27 gennaio 2012
Cari ascoltatori torniamo oggi a Forlì, per una mostra molto interessante che pone il fuoco su uno degli scultori più importanti del primo Novecento, Adolfo Wildt, il titolo è appunto: Wildt. L’anima e le forme da Michelangelo a Klimt. Era tempo che si dedicasse un evento importante a questo maestro dell’arte plastica, artista colto e raffinato sotto il cui insegnamento si son formati artisti importanti come Lucio Fontana e Fausto Melotti.
Adolfo Wildt, nato a Milano da una poverissima famiglia svizzera e qui morto nel 1931, è veramente un genio dimenticato e la grande mostra che Forlì gli dedica al San Domenico (dal 28 gennaio al 17 giugno) per iniziativa della locale Fondazione Cassa dei Risparmi e del Comune, ha il compito di sollevare il velo dalle sue opere. L’allestimento è a cura di Fernando Mazzocca e Paola Mola affiancati da un comitato scientifico presieduto da Antonio Paolucci.
Nel percorso al San Domenico, allestito dal parigino Wilmotte et Associès e dallo Studio Lucchi e Biserni, la grande arte di Wildt sarà messa a confronto con i capolavori di maestri del passato che per lui furono sicure fonti di ispirazione. Da Fidia a Cosmè Tura, Antonello da Messina, Dürer, Pisanello, Bramante, Michelangelo, Bramantino, Bronzino, Bambagia, Bernini, Canova, e con i moderni con cui si è originalmente confrontato: Previati, Mazzocutelli, Rodin, Klimt, De Chirico, Morandi, Casorati e naturalmente gli allievi, Fontana, Melotti. Ma anche con artisti come Klimt che a lui si ispirarono. Insomma la più grande retrospettiva mai realizzata su Wildt ma anche una sequenza di capolavori scelti come confronto, quasi due mostre in una, quindi.
Ma torniamo all’artista. La sua incredibile eccellenza tecnica e lo straordinario eclettismo furono attaccati sia dai conservatori, che non lo vedevano allineato per i contenuti, ancora pervasi dal Simbolismo, e per le scelte formali caratterizzate da richiami gotici ed espressionisti estranei alla tradizione mediterranea e all’arte di regime, sia dai sostenitori del moderno che mettevano in discussione la sua fedeltà alla figura, la vocazione monumentale, il continuo dialogo con i grandi scultori e pittori del passato, e la predilezione della scultura come esaltazione della tecnica e del materiale tradizionalmente privilegiato, il marmo, che lui sapeva rendere con effetti sorprendenti sino alla più elevata purificazione dell’immagine.
Partendo dall’eccezionale nucleo di opere conservate a Forlì, dovute al mecenatismo della famiglia Paulucci di Calboli, protagonista della storia della città e della storia nazionale, e grazie alla disponibilità dell’Archivio Scheiwiller (il grande editore milanese che per via familiare ha ereditato molte opere e materiali di Wildt), è stato possibile radunare una serie di straordinari capolavori di Wildt e ricostruire il percorso più completo della sua produzione sia scultorea sia grafica.
Nell’ambito del Progetto Novecento, segnaliamo che alla mostra Wildt. L’anima e le forme da Michelangelo a Klimt, sono collegate altre esposizioni sul territorio: a Faenza, al MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche, La ceramica nell’età di Wildt, a Cervia, ai Magazzini del Sale, Giuseppe Palanti. La pittura, l’urbanistica. La pubblicità da Milano a Milano Marittima, e a Predappio, nella Casa Natale di Mussolini, due mostre in successione: Archivio del Novecento. Marisa Mori, donna e artista del ‘900, il talento e il coraggio” e Renato Bertelli, la parentesi futurista.
Per informazioni e prenotazioni: www.mostrawildt.it;
visite guidate e laboratori: tel. 02.43353520 servizi@civita.it