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A Reggio Emilia l'Africa di Salgado

Cento immagini raccontano le contraddizioni di un continente

Cari ascoltatori,

oggi siamo a Reggio Emilia, esattamente al Binario 49, un neonato caffè letterario che ha vinto un bando comunale che si proponeva di riqualificare una zona degradata esterna al centro storico, nei pressi della stazione ferroviaria. Dopo nemmeno 5 mesi di vita i due volontari che lo gestiscono, Khadija Lamami e Claudio Melioli, appassionati di fotografia, riescono in quella che poteva sembrare un’impresa disperata, ovvero ospitare una mostra dedicata a Sebastião Salgado, con oltre 100 immagini che documentano 30 anni di lavoro del fotografo, distribuite tra le sale espositive del binario 49 e lo spazio Gerra, nel centro storico di Reggio Emilia.

In particolare si tratta di immagini, alcune inedite, di Africa, un progetto fotografico nato nel 2007 che rende conto dei viaggi dal fotografo tra il 1973 e il 2006 nell’Africa meridionale, nelle Regioni dei Grandi Laghi e nell’area sub-sahariana. Vediamole insieme. All’ingresso ci accoglie una frase di Salgado, che riprende un proverbio brasiliano: “Non c’è male che duri per sempre né bene che non finisca mai. E’ come un’altalena…, dipende dalla spinta che dai”. La ripetiamo scendendo le scale che ci portano alle sale espositive. Qui l’Africa si presenta con tutte le sue contraddizioni, tra guerre tribali e violenze, povertà e catastrofi naturali.

Ma anche sconfinati paesaggi, montagne mozzafiato, pianure, deserti, luoghi di straordinaria biodiversità. Vediamo giovani profughi che si preparano per il ritorno a casa in Mozambico in un campo di transito in Tanzania, nel 1994, e una donna che si è vestita a festa per l’occasione. Poi una vittima di mine antiuomo in un centro ortopedico in Angola nel 1997. Sempre in Angola l’interno di una scuola di quartiere della città di Luena dove ogni scolaro deve portarsi da casa qualcosa su cui sedersi. O il pensoso e tenerissimo bambino soldato con il suo fucile di legno. L’orrore di cadaveri assassinati ammucchiati in Ruanda. E, ancora, gli occhioni spalancati della bambina lavoratrice presso una piantagione di tè in Ruanda, immagine simbolo della mostra. “Sono arrivato a provare la più grande ammirazione per le persone che hanno rischiato tutto, comprese le loro vite, per migliorare la loro sorte” è la frase di Salgado riportata sui muri dello spazio Gerra, altra sede di mostra. Un’immagine fra tutte, la donna disidratata e malnutrita che aspetta il suo turno all’ospedale in Mali.

Difficile restare indifferenti di fronte alla potenza di questo scatto. Interessante è anche la conferenza di Salgado dal titolo “Il dramma silenzioso della fotografia” proiettata nella sala video e disponibile anche sul sito www.ted.com. La folla e la coda ordinata che abbiamo trovato all’ingresso delle due sedi ci conferma che siamo di fronte a un evento imperdibile. La mostra è gratuita e aperta fino al 31 marzo.

Tutte le informazioni sul sito https://b49.it/

Un saluto da Carlo Tovoli

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A cura di Carlo Tovoli