2 giugno 2009
Un emozionato Pupi Avati è entrato lunedì sera al teatro Medica, nel cuore di Bologna. Ad accoglierlo l’affettuoso abbraccio del suo pubblico e di molti dei suoi più importanti attori: Laura Morante, Christian De Sica, Lino Capolicchio, Vanessa Incontrada, Gianni Cavina, Sydne Rome, Davide Celli, Luca Zingaretti e Pierpaolo Zizzi.
Con loro, in un sala gremita, Vasco Errani, presidente della Regione Emilia-Romagna, Regione che ha voluto festeggiare i quarant’anni di cinema di Pupi Avati e il suo quarantesimo ciak, battuto proprio in questi giorni a Bologna.
La serata si è aperta con la proiezione del film documentario, prodotto dalla Regione, “I luoghi immaginati. L’Emilia-Romagna nel cinema di Avati” del giovane regista bolognese, allievo di Pupi, Riccardo Marchesini.
Abbiamo chiesto a Pupi Avati che effetto gli fa questa omaggio al suo cinema.
Intervista a Pupi Avati
Come ha ricordato Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna, più di un quinto dei film girati da sempre in Emilia-Romagna è a firma di Avati.
Spinto dalla curiosità di sapere se quei luoghi che in modo così significativo erano stati le location dei film di Avati esistevano ancora, e se ancora portavano traccia del passaggio del cinema, Riccardo Marchesini è andato a cercarli.
Così, accompagnato dal racconto di Avati, il suo documentario ha portato il pubblico in sala a Minerbio, dove c’è la casa del Fico fiorone, nelle acque del Delta dalle quali emerge ancora la casa delle “Strelle nel fosso” e nel mulino di Lizzano, sull’Appenino, dove si sono ristorati i ragazzi di “Gita Scolastica”. Il documentario di Marchesini è stato anche l’occasione per rivedere alcuni spezzoni dei primi film di Pupi che hanno commosso e divertito il pubblico in sala, ma anche il regista.
Riaccese le luci in sala, Giorgio Comaschi, brillante conduttore della serata, ha chiamato sul palco, sulle note di Jazz Band, Pupi e Antonio Avati, che hanno dato vita a un dialogo a più voci con tutti gli attori in sala. E’ stato allora un susseguirsi di ricordi, dagli inizi con “Balasamus, l’uomo di Satana” sino al racconto esilarante della sera in cui Pupi ebbe l’idea di scritturare Katia Ricciarelli o a quando Antonio vide Nik Novecento in un bar e capì subito che sarebbe stato un perfetto interprete di quei personaggi lievi e senza tempo che spesso troviamo nei loro film.
E’ passata rapida questa serata sul filo dei ricordi e dell’affetto, ma anche dei nuovi progetti che l’instancabile narratore Pupi Avati ha già in cantiere. Gli abbiamo chiesto quale sia il segreto della sua felicità narrativa e cinematografica.
Intervista a Pupi Avati
L’omaggio a Pupi Avati si è concluso con la consegna di una targa dalle mani del presidente della Regione, Vasco Errani, che ci ha spiegato le ragioni di questa festa.
Intervista a Vasco Errani