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29 Novembre 2008 | Archivio / Le vie dei sapori

La strada dei vini e dei sapori della pianura modenese

Le strade dei vini e dei sapori dell’Emilia Romagna ci portano a scoprire la pianura modenese

A cura di Marina Leonardi. Lettura di Mascia Foschi.

29 novembre 2008

Cari ascoltatori dedichiamo questa sezione della Rubrica dei sapori di casa nostra alle Strade dei vini e dei sapori dell’Emilia Romagna, una bella iniziativa  che è nata a partire dal marzo del 1999, a seguito di un progetto speciale degli Assessorati regionali all’Agricoltura e al Turismo, conclusosi nel dicembre 2001 con le quattordici Strade, perfettamente descritte nel sito www.strade.emilia-romagna.it . Questi percorsi che vi raccontiamo, si snodano nei principali territori vitivinicoli e ad alta valenza gastronomica della regione e coinvolgono tutte le province dell’Emilia-Romagna. Con questa puntata continuiamo il nostro viaggio nella provincia di Modena  percorrendo la Strada dei vini e dei sapori della pianura modenese, che è suddivisa in tre sottovie.

La Via delle Ville e delle Rocche estensi

Il primo itinerario parte da Carpi, sede principesca del Rinascimento sotto la signoria dei Pio di Savoia. Sul lato orientale di piazza Martiri si erge il complesso del palazzo dei Pio, composto da diversi edifici databili fra l’epoca medievale e il XVII secolo. All’inizio del Cinquecento esso fu ristrutturato secondo modelli rinascimentali, trasformandolo in una vera e propria corte. Oggi il palazzo è di proprietà comunale e ospita musei, collezioni d’arte, biblioteca e archivi storici. Negli edifici che lo attorniano è visibile il susseguirsi degli stili di differenti fasi storiche. Dalla cinquecentesca collegiata dell’Assunta con facciata barocca, alla chiesa di S. Maria in Castello che rivela tracce longobarde, dalla chiesa di S. Nicolò della fine del ‘400, al Teatro ricostruito nell’Ottocento, fino alla Sinagoga. A Carpi troviamo anche la testimonianza vivente del Campo di concentramento di Fossoli, meta permanente di visitatori. Carpi è “Città del vino”, e qui si può degustare il lambrusco salamino di Santa Croce dal tipico color rosso rubino, con un assaggio di Parmigiano Reggiano e altre tipicità come il riso di Carpi e la mostarda dolce.

Da qui l’itinerario si sposta a sud, verso la vicina Soliera, il cui borgo medievale è sede della duecentesca Rocca Campori. Merlata e fortificata con due possenti torri di guardia, l’edificio è oggi di proprietà del Comune, che ne sta completando il restauro. Percorrendo ad est le campagne di Soliera, si attraversa il fiume Secchia e si arriva a Sorbara, patria dell’omonimo lambrusco, passando nel bacino dell’altro fiume modenese, il Panaro. Da visitare la darsena di Bomporto* sul canale Naviglio e le “porte vinciane” del ponte, pronte a chiudersi in caso di piena. Da qui si prosegue in direzione nord verso Camposanto. Viaggiando sull’argine sinistro del Panaro, si possono ammirare una serie di ville storiche affacciate sul fiume: villa Scribani-Rossi, villa Carandina, villa Maria, villa Guidetti-Guidi e villa Cavazza della corte della Quadra. Questa è la campagna modenese rinomata per la produzione del lambrusco di Sorbara, adatto per accompagnare zampone e cotechino.

Continuando a costeggiare il Panaro, e dopo aver visitato Cà Bianca, residenza rurale del ‘500, si raggiunge Finale Emilia, centro estense fin dal XIII secolo. La cittadina è sede del quattrocentesco castello delle Rocche, visitabile insieme ai Musei civici, alla duecentesca torre dei Modenesi (o dell’Orologio), al duomo dei SS. Filippo e Giacomo, alla chiesa del Seminario con quadri del Guercino e di Dosso Dossi, al Palazzo comunale e all’antico cimitero ebraico, uno dei più antichi e suggestivi dell’Emilia-Romagna. Il piatto simbolo della città è la torta degli ebrei, detta anche “sfogliata di Finale”. Di nuovo verso occidente, passando per il castello Carrobio di Massa Finalese, si giunge a S. Felice sul Panaro dove è d’obbligo visitare la Rocca Estense, con torri angolari, mastio imponente e l’interessante Museo archeologico. L’antico borgo medievale che cinge la Rocca conserva i torrazzi di difesa, il Palazzo comunale e l’antica chiesa.

La Via delle Valli e delle Oasi

Da Carpi ci si sposta a nord-est nell’oasi Le Meleghine di Finale Emilia, la zona umida del modenese. Percorrendo poi l’antica “via dei pellegrini” verso occidente, si giunge all’oasi dei Dossi e delle Acque, dove fra specchi d’acqua, aree boschive e serre di cocomeri e meloni, risaltano i celebri Barchessoni di Mirandola, utilizzati nell’ 800 per lo stallaggio dei cavalli e dei muli dell’Esercito. Il paesaggio delle valli prosegue fino alla stazione di Mirandola e, verso nord, alla frazione di Quarantoli, dove merita una visita l’antica pieve di S. Maria della Neve. Città natale di Giovanni Pico, Mirandola è sede della chiesa di S. Francesco, una delle più antiche chiese francescane d’Italia, contenente le tombe dei Pico, riedificata all’inizio del XV secolo da Costanza Pico per adibirla a “pantheon” del casato. Da visitare anche la chiesa del Gesù, con sette altari, stucchi e statue dei secoli XVII-XVIII, e il Museo civico ospitato nell’adiacente collegio dei Gesuiti. Da questa parti, narra la leggenda, fu inventato lo zampone di Modena.

Proseguendo lungo l’itinerario, sempre in direzione di ponente, si raggiunge Concordia, adagiata sotto l’argine destro del Secchia, dove funzionavano i famosi mulini ad acqua, ancorati a palafitte ancora visibili percorrendo l’argine del fiume. L’oasi Valdisole di Concordia è uno splendido esempio di area protetta ricavata da una vasta zona umida sorta a seguito dell’estrazione dell’argilla da costruzione, in cui l’intervento comunale ha adeguato i vari bacini idrici e il territorio circostante secondo un progetto finalizzato alla fruizione didattica e naturalistica. In questo ambiente ideale stanziano o transitano diverse specie di animali, in particolare uccelli. Dopo aver oltrepassato lo storico ponte sul Secchia, si arriva a Novi di Modena, nella cui frazione di San Antonio in Mercadello, a sud del capoluogo, si ammira il palazzo Pio di Savoia, in origine fortilizio protetto da quattro torri angolari poi trasformato, nel XVIII secolo, in villa-fattoria con l’aggiunta del grande corpo frontale. Dopo aver visitato le zone umide di Budrighello, Fossoli, Budrione, Migliarina e l’oasi Corsari, dove fiorisce la coltivazione di riso, si torna a Carpi, seguendo le indicazioni turistiche del Comune.

La Via del Secchia nella Piana del Lambrusco

Il terzo itinerario, muovendo sempre da Carpi, ci porta verso sud a Campogalliano e alla sua Riserva naturale Cassa di Espansione del Secchia, visitabile a piedi, in bici e anche in canoa. Da visitare, anche il Museo della Bilancia di Campogalliano, d’importanza nazionale ed internazionale. Da qui il percorso ritorna verso settentrione, attraversando una campagna costellata da antiche residenze nobiliari e da caratteristiche corti rurali con torri colombaie.
Si giunge dapprima al cinquecentesco passo dell’Uccellino e poi, costeggiando il fiume Secchia prima a sinistra fino al ponte sulla Sorbarese, e poi a destra, si entra nel territorio di S. Prospero. Le numerose piste ciclabili presenti conducono il visitatore fra vigneti, cantine, acetaie tradizionali e fra splendidi palazzi e ville. Da vedere, sul territorio, il cinquecentesco palazzo Torrioni, la settecentesca Corte ducale Verdeta, le quattro-seicentesche Ville di Staggia ed il quattrocentesco palazzo Castelvetro, poi ristrutturato nel XVIII secolo.

La pletora di ville padronali e corti rurali che conducono dolcemente verso la zona d’origine del lambrusco di Sorbara, prosegue nel territorio di Medolla e in quello di Cavezzo, in una zona chiamata “motta” per il terreno rialzato e citata dal celebre letterato Alessandro Tassoni, nativo di Medolla e autore della “Secchia rapita”. Nell’antica pieve di Camurana, donata da Carlo Magno alla badia di Nonantola, è possibile ascoltare buona musica per organo. A Cavezzo, sulla scia della tradizione ottocentesca basata su una rete di punti di osservazione dei fenomeni meteorologici, si colloca l’Osservatorio astronomico aperto a studiosi e appassionati di tutta Italia. Il paesaggio alla sinistra del Secchia è tra i più rappresentativi della centuriazione romana, e scendendo gli argini del fiume si possono scoprire i parchi delle ville, le corti rurali, i vigneti del lambrusco, le acetaie dell’Aceto balsamico tradizionale di Modena, i frutteti in cui si coltiva la tipica pera regionale, i caseifici in cui si producono e si stagionano forme stravecchie di Parmigiano Reggiano, le aziende agricole che coltivano con metodo biologico e i punti di ristorazione in cui il visitatore potrà gustare i piatti della cucina tradizionale.

Info: www.strade.emilia-romagna.it 

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