Adieu, Serge. Se n’è andato, l’estate del 2004, l’attore e cantante Serge Reggiani, suscitando un profondo cordoglio in Francia, in Italia e in particolare a Reggio Emilia, la sua città natale. Il sindaco Graziano Delrio, in nome dell’amministrazione comunale, ha ricordato la sua figura di chansonnier e attore di rilievo internazionale, interprete di indimenticabili film, di testi teatrali e canzoni d’autore a partire da L’Italien, il suo inno, con il quale aprì, la sera del 28 agosto 1997, un memorabile concerto a Reggio Emilia in occasione della Festa nazionale de l’Unità.
Musica: Serge Reggiani, L’italien
Serge Reggiani era nato il 2 maggio
Musica: Serge Reggiani, Le petit garcon
Fin da giovanissimo fu attratto dal mondo dello spettacolo: studente al Conservatorio, nel 1940 debuttò come attore di teatro ne Le Loup garou di Vitrac, evidenziando subito un grande temperamento drammatico. A dargli notorietà fu però il cinema, che trovò in lui un interprete sensibile e preparato. I suoi personaggi asciutti, romantici, tormentati e malinconici, lasciarono il segno nel pubblico. Le Voyageur de la Toussaint del 1942, fu la sua prima apparizione, cui seguì l’anno successivo, nella Parigi occupata dai tedeschi, Evasione di Claude Autant-Lara. Poi, guidato dai migliori registi, nel periodo d’oro del cinema francese postbellico interpretò diverse pellicole memorabili, da Mentre Parigi dorme (1946) di Marcel Carné a Casco d’oro (1952) di Becker, da Tutti a casa (1960) di Comencini a Tre amici, le mogli e (affettuosamente) le altre (1974) di Claude Sautet. Il grande Luchino Visconti lo volle per una parte minore nel Gattopardo. Lavorò anche con Ferreri in Non toccare la donna bianca, con ne La terrazza, con Carax in Rosso sangue, con Anghelopulos ne Il Volo dove ha lasciato una struggente interpretazione e con Lelouch in Ci sono dei giorni e delle lune, del 1990.
Musica: Serge Reggiani, Ma libertè
L‘altra passione di Serge Reggiani fu
Il suo eclettismo artistico non si limitò al mondo dello spettacolo: negli ultimi dieci anni Reggiani si era appassionato alla pittura, sia come espressione personale che come mecenate di giovani artisti. Recentemente era tornato alla ribalta con la pubblicazione di un libro, Les adieux differés, e con una serie di concerti.
Si racconta che la molla per intraprendere la carriera artistica venne da una signora, che al giovane Serge, dopo uno shampoo mal riuscito (i Reggiani dalla Normandia si erano trasferiti a Parigi dove avevano aperto un negozio di parrucchiere), sbottò: “Giovanotto, farebbe meglio a cambiare mestiere!”.
Reggiani era uno degli ultimi grandi italiani di Francia, un rital – secondo la fortunata definizione dello scrittore, anche lui emiliano, François Cavanna – come il toscano Yves Montand-Livi, il parmigiano Lino Ventura, il napoletano Coluche-Colucci.