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N°83-I PROTAGONISTI DI IERI E DI OGGI

L'Italia piange il giornalista Enzo Biagi.

E´ morto in una tiepida mattina di autunno Enzo Biagi, ultima delle grandi firme del giornalismo italiano che ha attraversato la storia dello scorso secolo. Dopo dieci giorni di ricovero nell´ospedale milanese, avvolto dall´abbraccio delle due figlie Biagi ha lasciato la terra all’età di 87 anni.
Il giornalista nasce il 9 agosto del 1920 in un piccolo paese dell´Appennino tosco-emiliano in provincia di Bologna, Lizzano in Belvedere. Proveniente da una famiglia di umili origini, fin da piccolo coltivava una grande passione per il giornalismo, nata dopo la lettura di "Martin Eden" di Jack London. Dotato di un grande talento nella scrittura, durante le sue scuole medie un suo tema venne segnalato al Pontefice.

Frequenta l´Istituto tecnico Pier Crescenzi di Bologna e qui con altri compagni dà vita ad una piccola rivista studentesca, Il Picchio, che si occupa soprattutto di vita scolastica. Nonostante ciò viene ugualmente soppresso nel giro di pochi mesi dal regime fascista. Una censura che rimase impressa nella mente di Biagi per sempre, e che lo portò in seguito a maturare una forte coscienza antifascista. All´età di diciotto anni inizia a fare sul serio: diviene cronista per il quotidiano Il Resto del Carlino e diventa professionista all´età di ventuno anni, età minima per entrare nell´ordine. La guerra però interrompe la sua attività. Richiamato alle armi, dopo l´8 settembre, per non aderire alla Repubblica di Salò oltrepassa la linea del fronte e si unisce ai gruppi partigiani operanti sulle montagne dell´Appennino. Combatte nella guerra di liberazione con i partigiani della formazione "Giustizia e Libertà" legati al Partito d´Azione. Il 21 aprile del 1945 entra a Bologna con le truppe Alleate e, da cronista, annuncia dai microfoni della radio che la guerra è finita.
Dopo la guerra inizia la grande carriera del giornalista. A Bologna fonda il settimanale "Cronache" e il quotidiano "Cronache sera". La sua fama inizia ad allargarsi. Viene nuovamente assunto al Resto del Carlino come inviato e critico cinematografico. Il primo incarico di prestigio arriva nel 1952 quando, a Milano, gli viene offerta la direzione del settimanale "Epoca", ruolo che ricoprirà fino al 1960. Nel frattempo inizia anche la sua collaborazione con la televisione. L´ingresso definitivo in Rai avviene nel 1961 e durerà fino alla sua morte, nonostante le vicende politiche che lo hanno visto coinvolto negli ultimi anni. Tornando al passato, quando venne chiamato a dirigere il telegiornale della Rai, fu subito accusato di "comunismo" dalla destra e dai socialisti di Giuseppe Saragat. Nel 1962 realizzò "RT- Rotocalco Televisivo", il primo settimanale della televisione italiana, e curò la nascita del telegiornale del secondo canale Rai Le principali trasmissioni televisive condotte e ideate da Biagi sono "Proibito", programma di inchiesta e di attualità sui fatti della settimana; due grandi cicli di inchieste internazionali, "Douce France" del 1978 e "Made in England" del 1980. Dopo lo scandalo della P2 lasciò il Corriere della Sera per La Repubblica, quotidiano che lascerà nel 1988, quando ritornerà al Corriere.

Nel 1982 conduce la prima serie di "Film Dossier", nel 1983 inizia a condurre su Rai Uno "Linea Diretta", uno dei suoi programmi più seguiti, che propone l'approfondimento del fatto della settimana tramite il coinvolgimento dei vari protagonisti. Linea Diretta viene trasmesso fino al 1985. Nei primi anni Novanta, realizza soprattutto trasmissioni tematiche, di grande spessore, come "Che succede all'Est?" (1990), "I dieci comandamenti all'italiana" (1991), "Una storia" (1992, sulla lotta alla mafia). Segue attentamente le vicende di "Mani pulite", con programmi come "Processo al processo su Tangentopoli" (1993) e "Le inchieste di Enzo Biagi" (1993-1994).

Nel 1995 iniziò la trasmissione Il Fatto, un programma di approfondimento dopo il Tg1 sui principali fatti del giorno, di cui Biagi era autore e conduttore. Nel 2004 Il Fatto, che mediamente era seguito da oltre 6 milioni di telespettatori, fu nominato da una giuria di giornalisti il miglior programma giornalistico realizzato nei cinquant'anni della Rai. Famose resteranno le interviste a Marcello Mastroianni, a Sofia Loren, a Indro Montanelli e le due realizzate a Roberto Benigni, l'ultima delle quali nel 2001, in piena campagna elettorale: il comico toscano, inevitabilmente, parlò di Silvio Berlusconi e della sua candidatura, commentando a modo suo il conflitto d'interessi e il contratto con gli italiani. L'intervista scatenò roventi polemiche contro Benigni e contro Biagi. Con il cosiddetto “editto “bulgaro”, Berlusconi che ne chiede l’allontanamento.

Con Biagi se ne va un pezzo di storia italiana. I funerali si sono svolti a Pianaccio nel bolognese, suo luogo natale.

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