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A Bologna le luci e le ombre di Jakob Tuggener

Al MAST “la seta e le macchine” negli scatti del fotografo svizzero, per la prima volta in Italia

Cari ascoltatori, per fortuna c'è il MAST che porta a Bologna il lavoro di uno dei dieci fotografi industriali di maggior spicco che siano mai esistiti, ovvero Jakob Tuggener. Una vera e propria "star" apprezzata però quasi esclusivamente dai fotografi e dai professionisti del settore. Per diversi motivi, e ce li ricorda Urs Stahel, direttore del MAST e curatore insieme a Martin Gasser della mostra fotografica a lui dedicata  in corso fino al 17 aprile. Per il suo carattere "difficile" e caparbio, per le sue origini, "nella piccola Svizzera" lontana dagli Stati Uniti, superpotenza pure in ambito fotografico,  e per le controversie legali seguite alla sua morte.
Un po' di dati biografici: nasce nel 1904 e presto impara a conoscere il mondo delle fabbriche, concludendo un apprendistato da disegnatore tecnico in un grande stabilimento a Zurigo. Qui apprende anche la tecnica fotografica e nasce una passione che lo porterà a divenire un fotografo freelance.  Come tale inizia a lavorare per la Fabbrica di costruzioni meccaniche Oerlikon (MFO). Da questa collaborazione nasce il libro fotografico "FABRIK" , una pietra miliare nella storia dell'editoria fotografica, stampato nel 1943, in piena Seconda guerra mondiale.  E' pubblicato un po' in sordina, quasi come un sottoprodotto della brochure aziendale pubblicitaria che aveva realizzato lo stesso anno per la stessa Fabbrica. 72 fotografie  disposte con un montaggio quasi cinematografico, influenzato dal cinema espressionista tedesco degli Anni Venti molto amato da Tuggener. Nel ripercorrere la storia dell'industrializzazione dà anche una lettura personale del rapporto uomo-macchine e di un processo di modernizzazione industriale indiscriminato e quindi altamente distruttivo (si pensi che in quel periodo anche l'industria bellica svizzera cresceva florida e indisturbata…). Queste foto, insieme ad altre che realizzò per altre imprese locali, fecero di lui il "vero e proprio mentore della fotografia industriale svizzera", come ci ricorda Martin Gasser nel catalogo della mostra. Del resto le sue qualità di fotoartista furono riconosciute a livello mondiale e negli anni Cinquanta partecipò alla più prestigiose collettive di fotografia.  E lo volle Edward Steichen per il leggendario progetto "The Family of Man" del 1955.

Al MAST sono esposte 150 immagini,  tratte da "FABRIK"  e da altri lavori realizzati nel ventennio 1933-1953 con diverse scene di vita quotidiana di fabbrica, tra cui seguiamo la vicenda della giovane operaia Berti,  che corre perché in ritardo sul proprio turno. Ma non comprendiamo Tuggener appieno se non ci rechiamo al livello 0 del MAST per vedere le proiezioni di "NUIT DE BAL 1934-1950". Si tratta di immagini di balli e di occasioni mondane dove è ritratta l'alta società borghese. "Seta e macchine, questo è Tuggener": ora capiamo meglio il perché  di questa sua affermazione. E anche perché abbia sempre rivendicato un egual valore artistico sia al lavoro delle fabbriche che ai suoi scatti "mondani". Tuggener fin da giovane è affascinato dall'atmosfera spumeggiante delle feste dell'alta società. Con la sua Leica e indossando lo smoking inizia a fotografare le dame eleganti con i loro abiti di seta a Zurigo e a St Moritz. Riprende con il suo obiettivo anche "il lavoro invisibile" dei musicisti, dei camerieri, dei cuochi, dei valletti, e dei maître, Avrebbe voluto realizzare una pubblicazione con questi scatti ma l'idea fu fortemente osteggiata dai protagonisti delle fotografie per questioni diremo oggi di "privacy". La prima stampa delle sue "Serate Danzanti" in volume sarà postuma, seguendo il menabò da lui realizzato. Alcuni dei suoi "menabò" di libri fotografici sono visibili in mostra. E anche alcuni suoi brevi film sperimentali dove forte è l'influenza dell'amatissimo Eisenstein.
Tuggener, fotografo, pittore e regista. Un poeta delle immagini da scoprire al MAST. Informazioni sul sito
www.mast.org

Un saluto da Carlo Tovoli.

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A cura di Carlo Tovoli

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