifico e sindaco di Pitigliano.

Laureato in scienze biologiche e naturali, in psicologia e pedagogia, oltre che insegnante e pedagogista, è stato sicuramente un precursore nell’utilizzo dello strumento radio-televisivo, ma soprattutto, Manzi si è sempre sentito impegnato nella costante ricerca di un’efficace metodologia didattica, sorretta da un’idea molto precisa della dignità e dell’uguaglianza degli uomini.

Questo anche a costo di sacrifici personali, come quello di vedersi tagliato lo stipendio per 4 mesi o di andare sotto Consiglio di disciplina per ben 8 volte perché si rifiutava di bollare per la vita un ragazzo con un giudizio negativo. Da qui l’invenzione, un po’ irridente ma piena di verità, di un timbro che recitava, Fa quel che può, quel che non può non fa, con cui siglava le pagelle dei suoi allievi.

Di lui abbiamo parlato con Roberto Franchini, direttore dell’Agenzia Stampa e Informazione della Regione Emilia- Romagna, tra i promotori del tributo a Manzi.

Intervista a Roberto Franchini

Nella serata dedicata a Manzi dal Biografilm abbiamo incontrato anche Patrizio Roversi, conduttore della serata e “manziano” convinto.

Intervista a Patrizio Roversi


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