Pirro Cuniberti è nato a Padulle di Sala Bolognese nel
Partono di qui i primi lavori maturi: grumi di spazio e di vento, incastri di segni e di macchie che cercano, al centro della pagina disegnata o dipinta, un nucleo d’energia, un cuore ansioso, un gorgo, un precipizio. Ma quello di Cuniberti è un mondo dolcissimo, di segni e sfumature, di ricordi e immagini, tracce e cicatrici, grumi leggeri e trasparenze. Al di là dell’informale, c’è in Pirro una specie d’inclinazione lirica, una grazia ricercata che traspare in ogni tappa del suo percorso artistico.
Ecco cosa ha scritto nel 2000: “Segni duri, segni morbidi sfumati, segni che racchiudono forme nitide, segni che alludono, segni sgranati, segni da brivido…”.
Con la mostra “Dalle cronache del mio orto”, aperta a Longiano, in provincia di Cesena, fino al 2 luglio 2006, Pirro Cuniberti torna in Romagna dopo l’antologica alla Loggetta Lombardesca di Ravenna del 1998. Composta da 80 disegni, otto tecniche miste e un libro d’arte, la mostra mette in evidenza la straordinaria figura di questo artista che espone a Londra, a Berlino, in tutto il mondo, e che, come ha scritto un critico, distilla sottigliezze “con la cura di un aceto balsamico”.
Elencando una volta i possibili “soggetti da realizzare”, Cuniberti annotò, fra gli altri, i “dialoghi fra bruchi su di una mensola ben progettata”, poi i “giochi del vento su di un crinale e i suoi rapporti con un polo rosso e un albero solitario”, quindi i “difficili dialoghi tra due nubi e un aeroporto”: come dire che tutto, se privato della sua altezzosa pretesa di significare razionalmente, e ridotto ad una polvere di “segni inutili” che cercano i loro possibili compagni d’avventura, tutto può fare poesia. E’ questa la bellezza dei disegni, della poesia e dell’arte di questo splendido ottantenne.
Intervista a Pirro Cuniberti