14 settembre 2009
Gentili ascoltatori torniamo a Venezia per parlarvi di un’altra produzione sostenuta dalla Regione Emilia-Romagna e dalla Fondazione Manodori di Reggio Emilia, che partecipa alla Mostra del Cinema nella sezione Orizzonti. Si tratta del film-documentario Deserto Rosa dedicato all’opera di Luigi Ghirri, fotografo reggiano protagonista rappresentativo come pochi altri in Italia degli anni Settanta e Ottanta.
Il film è nato da un progetto di Elisabetta Sgarbi che oltre ad essere regista è direttore editoriale della casa editrice Bompiani e ha ideato La Milanesiana Letteratura Musica Cinema Scienza e da dieci anni ne è direttore artistico.
Non è la prima volta che la regione sostiene un progetto della Sgarbi. Precedentemente Elisabetta Sgarbi aveva realizzato un film sui compianti presenti nel nostro territorio, che racconta queste opere di grande bellezza e particolarità, dal titolo Il Pianto della Statua, un film documentario che ha ricevuto un premio per la sezione “Ici et Allieurs” al 60° Festival del Cinema di Locarno.
Per la realizzazione di Deserto Rosa invece Elisabetta Sgarbi ha tratto ispirazione dall’ultima idea di Luigi Ghirri, quella cioè di acquistare un casolare nei pressi della sua casa di Roncocesi (Re). Una “casa delle stagioni”, com’egli stesso la definiva, per allestirvi mostre, legate ciascuna alla stagione corrente, in modo da creare una stretta relazione tra tempo naturale e tempo dell’arte. L’occhio di Elisabetta Sgarbi si è posato quindi sui paesaggi fotografati da Ghirri, seguendo l’alternarsi delle stagioni, restituendoci in 70 minuti lo spirito dell’opera dell’artista e la sua profonda emozione.
All’interno del film sono quattro i testi, di cui si serve la Sgarbi per raccontare il mondo visivo di Ghirri, appositamente composti da scrittori di fama internazionale: Alexandr Sokurov (il più grande regista russo contemporaneo) presente alla conferenza stampa, Antonio Scurati (romanziere e saggista vincitore del premio campiello 2005), Petros Markaris (scrittore greco tradotto in tutto il mondo), Diego Marani (scrittore e saggista vincitore del premio Grinzane-Cavour e il Premio Campiello) e Vittorio Sgarbi (critico d’arte). La voce dei racconti è di Toni Servillo. Le musiche originali sono di Franco Battiato.
Approfittando della presenza del regista russo abbiamo chiesto a Elisabetta Sgarbi se all’interno dei suoi film si può riscontrare un’eco e l’amore per i film di Sokurov.
Una domanda anche all’attore Toni Servillo che ha prestato la sua voce profonda e intensa al film e che ha già collaborato con Elisabetta Sgarbi. Che cosa le piace o le interessa di più di questo lavoro con la voce?
Infine una domanda a Franco Battiato che ha composto la colonna sonora del film. Una colonna sonora sorprendente in cui si mescolano suoni e rumori e melodia. Come è nata questa colonna sonora?
Vorrei concludere ricordando per chi non lo conoscesse che Luigi Ghirri è uno dei grandi fotografi dell’Emilia-Romagna e che la regione, sostenendo l’iniziativa ha voluto rendere omaggio a questo grande artista oltre a dare la possibilità di far conoscere maggiormente la sua opera. Nato a Scandiano (Reggio Emilia) il 5 gennaio 1943 Ghirri ha iniziato a fotografare nel 1970 lavorando prevalentemente per artisti concettuali. Dal 1973, anno in cui ha tenuto la sua prima personale a Modena, ha sempre esposto e pubblicato le sue opere sia in Italia che all’estero. Ha anche svolto un’importante opera di organizzazione di progetti espositivi. Nel 1977 ha dato vita insieme a Giovanni Chiaramonte e Paola Ghirri alla casa editrice “Punto e virgola” pubblicando più di sedici titoli tra monografie, saggi e libri di storia della fotografia. Ha lavorato anche a progetti sull’architettura e il paesaggio italiano commissionati da Lotus International, Aldo Rossi, Paolo Portoghesi, Biennale di Venezia. Ha realizzato volumi su Capri (1983), l’Emilia-Romagna (1986), Aldo Rossi (1987), Fenici a Palazzo Grassi (1989) e curato varie mostre e pubblicato vari libri tra cui “Paesaggio italiano” e “Il profilo delle nuvole”. I suoi lavori sono conservati nelle maggiori collezioni private e pubbliche dei principali musei del mondo. Alla sua scomparsa nel ’92 ha lasciato un archivio di 100.000 immagini, conservate alla Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia.