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Incubi alla bolognese

Per la prima volta in mostra le leggende urbane di Bonvi, a vent’anni dalla scomparsa

Cari ascoltatori, chi di voi non conosce l’esercito delle Sturmtruppen e il loro improbabile tedesco, nate nell’ottobre del 1968 dalla penna di Franco Bonvicini, in arte Bonvi, e presto tradotte in undici lingue e in venti paesi dalle più prestigiose case editrici di Europa. Pensate che “Sturmtruppen” è il primo fumetto straniero pubblicato in URSS prima del crollo del muro!  “Bonvi era un fumettista rock. O meglio, una rock-star del fumetto. E le Sturmtruppen sono state la sua Opera rock”. Così ha dichiarato Vasco Rossi. E oggi Bologna, la città della sua maturità artistica, anche se era nativo di Modena, lo celebra nella piazza coperta di Salaborsa fino al  31 gennaio con la mostra “Incubi alla bolognese. Alla scoperta delle leggende urbane di Bonvi”, con un allestimento progettato e curato personalmente dalla figlia dell’artista, l’architetto e designer Sofia Bonvicini insieme a Claudio Varetto.
Bonvi è stato un autore davvero prolifico, un artista eclettico che fino al giorno della sua tragica morte in un incidente stradale, nel 1995, ha continuato a creare personaggi famosissimi, da capitan Posapiano alla star di “Supergulp!” Nick Carter, creata con Guido De Maria, fino a Cattivik, che verrà portato avanti dall’allievo Silver. La sua fama oltrepassa da subito i confini nazionali e nel 1973 riceve a Bruxelles il prix Saint Michel come migliore cartoonist europeo.
L’esposizione bolognese si concentra su lavori che fanno parte del vasto archivio lasciato dal fumettista, in particolare le tavole della serie “Incubi di provincia”, storie paradossali pubblicate dal 1968 in poi sul periodico “Off-side” e altre tavole delle successive “Leggende urbane”, tra cui quelle pubblicate postume sul settimanale “Comix”. Gli “incubi” di Bonvi ce li introduce magistralmente l’amico Francesco Guccini. Si tratta di “Incubi аllа bolognese, соmе le tagliatelle. Е perché “alla bolognese”? Forse per sottolineare un che di incubi alla buona, di quelli che possono venire dopo una cena un po' abbondante, con gli amici, nella solita trattoria”.

Ma veniamo alle storie. Il protagonista di queste brevi graphic novel ante litteram è quasi sempre lui, Bonvi, o meglio la sua rappresentazione fumettistica, che lo vede biondo e aitante giovanotto alle prese con improbabili avventure ambientate in una città notturna e cupa. Il percorso espositivo, non a caso, si apre con “Andiamo all’Havana”, che narra del dirottamento di un tram, che Bonvi sviluppò da un’idea di Francesco Guccini. L’autore si autoritrae, come spesso rifarà in molte altre occasioni, nei panni del biondo e folle dirottatore, una storia che risente della ventata rivoluzionaria del maggio 1968, anno in cui è stata disegnata.
Altro racconto memorabile tra quelli esposti è “Il campo di Liebowitz”, una storia di paradossi temporali portati all'estremo disegnata da Bonvi nel 1969, basata sul montaggio e rimontaggio di vignette, grazie anche al sapiente utilizzo della reprocamera (una sofisticata fotocopiatrice antelitteram) e della retinatura che crea un'atmosfera notturna unica. Da notare che nel volto del barbuto scienziato pazzo si può riconoscere Umberto Eco che proprio in quegli anni, con il suo volume “Apocalittici e integrati”, aveva contribuito non poco in Italia a dare dignità culturale ai fumetti anche nei confronti del mondo accademico.

Alcune volte Bonvi, per la realizzazione di questi racconti sperimentali, si è avvalso di importanti collaborazioni come per "L'ora dello schizoide" del 1970, che vede il contributo nella vignetta finale dell’amico Magnus (il grande Roberto Raviola), con cui, più di vent’anni dopo, condividerà la residenza a Castel Del Rio. Tra le ultime storie realizzate da Bonvi nel 1995 ci furono le “Leggende urbane”, una serie di racconti che riprendono lo spirito dell’assurdo e del paradosso dei primi “Incubi di provincia”. Originalissimo è l’espediente letterario utilizzato dall’autore: queste leggende metropolitane sono dei racconti che alcuni misteriosi uomini inseriscono negli acquedotti delle città in modo che i cittadini letteralmente se le  “bevano”, per distogliere la loro attenzione da vicende più importanti.
Il percorso si chiude con un breve racconto inedito, realizzato da Bonvi nel 1995 sempre per il ciclo “Leggende Urbane” e ambientato nella Seconda Guerra Mondiale nel centro di Bologna durante un rastrellamento tedesco. In questo caso i tedeschi non sono le Sturmtruppen ma soldati veri. Da questa storia, nell’estate 2015 è stato tratto il dettaglio del Nettuno utilizzato sulla T-Shirt “Tutti per uno. Nettuno per tutti.”, ideata da Sofia Bonvicini per la campagna di raccolta fondi per il recupero del monumento simbolo di Bologna.
Per chi vuole conoscere meglio l’arte di Bonvi c’è il sito a lui dedicato all’indirizzo www.bonvi.it

Un saluto da Carlo Tovoli!

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A cura di Carlo Tovoli

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