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Ada Masotti: una perla di donna

La creatrice del più prezioso marchio italiano di intimo – prima puntata

Care amiche e cari amici di RadioEmiliaRomagna, la protagonista di oggi ha dedicato la sua vita a rendere più comoda l'esistenza delle altre donne e più emozionante quella di chi le ama. Nel 1954 Ada Masotti apriva a Bologna un piccolo laboratorio di corsetteria dal nome ricco di promesse: "La Perla". E in effetti la valigetta foderata di velluto rosso in cui venivano trasportate le prime creazioni ricordava proprio quella dei gioiellieri.

Leggiamo e ascoltiamo insieme la prima parte del ritratto che ad Ada Masotti ha dedicato la scrittrice Alba Piolanti nel libro intitolato Le donne che fecero l'impresa. Nessun pensiero è mai troppo grande. Il volume, che raccoglie gli scritti di diverse autrici, è stato curato nel 2016 da Katia Brentani e Lorena Lusetti per le Edizioni del Loggione.

Una perla di donna

In principio e prima di tutto fu il busto!
Una corazza, un monumento di marmo che costringe le donne fra stecche di balene e lacci da apnea, per esibire un vitino di vespa, glutei e cosce compressi in un meraviglioso broccato. D'altra parte dall'America arrivano immagini di attrici dalle misure perfette: 90-60-90, e guai a non esibirle! Le riviste come "Vogue", "Cosmopolitan"... letture della nuova borghesia italiana uscita dalla seconda guerra, fanno testo, dettano regole, commentano e indirizzano.
Le mogli degli industriali, dei commercianti, dei possidenti, le signore-bene insomma ma anche le impiegate, le segretarie, le telefoniste, nelle città che si stanno ricostruendo, guardano con invidia quei modelli di donne fasciate in abiti costosi. Le grandi sarte italiane a quelle immagini adattano tessuti, colori, accessori, le modiste inventano forme e disegni strampalati per cappelli e copricapi, i produttori di calzature studiano prodotti dai pellami morbidi e dalle fogge accattivanti che si sposino con quegli abiti.
Nasce in America il Prêt-à-porter, e in Italia l'alta moda italiana che la renderà famosa nel mondo. A Firenze, a Palazzo Pitti, si tiene la prima di molte sfilate e manifestazioni. E le sartine sfogliano con interesse e stupore quelle pagine, copiano i modelli, creano e modificano per adattarli ai corpi delle clienti non sempre fatti per accogliere quegli stili.

Le italiane, e in particolare le bolognesi, sono uscite da una guerra che spesso le ha costrette a una dieta forzata o a una alimentazione non certo adeguata alle fatiche, alle angosce, alle ristrettezze del tempo, senza dimenticare le gravidanze, i parti, gli aborti, le malattie. Massaggi, centri benessere, prodotti di bellezza, cure estetiche, sono ancora di là da venire! Seni enormi, pance sformate, cosce pingui, natiche cadenti, giro vita troppo largo? È necessario che qualcuno si occupi del corpo delle donne e intervenga in qualche modo con... un busto, per esempio?
Uno strumento di tortura, quel busto, ma assolutamente necessario per contenere i seni mozzafiato dalle misure straordinarie per cui le bolognesi sono note. D'altra parte si sa, le tre T di Bologna non sono mica casuali! Ma per fortuna c'è l'Ada, la bustaia che conosce bene il corpo delle sue donne e sa come trattarlo senza farlo troppo soffrire. Lo ha imparato fin da ragazzina alla Scuola artigianale di Corsetteria femminile, attiva a Bologna da secoli e nota per la preziosità dell'esecuzione e dei tessuti.
La famosa seta bolognese! Un tesoro che viene dalle campagne circostanti dove i gelsi favoriscono l'allevamento dei piccoli animaletti che producono il prezioso filamento e in città la rete dei corsi d'acqua alimenta i mulini che lo lavorano e tanti piccoli telai lo trasformano in quel tessuto cangiante ricco di mille sfumature. E poi le mani delle donne lo ricamano fino a renderlo gioiello di famiglia e bene di lusso. Un prodotto per le signore danarose della città, belle, prosperose e molto esigenti.
Tante sono le bustaie che all'Aemilia Ars hanno imparato quell'arte, ma l'Ada è la più coraggiosa e la più delicata nel taglio di pizzi e sete leggere come un soffio. Stringe le mani salde sulle forbici e, trattenendo il respiro, si morde le labbra mentre lo sguardo accompagna i lembi di seta che lentamente ricadono da una parte e dall'altra, in un silenzio sacro di preghiera. E quando il varco è aperto nel tessuto, allora l'Ada esce da quello stato di grazia, solleva le palpebre, sospira profondamente e un sorriso aperto le illumina il volto. In quel gesto c'è tutto il suo cuore e l'impronta della sua anima.

«Brava Ada...» e la voce della mamma sarta le risuona ogni volta nella testa come quando lei bambina giocava lì accanto con ritagli di stoffe e rocchetti. Che infanzia serena fra il cicaleccio della Singer, il fruscìo delle sete, il chiacchiericcio delle donne, il battito d'ali dei fogli di carta velina che avvolgevano quei tesori! E Poi: «Ada, mi porti le forbici? E il rocchetto dorato? E gli aghi?». Come si sentiva importante quella bimbetta che frullava sulle scarpette alla bebè e dentro il vestito a palloncino!
Ma una volta tagliato, il tessuto rimarrebbe lì inanimato, incolore, inodore se un pizzo malizioso, un intreccio fatato di fili, un ricamo ammiccante non impreziosissero quel busto, se la creatività dell'Ada non lo rendesse unico per quell'unica donna. «Bisogna trovare un linguaggio elegante e segreto, che parli del mistero femminile, che nasconda quel che di inesplicabile ogni donna tiene chiuso in sé, nel suo intimo. L'Intimo non si chiama così proprio per questo? Non è forse qualcosa che la donna vuole svelare solo a chi ha scelto?».
È un gioco di seduzione silenziosa che vela e svela, veste e sveste, senza volgarità alcuna, e l'Ada lo conosce bene. Per questo lei, ormai padrona delle sue creazioni, desidera gestirle in proprio, perché sa che un capo tutto suo potrebbe esprimere ancora di più la sua sensibilità e parlare intimamente alle donne.

I tempi però sono difficili. La guerra si è portata via tutto, ma lei ha conservato la sua ricchezza nelle mani d'oro. Si tratta di trovare il modo per farla fruttare mettendola al servizio delle donne. Si adopera, si affanna, corre di qua e di là. «Certo sì, è una grande idea, ma come fare?» Bologna è stata sempre una città solidale, la sua gente è abituata a dare una mano quando può. I tempi sono duri e difficili per tutti, ma qualcuno crede nel suo progetto, in lei, nelle sue capacità e soprattutto nella sua serietà. Si fida.
E così una cambiale da un milione di lire l'aiuta ad acquistare due macchine da cucire. E il sogno si fa realtà. Nella sua cucina di via Marsala, con una lavorante, crea capi raffinati che fanno sentire le donne più belle al solo pensiero di indossarli. Ma come renderli più morbidi affinché possano modellare al meglio il corpo e disegnarne l'armonia e la bellezza? L'Ada si guarda intorno, sfoglia quelle riviste: Dior, Coco Chanel, le sorelle Fontana, ma capisce che non le basta; va in giro, ogni tanto sale anche su un aereo per Parigi, prende un treno per Firenze e Milano, studia e crea.
Ha sentito raccontare dei famosi pizzi di Calais che alle corti d'Inghilterra e di Francia hanno conservato i segreti di regine e principesse. «Perché non pensarli per le mie donne? Servono telai speciali? Ebbene, avremo quei telai!».

[continua]

[testo tratto dal libro: "Le donne che fecero l'impresa. Nessun pensiero è mai troppo grande", a cura di Katia Brentani e Lorena Lusetti, Modena, Edizioni del Loggione, 2016. Autrici: Fosca Andraghetti, Katia Brentani, Marta Casarini, Carla Cenacchi Bacchelli, Maria Genovese, Sabrina Leonelli, Lorena Lusetti, Sara Magnoli, Cristina Orlandi, Francesca Panzacchi, Alba Piolanti, Rosalba Scaglioni]

 

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Note

A cura di Vittorio Ferorelli. Lettura di Alessia Del Bianco