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Maria Teresa Serego Alighieri Gozzadini, una ragazza emancipata

I protagonisti emiliano-romagnoli del Risorgimento

30 agosto 2011

Ancora una storia di donne, cari ascoltatori, per la nostra rubrica sui protagonisti del Risorgimento. Il quale non fu solo faccenda di maschi, ma anche di donne, spesso nobili, che aprirono i loro salotti alle idee innovative e ai patrioti, come Maria Teresa Serego Alighieri, moglie del conte bolognese Giovanni Gozzadini.

Una “splendidissima oscurità”
Nel 1849, la Bologna papalina festeggia il ritorno in città del cardinale legato e dell’esercito austriaco. Nelle dimore nobiliari si accendono tutte le luci in segno di benvenuto e di “gioia” per lo scampato pericolo rivoluzionario. Una sola villa sulle colline rimane immersa nel buio, in quella che verrà definita una “splendidissima oscurità”. E’ la villa in cui vivono i conti Gozzadini: lui, Giovanni, intellettuale e studioso di storia; lei, Maria Teresa, detta Nina, animatrice di uno dei salotti più in vista della città, ma soprattutto patriota fervente.
Nina è nata nel 1812 a Verona e la sua famiglia – i Serego Alighieri – discende dall’autore della Divina Commedia. La madre, Anna da Schio, donna colta e vivace, riceve nel suo salotto personaggi come Vincenzo Monti e Ippolito Pindemonte ed è coinvolta nei primi moti carbonari del 1821. Scriverà più tardi la stessa Nina che nel suo ambiente familiare sentiva parlare di “letteratura, di politica e a bassa voce di patria, ma non di frivolezze”. Il duplice amore per la cultura e per la politica trasmessole dalla madre non la abbandonerà più. Anna muore e Nina, ancora molto giovane, si prende cura della famiglia e della casa, viaggia, affina la sua educazione. E’ in qualche modo una ragazza emancipata sul modello delle “signorine inglesi” di buona famiglia. Camminatrice e amante della montagna, ha anche la passione del ballo, ma ostinatamente rifiuta di concedere anche una sola danza agli ufficiali dell’esercito austriaco. Gli amici la descrivono così: “agile e snella balla perfettamente e con grazia. È di folta bruna e magnifica capigliatura inanellata. I suoi occhi cerulei sono vivacissimi e insieme di un’espressione soave”.

Matrimonio e impegno politico
Nina rifiuta una prima domanda di matrimonio giunta dal cugino Giovanni Gozzadini. Ma il conte bolognese è tenace e nel 1841 Nina accetta di sposarlo e si trasferisce a Bologna. Sarà un matrimonio sereno, il legame di una vita, reso più saldo dai comuni interessi intellettuali e politici. Il primo impatto con la città  è però traumatico: Nina rimpiange Verona, il dialetto, le colline, l’Adige. Riesce comunque  ben presto a integrarsi nell’ambiente bolognese. Perso dolorosamente il primo figlio, ha una bambina, Gozzadina, detta Dina.
Nina è una donna colta, di intelligenza tanto discreta quanto raffinata, e il suo salotto è frequentato da intellettuali e patrioti. Diventa amica di Livio Zambeccari, tornato dalla prigionia in Brasile, dopo aver partecipato insieme a Garibaldi ai moti separatisti del Rio Grande do Sul, frequenta gli ambienti della Giovine Italia, convince il marito a seguirla nel suo impegno patriottico e antiaustriaco.   
I coniugi Gozzadini compiono numerosi viaggi nella penisola. A Napoli, dove soggiornano per alcuni mesi, Nina entra in contatto con i circoli patriottici guidati dai fratelli Carlo e Alessandro Poerio e, colpita dalle condizioni miserevoli in cui versa il popolo della città, scrive un saggio che verrà pubblicato a Parigi sulla rivista Ausonio, diretta da Cristina Trivulzio di Belgioioso. Il saggio riscuote molto successo, ma la sua autrice si acquista la fama di potenziale sovversiva. E’ il 1848 e la prima guerra di indipendenza sta per scoppiare: tornata a Bologna dopo un soggiorno a Roma, Nina si prodiga nella raccolta di fondi per la causa italiana, ospita i volontari, attende con trepidazione la liberazione di Verona. Scrive al fratello Piero :”Quando riceverai questo foglio sarai libero cittadino della nostra libera patria. Questo pensiero mi fa battere il cuore di gioia e mi fa sopportare l’angoscia della presente oppressione in cui vivi…”. Ma la guerra, cominciata sotto i migliori auspici, finisce malamente con la sconfitta di Custoza, l’armistizio Salasco e, l’anno successivo, con la definitiva sconfitta di Novara, mentre la casa della famiglia Serego a Verona diventa sede del quartier generale austriaco. I coniugi Gozzadini si trasferiscono nella villa di Ronzano, sulle colline bolognesi, dove Nina segue con trepidazione le vicende politiche e ospita e aiuta molti rifugiati, tra cui il poeta Aleardo Aleardi, grande amico di gioventù, e lo scrittore e giornalista mazziniano Alberto Mario.              

La passione per l’archeologia
Nel 1853 nella tenuta dei Gozzadini a Villanova di Castenaso, vengono casualmente ritrovati alcuni reperti preistorici. Gli scavi  riportano alla luce una necropoli con un sepolcreto di circa 200 tombe, appartenenti a una cultura fino ad allora sconosciuta in Italia, riferibile a una fase di formazione della civiltà etrusca.  L’ambito culturale che caratterizza i materiali viene chiamato da Gozzadini “villanoviano”, dal nome della località. Nina studia e lavora con entusiasmo a fianco del marito, anche se, con grande modestia, di sé dice: “io sono cultrice di rose di cavoli e d’insalata, e non di scienze. Ho letto i libri che legge mio marito per poter parlare con lui e non essergli di noia nella nostra vita solitaria”. 
Nella villa di Ronzano, Nina continua  a ricevere amici illustri. Tra questi, Giosuè Carducci, Marco Minghetti , Jessie White Mario, il geologo Giovanni Capellini e lo storico tedesco Ferdinand Gregorovius che considera la sua ospite “una delle rare donne d’Italia che si dedicano a studi scientifici”. Nina muore nel 1881. 

(Bibliografia: Giovanni Gozzadini, Maria Teresa di Serego-Allighieri Gozzadini, Bologna, Zanichelli, 1884) 

CITAZIONI

Lettera di Maria Teresa Gozzadini all’amica Caterina Bon Brenzoni 

Bologna, 1853. “Tu che, un dì, mi trovavi sempre indiavolata e ti stancavi della mia energia, mi richiami alla mia vivida e serena fantasia d’un tempo: oh tu non conosci come ella abbia piegato le ali e si nasconda in questa società misurata, in questo consorzio di persone che vivono, sentono, parlano matematicamente! Ove mai una scintilla che risplenda improvvisa e vi scaldi il cuore ed ecciti la mente! Ma silenzio, Cattina, ch’io mi farei lapidare se fossi udita. Io mi sento compressa come il vapore di una macchina, ed invoco una valvola di sicurezza che faccia uscire l’esuberante vitalità. Avrei bisogno di starmene teco e sfogarmi come una volta e senza velo; ma come, quando verrà quel giorno desiderato?”.
(In Giovanni Gozzadini , Maria Teresa di Serego-Allighieri Gozzadini, Bologna, Zanichelli, 1884, p.49)

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Note

A cura di Paola Fedriga e Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

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