15 giugno 2010
Tratto da una storia vera, il documentario L’isola delle rose – La libertà fa paura ha già riscosso l’interesse al principale festival internazionale del documentario IDFA di Amsterdam, e ancora più consensi ha raccolto in occasione della sua anteprima italiana, al Biografilm Festival di Bologna.
Realizzato dalla casa di produzione romagnola Cinematica, con la regia di Stefano Bisulli e Roberto Naccari, il documentario ricostruisce la vicenda di un ingegnere bolognese che alla fine degli anni ’60 in pieno boom economico decide di avviare un’impresa turistica decisamente diversa da tutto ciò che in quel periodo stava nascendo sulla costa romagnola. Per eludere i lacci e lacciuoli delle normative vigenti Giorgio Rosa progetta una piattaforma offshore da posizionare al largo della costa riminese appena fuori dal limite delle acque territoriali italiane, l’idea è quella di offrire scampoli di assoluta libertà agli avventori con un ristorante, un bar, un albergo, un casinò e altre amenità non previste dai rigidi canoni dell’Italia democristiana.
Dal progetto tecnico iniziale (avveniristico perché, per la prima volta, prevedeva la costruzione delle fondamenta nei cantieri a terra e il successivo posizionamento in mare ottimizzando notevolmente i costi) per fasi successive si è arrivati alla proclamazione di uno stato separato dall’Italia, con una propria Costituzione, una lingua franca come l’esperanto (e l’isola diventa Libero Teritorio de la Insulo de la Rozoj), un proprio ufficio postale con i francobolli e la moneta dell’isola. I più stretti collaboratori dell’ing. Rosa diventano ministri e ambasciatori e l’attenzione dei mercati esteri è davvero notevole per l’impatto che questa trovata pubblicitaria ottiene sulla stampa scandalistica e internazionale.
L’avventura dell’Isola delle Rose si intreccia con i movimenti del ’68 poiché ne riporta gli elementi fondanti del desiderio di libertà e di trasgressione ma non esiste nessun collegamento tra i due fenomeni poiché l’esperienza dell’Isola è più strettamente collegata al boom turistico delle riviera romagnola e alla gara tra gli operatori per fare il colpaccio più incredibile, in grado di far parlare di sé e di attirare il proprio target.
L’Isola riesce talmente bene ad attirare l’attenzione che ad un certo punto l’Italia – che non può accettare la nascita di scampoli di territorio incontrollato a pochi minuti di motoscafo dalle balere di Rimini – “dichiara guerra” alla micronazione e la distrugge. Alla fine di questo racconto ben documentato (con filmati originali e i testi raccolti ed elaborati dai due registi insieme a Vulmaro Doronzo e Giuseppe Musilli), la parte più spettacolare è senz’altro la serie di commenti rilasciati a 40 anni di distanza dal protagonista ultraottantenne di quest’avventura, l’ingegner Rosa, che senza rimanere scottato dalle sorti del suo regno in balia dei potenti, non ha smesso di credere alla libertà e all’utopia.
Il DVD è dal giugno 2010 in commercio presso NdA Press, insieme ad una pubblicazione a cura di Giuseppe Musilli, che ripercorre i momenti salienti della storia dell’Isola delle Rose .
Intervista ai registi Stefano Bisulli e Roberto Naccari e un saluto dell’Ing. Rosa