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17 Maggio 2006 | Mostre

N°12-ARTI MUSICA E SPETTACOLO

Da de Pisis a Pollock: arte in regione

Sono mesi intensi per l’arte in Emilia Romagna. Le mostre fioriscono un po’ come gli alberi che colorano coi toni più belli i nostri campi e le nostre colline.

Tante mostre dicevamo, vediamo di riuscire a dare un’idea un po’ di tutte in poche parole. Partiamo da Ferrara, città in regione capofila per l’arte, soprattutto moderna e dove, fino al 4 giugno, a Palazzo dei Diamanti sarà allestita “De Pisis a Ferrara”.


La mostra è un omaggio che la città vuole fare al suo artista (De Pisis è nato proprio nella città estense nel 1896), in occasione del cinquantesimo della morte. Quarantanove olii e centoundici opere su carta che provengono dalla ricca collezione della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea. Una rassegna che copre l’intera evoluzione artistica di De Pisis, da Passeri del 1908, al salto di qualità compiuto nel biennio 1924-25, quando l’artista prende le distanze dal mito della “bella pittura” di tradizione ottocentesca. Il trasferimento a Parigi, nella primavera del 1925, è segnato dalla personalissima rivisitazione della pittura metafisica, conosciuta negli anni ferraresi quando nacque la sua amicizia con De Chirico. Di quegli anni la nascita di un nuovo inconfondibile genere di veduta, La Coupole, e di natura morta, I pesci marci, entrambi frutto della «cenere di un fuoco»: quello che si accende, subitaneo, quando si incontrano il cuore del poeta e l’anima delle cose. La mostra si conclude con l’ultima straordinaria stagione del suo lavoro, quando il pittore della vita si trasforma nel poeta della morte e per esprimere sulla tela questa emozione estrema prosciuga la sua febbrile «stenografia pittorica» e costruisce un’inedita sintassi figurativa ridotta all’essenziale. È in clinica, a Villa Fiorita, che matura appieno l’ultima fase della sua pittura. È l’anno 1950. «Ora sto molto meglio e dipingo come un Angelo», scrive De Pisis a Comisso nella tarda primavera. Fu forse in quei giorni che l’artista trovò la forza di schiarire la sua tavolozza e infondere un estremo palpito di vita ai suoi soggetti, a testimonianza le commoventi Rose bianche e anche la splendida, intensissima, Rosa nella bottiglia.


De Pisis a Ferrara, Palazzo dei Diamanti, fino al 4 giugno. Informazioni su: www.studioesseci.net



E’ vero che Ferrara, con le sue mostre nella splendida sede di Palazzo dei Diamanti detiene ancora il titolo di capofila dell’arte in regione ma ci sono realtà che stanno crescendo e affermandosi. Parliamo di Modena dove la fruttusoa collaborazione con la Fondazione Guggenheim di Venezia ha portato splendide mostre non ultima quella sull’Informale europeo che si è appena conclusa e Ravenna che pare raccogliere quel testimone per proporre un’altra interessantissima mostra che parte da Turner per passare con Monet e chiudersi proprio sull’Informale del grande Pollock.


Si intitola “Turner Monet Pollock, dal Romanticismo all’Informale Omaggio a Francesco Arcangeli” la mostra allestita fino al 23 luglio negli spazi della rinascimentale Loggetta Lombardesca.


Questo appuntamento si pone come ideale proseguimento e conclusione di un ciclo iniziato con la mostra “Da Renoir a de Staël. Roberto Longhi e il moderno”, che ripercorre la storia dell’arte seguendo i passi dei critici. In questo caso, l’omaggio viene fatto ad Arcangeli, con una mostra che prende le fila dai tre artisti che il critico considera le pietre miliari di una visione romantica della storia dell’arte contemporanea.
 L’esposizione prende avvio dai romantici inglesi, in particolare Turner e Constable a cui seguono alcune figure primarie della pittura francese, Corot e soprattutto Courbet, ritenuto una pietra miliare nell’Ottocento per un nuovo pensiero della ‘natura’ che Arcangeli ha analizzato nei suoi sviluppi moderni, e che trova nell’impressionismo nel pur diverso ruolo svolto da Cézanne, Renoir, Sisley e Monet, un passaggio decisivo.


L’Ottocento italiano è rappresentato da alcuni nomi di primo piano, da Fontanesi ai macchiaioli Fattori,  Lega e Segantini.
Anche per la prima metà del Novecento la mostra insiste su alcuni artisti cari al critico, in particolare Klee, Soutine, Permeke, gli italiani Carrà, De Pisis e soprattutto il bolognese Morandi. L’informale, che ha caratterizzato la scena artistica internazionale dal secondo dopoguerra agli anni cinquanta, rappresentò per Arcangeli la condizione in cui arte ed esistenza risultavano inscindibili: protagonisti furono, in primo luogo, Wols, Fautrier, Dubuffet, de Staël, De Kooning, Kline e, soprattutto, Pollock – vero culmine del lavoro critico di Arcangeli lungo il filo rosso di un percorso modernamente romantico – oltre agli italiani Burri, Leoncillo e agli ‘ultimi naturalisti’ Morlotti, Mandelli, Moreni, Vacchi, Bendini, Romiti, per citare i più vicini al grande studioso.
Una grande mostra davvero da non perdere.


Ripetiamo fino al 23 luglio, Turner Monet Pollock alla Loggetta Lombardesca di Ravenna. Per informazioni www.studiopesci.it


E chiudiamo questo excursus tra le mostre della regione con due segnalazioni in breve: presso il Museo di S.Francesco a San Marino nella repubblica di San Marino fino al 18 giugno sarà allestita la mostra Romagna futurista, una mostra sul futurismo nel nome di Francesco Boccioni.


Si intitola SS9, il primo appuntamento di Strade BluArte promosso dalla Provincia di Bologna, dal nome della famosa via Emilia lungo la quale sono dislocate le sedi della mostra, che indaga un particolare linguaggio del contemporaneo attraverso i lavori di un gruppo di giovani artisti. Si tratta di Cristian Chironi, Flavio De Marco, Flavio Favelli, Andrea Galvani, Andrea Nacciarriti, Sara Rossi, Alessandra Spranzi, Davide Tranchina che esporranno fino al 28 maggio presso la Galleria d’Arte Moderna di Bologna, la Galleria d’Arte Contemporanea di Castel San Pietro, il Cassero di Castel San Pietro e il Museo di San Domenico di Imola

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