11 maggio 2013
Cari ascoltatori di RadioEmiliaRomagna, bentornati all’ascolto di Un po’ di… musica, la selezione musicale settimanale dall’archivio di Magazzini Sonori.
Dedichiamo la puntata di oggi alla radio, il mezzo che ospita la nostra musica e che ci permette di comunicare con un pubblico potenzialmente infinito. Dai primi esperimenti del nostro conterraneo Guglielmo Marconi nel 1895, la radio ha fatto grandi passi, fino ad abbandonare le frequenze dell’etere per approdare sul web, come nel nostro caso. Ma in oltre un secolo di vita, è rimasta invariata la magia di un medium che trasformandosi ha resistito alle minacce della tv.
Cominciamo agli inizi del Novecento, quando la radio in Italia viveva la sua prima giovinezza. Il 6 ottobre del 1924 la voce di Maria Luisa Boncompagni inaugura le trasmissioni ancora scarne dell’Unione Radiofonica Italiana, e solo una manciata di anni più tardi la nota azienda Radiomarelli mette in produzione apparecchi radiofonici domestici, che non tarderanno ad entrare nelle case di tutti gli italiani. Non dubitiamo che anche la musica dell’orchestrina jazz Tumbuctu, che furoreggiava in quegli anni, abbia trovato le vie dell’etere. A oltre ottant’anni di distanza i nipoti di quei valenti musicisti si incontrano e decidono di far resuscitare le sonorità e le atmosfere create dai loro nonni. A voi il Trio Radiomarelli e la loro Merci Beaucoup.
Merci beaucoup (G. Kramer) – Trio Radiomarelli
Questa era Merci Beaucoup, un classico di Gorni Kramer, reinterpretato in chiave decisamente vintage dal Trio Radiomarelli. Anche con il prossimo brano restiamo nel passato: lo swing ci riporta negli anni della ricostruzione post-bellica, negli anni della nascita di Radio Rai e della diversificazione dell’offerta, ma soprattutto negli anni in cui la tv muove i suoi primi passi minacciando le prerogative della radio. Gli Etnia Supersantos innalzano un ironico inno al loro “elettrodomestico” preferito, in questa Radio Radio Radio.
Radio Radio Radio – Etnia Supersantos
Dopo Radio Radio Radio degli Etnia Supersantos, passiamo a un particolare brano di Lorenzo Bartolini. Elettronica e pianoforte si coniugano con il discorso che Howard Beale, conduttore televisivo giunto alla fine della sua carriera, rivolge al pubblico per togliersi una volta per tutte tutti i sassolini dalle scarpe. Stiamo parlando del film Quinto Potere, girato da Sidney Lumet nel 1976, una feroce satira del mondo televisivo americano, che Lorenzo Bartolini qui riutilizza nella sua Radio Aut.
Radio Aut – Lorenzo Bartolini
Con Radio Aut di Lorenzo Bartolini entriamo nel terreno spinoso della protesta degli anni Settanta. Dal 1976 nascono in Italia le prime radio libere, come la bolognese Radio Alice, che fanno eco al movimento culturale in corso e intercettano il malessere della generazione giovanile, che usa l’etere come un vero e proprio megafono. Dalle frequenze libere si diffondono anche nuovi suoni che arrivano da Oltreoceano e influenzano l’evoluzione di generi musicali diversi. Il tono della protesta lo troviamo nel brano dei Malastrana Radio Shock.
Radio Shock – Malastrana
Con Radio Shock dei Malastrana ci avviamo alla conclusione di questa playlist dedicata alla radio e alla sua evoluzione. Chiudiamo con un particolare esperimento di Luciano Berio, un documentario radiofonico per 5 attori su una poesia di Edoardo Sanguineti. Lo interpretano i Neue Vocalsolisten, da sempre attenti all’esplorazione delle potenzialità della voce umana. Con un estratto da A-Ronne vi salutiamo e vi diamo appuntamento alla prossima puntata di Un po’ di… musica da Magazzini Sonori.
A-Ronne (L. Berio) – Neue Vocalsolisten