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Le sorelle Fontana

Giovanna, Zoe e Micol: tre regine nel regno della sartoria.

[Per la realizzazione di questa puntata un ringraziamento particolare va a Nicola Misani: il testo è tratto ed elaborato dalla scheda da lui scritta per l’“Enciclopedia delle donne”: www.enciclopediadelledonne.it/biografie/giovanna-micol-zoe-fontana/]

Care amiche e cari amici di RadioEmiliaRomagna, le protagoniste di oggi sono tre sorelle emiliane che hanno fatto del loro gusto, della loro coesione, e dei loro talenti, un marchio ammirato nel mondo.

Zoe, Micol e Giovanna Fontana nascono a Traversetolo, vicino Parma, tra il 1911 e il 1915. Apprendono l’arte della sartoria dalla madre, Amabile, che gestisce un piccolo laboratorio ereditato dalla nonna. Dopo viaggi di istruzione a Milano e Parigi, la sorella maggiore, Zoe, si stabilisce a Roma, dove è apprendista presso la sartoria Zecca. Radunati i primi risparmi, Zoe si fa raggiungere dalle sorelle. Micol trova un posto presso un’altra sartoria, Giovanna lavora in casa. Nelle ore sottratte al sonno, le tre sperimentano le loro creazioni, che propongono alle inquiline del palazzo in cui abitano.
Grazie al passaparola, la clientela si allarga alle signore dell’aristocrazia romana. Così, nel 1943, le sorelle aprono un atelier in via San Sebastianello. Dopo la fine della guerra, Roma è invasa dai produttori cinematografici americani e diventa uno dei ritrovi del jet set internazionale. Per le sartorie è una grande opportunità, ma per le Fontana, nel pieno della giovinezza, vuol dire un lungo periodo di rinunce e di immersione totale nel lavoro.

La fama arriva nel 1949, quando le sorelle disegnano l’abito nuziale di Linda Christian, che a Roma sposa l’attore hollywoodiano Tyrone Power. Un abito che appare sulle riviste patinate più chic del mondo. Da quel momento, sposarsi con un vestito delle Fontana sarà il sogno di molte giovani italiane dell’era del boom e gli abiti nuziali rimarranno un cavallo di battaglia della maison.
Negli anni Cinquanta le sorelle si impongono definitivamente, proponendo uno stile sobrio e portabile, in cui combinano sapienza artigianale ed estro creativo. I tessuti stampati, il recupero della tradizione rinascimentale e alcuni tratti destinati a diventare classici, come il corpetto aderente con gonna a ruota: sono questi i loro segni di riconoscimento.
La nuova sede della maison, a Piazza di Spagna, è frequentata da celebrità come Audrey Hepburn, Grace Kelly e Jacqueline Kennedy. Le sorelle Fontana sono invitate a disegnare gli abiti delle attrici nei film americani. Per Ava Gardner creano il celebre “pretino”, un abito dal taglio talare piuttosto seducente. Lo stesso che poi sarà indossato anche da Anita Ekberg nella Dolce Vita.

Al successo del marchio contribuisce senzaltro il legame stretto tra le sorelle, un sodalizio di stampo tipicamente emiliano. Giovanna è la manager, che si occupa dei numeri, pianifica le collezioni e cura la formazione delle apprendiste. Zoe è la creatrice, quella che fiuta le tendenze. Micol è “il piccione”, come la chiamano in famiglia: è lei che viaggia in tutto il mondo per proporre le creazioni della casa.
Nel 1951 disegnano la loro prima collezione prêt-à-porter, che presentano nella storica sfilata di Palazzo Pitti a Firenze: è l’esordio della moda pronta italiana sulla scena internazionale, fino ad allora dominata da Parigi e dal new look di Christian Dior. La collezione Fontana seduce il pubblico e si assicura gli ordini dei compratori americani.
Negli anni Sessanta la maison avrà una fabbrica dedicata alle collezioni prêt-à-porter e agli accessori. Le hostess dell’Alitalia e delle Nazioni Unite vestono divise “Fontana”. Nel 1972, infine, dopo una vita di lavoro intenso, le sorelle si ritirano. Sei anni dopo muore Zoe. Nel 1994, dopo che il marchio creato dalle sorelle è stato ceduto a un gruppo finanziario, nasce la Fondazione Micol Fontana, che custodisce l’archivio storico dei modelli e una selezione delle loro creazioni.

Qualche anno fa, le tre sorelle di Traversetolo sono state celebrate da uno sceneggiato televisivo che mescolava la storia della maison con ricostruzioni romanzate degli amori vissute dalle protagoniste. «Noi non eravamo così belle!», dichiara Micol, novantottenne, ultima del trio ancora in vita. Per lei la fiction inventa un po’ troppo: «Io per novant’anni ho solo lavorato, cominciai che ne avevo sette. E loro, per rendere la cosa più interessante, hanno dovuto per forza metterci dell’altro».
 

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Note

A cura di Vittorio Ferorelli