3 dicembre 2012
La rocambolesca storia di un dipinto che ha visto passare davanti a sé secoli di storia bolognese si intreccia con le vicende di uno studioso che, come un investigatore, ne insegue le tracce a distanza di secoli, attraverso archivi, libri rari e antiche biblioteche… Tutto questo nell’interessante documentario prodotto e distribuito da PopCult.
In occasione dell’anteprima bolognese abbiamo incontrato il regista Andrea dal Pian, lo storico dell’arte che è protagonista del ritrovamento Tommaso Mozzati e la produttrice Giusy Santoro…
E se un dipinto dato per perduto da quasi trecento anni, di una delle più prestigiose firme della città di Bologna, fosse in realtà sempre stato sotto i nostri occhi, solo in attesa di essere riconosciuto?
E’ quello che è accaduto a “Enea in fuga da Troia”, un affresco di Ludovico Carracci che dopo essere stato dato per disperso o distrutto, è stato ritrovato in un palazzo bolognese. Il dipinto risultava, essere stato dipinto per la residenza nobiliare della famiglia Ratta ma le successive ristrutturazioni hanno modificato completamente l’assetto dell’omonimo palazzo, nascondendo alla vista dei più anche il grande affresco. L’opera viene così data per dispersa fra l’Otto e il Novecento: opinione confermata anche nella monografia dedicata nel 1939 a Ludovico Carracci da Heinrich Bodmer.
Tutto questo fino a quando un giovane studioso, Tommaso Mozzati, ricercatore all’Università di Perugia e già impegnato in un più ampio studio sulla collezione della famiglia Ratta, comincia a cercare riscontri a sostegno di una sua intuizione e cioè che l’affresco non si sia in realtà mai mosso dalla sua posizione originaria.
Occorre però supportare la scoperta con ulteriori documenti, testimonianze che siano sopravvissute a quattro secoli di storia bolognese, muoversi attraverso le trasformazioni di un palazzo e di una città intera.
Il documentario vuole inseguire questi due fili conduttori: la rocambolesca storia di un dipinto che ha visto passare davanti a sé secoli di storia bolognese, e quella altrettanto affascinante di uno studioso che come un investigatore ne insegue le tracce a distanza di secoli, attraverso archivi, antichi libri e biblioteche.
In questo modo verrà alla luce anche il lato più intimo e nascosto della figura dello studioso d’arte, un mestiere spesso solitario e fatto di dedizione, pazienza e perseveranza, in cui i risultati possono arrivare anche dopo anni di ricerche.
Sarà un’occasione per poter far riavvicinare o addirittura rivelare alcuni dei luoghi più suggestivi della città di Bologna, un patrimonio artistico non inaccessibile ma spesso trascurato. Nel documentario si intrecciano due storie parallele: quella dello studioso d’arte, ovvero la persona che può aiutarci a comprendere e leggere le opere. L’altra è quella di un dipinto del ‘500, ampiamente raccontato nei libri del tempo e misteriosamente scomparso. Dipanandosi come in un film giallo, la storia porta alla scoperta dei segreti dell’affresco.
Regia di Andrea Dalpian; soggetto di Andrea Dalpian e Tommaso Mozzati; prodotto da POPCult, in collaborazione con Emilia-Romagna Film Commission e con la partecipazione di Asp – Irides, Archiginnasio Bologna, Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, Grand Hotel Majestic “Già Baglioni”. Distibuzione Windrose.