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Al MAST il lavoro è in movimento

A Bologna 14 artisti raccontano in video un mondo che cambia

“Il lavoro è in movimento, e con esso la realtà in cui viviamo (…). Tutto sembra essere in movimento, come se sedessimo sul dorso di una tigre senza avere la più vaga idea di quale sia la destinazione del nostro viaggio”.

La riflessione di Urs Stahel, curatore della photogallery MAST e dell’esposizione “Lavoro in movimento” in corso a Bologna fino al 17 aprile, accompagna la nostra visita alle sale espositive, questa volta immerse nella totale oscurità. E ci fa capire il perché della sua scelta di sostituire alla narrazione fotografica l’immagine in movimento, la videoarte.

Cari ascoltatori, per la prima volta al MAST è l’occhio della videocamera a raccontarci il mondo del lavoro in decine e decine di video di 14 artisti di fama internazionale. Il consiglio è quello di dedicare più di una visita alla mostra che, come sempre, è ad ingresso libero. Lavoro e industria sono i temi filmati in tutti gli angoli del mondo, registrando contraddizioni, cambiamenti, evoluzioni, gesti e segni nelle attività artigianali così come nella produzione di massa, dove il lavoro umano è sostituito dai robot, dall’alta tecnologia, o diventa semplicemente “disumano” quando calpesta la dignità in nome del profitto.

Come nella videoinstallazione di Pieter Hugo del 2010 che ci racconta quello che accade in un’enorme discarica di rifiuti tecnologici nel Ghana. Questi rifiuti sono bruciati per estrarne rame e metalli pregiati. Migliaia e migliaia di ghanesi ci lavorano, ma la loro unica fonte di sopravvivenza è in realtà una macchina della morte che produce fumi e residui tossici. Ipnotico è il video del turco Ali Kazma: una proiezione su sette canali di un giovane impiegato che appone a ritmo frenetico un timbro su un’enorme pila di fogli di carta, e il rumore di quel gesto ripetuto velocemente dà vita a una sorta di produzione “musicale”. Che contrasta con il silenzio quasi assoluto della fabbrica di automobili AUDI, interrotto dalla “danza” orchestrata dei robot. Pare che danzi anche il capomastro delle cave di marmo di Carrara. Lo filma il ravennate Yuri Ancarani: come un direttore d’orchestra dirige con gesti e segni il lavoro degli operai sui picchi delle Apuane.  La tedesca Julika Rudelius nel suo video dedicato ai riti di passaggio esplora il sottile gioco di potere e dipendenza, dominio e sottomissione, che si instaura tra politici influenti e stagisti all’inizio della loro carriera. In un altro suo video osserviamo ragazzi cinesi in un mercato di stoffe che, ripresi, riproducono i gesti e gli atteggiamenti dei protagonisti della pubblicità, alla ricerca del “quarto d’ora di celebrità” promesso dalla società dei consumi.

Le regole del comportamento ritornano in diversi video: c’è quello dei banchieri, in una posizione apparentemente intoccabile. O quello “surreale” del ricco uomo d’affari rifugiatosi in Svizzera. Mentre le operaie di un’ex fabbrica tessile, in un video di Chien-Jen del 2013, ritornano nell’edificio ormai in disuso e simulano le attività che erano abituate a svolgere quotidianamente. Quei loro gesti ci ricordano che ciò che facciamo oggi, domani potrebbe non avere senso. Sembra questa l’unica certezza offerta da un mondo del lavoro in continua evoluzione che, nel bene o nel male, ci obbliga a cambiare.

Tutte le informazioni sul sito www.mast.org.

Un saluto da Carlo Tovoli.

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A cura di Carlo Tovoli

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